Il 118 è davvero senza medici e infermieri? Ecco perché il SIS118 ha lanciato l’allarme

SIS118 lancia l'allarme grazie al presidente Mario Balzanelli: ma perché proprio adesso?

ROMA – Il sistema 118 italiano si basa da decenni sulla figura del volontario soccorritore, non è una novità. Per questo motivo l’appello del Presidente della SIS118 Mario Balzanelli ha generato un po’ di perplessità nel mondo degli operatori, e qualche malumore.  Ma c’è un motivo preciso per cui questo appello è stato lanciato: negli ultimi anni sono iniziate una serie di rivoluzioni che possono mettere a repentaglio l’equilibrio che ha finora garantito un sistema di emergenza funzionale, seppur indietro di decenni rispetto a ciò che si vede in Europa.

Mentre nel resto del continente si hanno servizi pubblici e privati che si basano sulle figure del paramedico, dell’infermiere di area critica, del soccorritore diplomato e del Medico dell’emergenza territoriale e tante altre figure specialistiche, nel nostro paese la figura del paramedico non esiste, il soccorritore diplomato neppure, l’infermiere di area critica si trova bloccato (se non boicottato) nello svolgimento delle sue mansioni per mancanza di protocolli o per protocolli troppo restrittivi, e il medico dell’emergenza territoriale 118 viene troppo spesso tenuto fuori dal sistema dell’emergenza pre-ospedaliera, dovre potrebbe dare maggiori contributi ai casi più complessi. A tutto ciò, si aggiunge l’utilizzo del volontario che deve essere formato e organizzato. Parliamo di una persona che non dovrebbe fare il soccorso come primo lavoro, ma come riempitivo rispetto ad una attività professionale che gli permette di sopravvivere. Quando ciò non avviene, si rientra direttamente nel lavoro nero, rimborsato a forfait da amministrazioni che hanno deciso di mettere davanti alla salute dei cittadini il tornaconto economico di bilancio.

Abbiamo visto tanti casi in cui le discussioni sono diventate infuocate, ma nelle quali poi non si è risolto nulla: il Molise da due anni da rimborsi formettari tramite l’ASREM ai soccorritori, che per 12 ore di turno prendono 51,48 euro.

Abbiamo visto il caso di ARES Lazio, dove il volontariato andrà a sostituire una società nell’area di Viterbo, e dove è scattata una querelle sui giornali per 250 posti di lavoro che scompariranno. Nessuna sa ancora come andrà a finire la vicenda, ma è quantomeno strano che le amministrazioni di tutta Italia non tengano mai conto delle clausole sociali per la salvaguardia dei posti di lavoro. Non stiamo parlando di una situazione straordinaria, ma di una norma che obbliga il beneficiario di un bando pubblico a “promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato in precedenza” (art. 50 codice degli appalti).

Abbiamo visto i metodi con cui in alcune realtà è stato applicato il numero unico per le emergenze: un sistema estremamente importante e performante che però deve seguire determinati dettami affinché diventi un sistema funzionale come quelli oggi presenti in Repubblica Ceca, in Ungheria, in Olanda o – restando in Italia – in Lombardia.

Ma questa è solo la punta di un iceberg molto più grande e grave: protocolli bloccati per la gestione da parte degli infermieri dei casi critici e della somministrazione dei farmaci, situazioni in cui l’amministrazione pubblica suggerisce agli operatori delle centrali 118 di far alzare in volo il meno possibile gli elicotteri HEMS perché “è una spesa”, battaglie fratricide fra associazioni e corpi dello Stato su competenze e su situazioni sindacali ai limiti della tollerabilità, se si pensa che alla fine l’unico obiettivo è quello di salvare la vita di un essere umano.

Mentre la politica Italiana procede a tarallucci e vino su molti fronti, su alcuni la risposta è assoluta: ed è il silenzio. Nessuno infatti vuole prendersi la responsabilità di riformare il Servizio Sanitario Nazionale in un’ottica unitaria, con competenze e sistemi di gestione e validazione della presenza professionale sul territorio univoci. Oggi – salvo rare eccezioni – non ci sono medici per coprire una postazione ALS ogni 60.000 abitanti. Non ci sono a Milano come non ci sono a Palermo. Ci sono sicuramente alcune piccole aree dove questa proporzione è rispettata, ma ce ne sono altre in cui il ruolo del medico è ultra-sfruttato.

L’appello della SIS118 è comprensibile e corretto: c’è bisogno da troppo tempo di mettere mano all’organizzazione del sistema di emergenza extra-ospedaliera, e bisogna farlo con la collaborazione di tutti gli attori che operano in questo settore. Medici, infermieri, autisti soccorritori, volontari, amministratori delle ASL e, se possibile, associazioni di tutela dei cittadini. Si, perché bisogna anche far capire ai cittadini che non si può avere tutto e subito, che non sempre è necessario avere il medico sul ciglio del letto, che spesso basta la competenza avanzata di un infermiere e a volte basta soltanto la capacità – formata e controllata – dei volontari soccorritori.

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