Enuresi notturna nei bambini: quando e perché i bambini fanno la pipì a letto?

Svegliarsi la mattina e trovare il proprio bambino che ha bagnato il letto è la tipica manifestazione di quella che viene chiamata enuresi notturna: una problematica che si riscontra con più frequenza nei bambini

 Cosa si intende per enuresi notturna?

Il bambino che soffre di enuresi non è in grado di percepire e controllare correttamente lo stimolo minzionale e di conseguenza manifesta una perdita di urina involontaria che avviene durante il riposo notturno.

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L’enuresi, infatti, può essere:

  • notturna, quando il fenomeno è contestualizzato nelle ore serali del riposo;
  • diurna, quando interessa le ore del giorno;
  • mista, se le riguarda entrambe.

La classificazione include anche una distinzione fra:

  • enuresi primaria, se il soggetto non ha mai raggiunto il controllo della continenza vescicale;
  • enuresi secondaria, se si presenta a seguito dell’aver acquisito il controllo vescicale.

I sintomi dell’enuresi notturna

Per essere classificato come tale, il disturbo dell’enuresi deve verificarsi con frequenza ripetuta e protratta: 2 o più volte a settimana e per almeno 3 mesi.

Una distinzione che va fatta, inoltre, è fra:

  • l’enuresi monosintomatica: la forma che non presenta altri sintomi;
  • enuresi polisintomatica, la forma accompagnata da una sintomatologia che può comprendere: necessità di urinare con frequenza ed urgenza; combinazione con incontinenza fecale o stipsi (l’intestino pieno va a diminuire, infatti, la capienza della vescica).

Le cause

  • fisiologico;
  • neurologico;
  • ormonale.

Inoltre anche l’aspetto psicologico gioca un ruolo importante, in particolare nelle forme secondarie.

A titolo riepilogativo ed esemplificativo, si possono individuare le seguenti cause del disturbo:

  • familiarità: se uno o più dei propri familiari hanno sofferto o soffrono di enuresi spesso vi è la tendenza a sviluppare il disturbo;
  • problematiche emotive e/o psicologiche quali ad esempio ansia, stress;
  • disturbi del sonno: difficoltà a svegliarsi in alcune fasi del sonno per rispondere allo stimolo urinario; sonno di cattiva qualità che può comprendere anche la presenza di apnee notturne causate da ipertrofia adenoidea (un aumento delle dimensioni delle adenoidi che può causare ostruzione alle vie respiratorie, ndr);
  • poliuria: ovverosia un’anomala ed eccessiva produzione di urine;
  • ritardato sviluppo dei meccanismi di regolazione della diuresi come disturbi endocrini che possono determinare una carenza dell’ormone antidiuretico vasopressina (o ADH) che fa sì che normalmente durante il sonno la quantità di urina prodotta sia molto più ridotta rispetto al giorno;
  • incompleto o ritardato sviluppo della vescica e delle sue capacità contenitive;
  • disfunzioni anatomico-funzionali del tratto urinario;
  • infezioni delle vie urinarie;
  • vescica iperattiva;
  • problematiche e/o patologie a livello del sistema nervoso e muscolare;
  • diabete mellito;

Quando consultare il medico

L’enuresi notturna può considerarsi un fenomeno normale fino ai 5 anni di età: periodo in cui i bambini possono non avere ancora raggiunto una completa autonomia e padronanza della continenza urinaria.

Nel caso di persistenza oltre tale età, un controllo medico si rende necessario per escludere altre problematiche sottostanti e per permettere di impostare la terapia più appropriata.

La diagnosi di enuresi notturna

Oltre all’esame obiettivo, tramite cui il medico ha modo di valutare la regione lombo-sacrale, l’area genitale e addominale del bambino, possono essere prescritte delle semplici analisi di laboratorio delle urine e del sangue, in grado di diagnosticare patologie come ad esempio infezioni, diabete, deficit endocrini.

Completa, inoltre, il normale percorso diagnostico, l’esecuzione di un’ecografia dell’apparato urinario, con la finalità di escludere anomalie anatomiche o un incompleto svuotamento vescicale.

Solamente quando, a seguito dell’ecografia, si ipotizza una problematica anatomica e/o funzionale possono essere prescritte anche delle indagini più specifiche come esami urodinamici (invasivi e non), che possono valutare la funzionalità urinaria e la presenza di eventuali anomalie (uroflussometria, cistometria, studio residuo vescicale etc.)

Generalmente, inoltre, viene realizzato un diario per registrare le abitudini minzionali del bambino affetto da enuresi nel quale paziente e genitori vanno ad annotare per alcuni giorni:

  • orario delle minzioni;
  • volume delle minzioni (tramite l’ausilio di contenitori o peso del pannolino);
  • sintomi associati come perdite urinarie od urgenza minzionale;
  • quantità di liquidi assunti.

Le conseguenze 

L’enuresi notturna è una problematica che in età infantile nella maggioranza dei casi non è determinata da particolari problematiche patologiche e che tende a risolversi da sola nel corso dell’infanzia: solo una minima percentuale dei pazienti rimane enuretica anche dopo l’adolescenza.

Non va mai tralasciato l’aspetto psicologico-emotivo di questo disturbo, in quanto l’enuresi notturna può avere effetti negativi a livello di autostima; innescare depressione e scoraggiamento nei piccoli pazienti che ne sono affetti e nei loro familiari.

I rimedi all’enuresi notturna variano a seconda delle cause scatenanti, siano esse psicologiche e/o fisiche

Se, ad esempio, al bambino che ne è affetto viene diagnosticato il diabete, occorrerà agire su di questo con un’opportuna terapia, così come, invece, può capitare che venga individuata una stipsi, che andando a ridurre lo spazio della vescica, andrà a richiedere a un’alimentazione differente etc.

Alcuni accorgimenti contro l’enuresi notturna che possono essere indicati in via generale sono:

  • mantenere un’adeguata idratazione durante l’arco della giornata, con l’attenzione ad una riduzione nelle ore serali, evitando anche il consumo di bevande e cibi eccitanti (caffeina, tè, cioccolato);
  • evitare l’assunzione a cena di cibi particolarmente ricchi di liquidi, sale e zucchero: seguire un’alimentazione equilibrata ma limitare il consumo di minestroni e passati di verdure durante il pasto serale, evitando anche latte e derivati per l’elevato apporto di calcio e alimenti con contenenti molti zuccheri (es. dolci, caramelle) e sale (salumi, acciughe etc.)
  • dedicarsi alle funzioni corporali (minzione ed evacuazione) con regolarità durante la giornata e soprattutto prima di andare a dormire.

Le nuove tecnologie, poi, forniscono un ulteriore e prezioso aiuto, in quanto alcuni dispositivi di ultima generazione (allarme notturno per enuresi), dotati di appositi sensori, consentono di rilevare nelle lenzuola o nella biancheria intima la perdita di urina, emettendo un segnale acustico che va a svegliare il soggetto affinché si rechi in bagno.

Questi dispositivi sono particolarmente utili perché attuano anche un processo di condizionamento psicologico a livello inconscio.

Farmaci contro l’enuresi notturna

Nel caso in cui, invece, il medico specialista abbia necessità di prescrivere una terapia farmacologica contro l’enuresi possono essere indicati vari farmaci tra i quali i più comunemente usati nel bambino sono:

  • desmopressina: la forma sintetica dell’ormone antidiuretico vasopressina (o ADH) che, assunto per via orale (compresse sub-linguali), va ad integrare la sua incompleta o mancata produzione da parte dell’organismo, inducendo il corpo a produrre meno urina nella fase notturna;
  • anti-colinergici, cioè farmaci che vanno a limitare o impedire a livello del sistema nervoso l’attività dei ricettori del neurotrasmettitore acetilicolina, andando ad agire sulla muscolatura della vescica, favorendone il ‘rilassamento’ (ossibutina cloridrato) ed aumentandone la capacità.

Parola d’ordine ‘comprensione’

È fondamentale attuare un comportamento comprensivo nei confronti dei bambini che soffrono di enuresi notturna in quanto, specialmente nella forma primaria, non vi è volontarietà del gesto.

Un rimprovero ad un bimbo per aver bagnato il letto, ad esempio, può essere da questi associato all’evento in maniera traumatica, determinando imbarazzo e mortificazione che possono rendere il carico psicologico ed emotivo legato all’enuresi ancora più importante.

È bene ricordare a sé stessi o ai propri figli, con positività e tranquillità, che si tratta di una patologia ben definita e che, come tale, vi è la possibilità di risalire alle cause scatenanti e di trovare una soluzione.

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Fonte dell’articolo:

GSD

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