Il soccorritore e i casi di bambini sottoposti a violenza

Bibbiano è oggi al centro dell’attenzione mediatica. Mentre si svolgono le indagini, è utile per il soccorritore ricordarsi come datare segni di violenza, riconoscere comportamenti omertosi e gestire le informazioni nel migliore dei modi, per evitare allarmismi ingiustificati o coperture di eventi drammatici.

La storia dei bambini di Bibbiano è, oggi, al centro del dibattito politico e civile. Le indagini sui casi di maltrattamenti di minori, con accuse di lesioni gravissime, violenze private, tentate estersioni, pecultato d’uso, depitaggio, abuso d’ufficio e falso sono state emesse a carico di 27 persone, coinvolte in vari gradi secondo la Procura di Reggio Emilia in un giro di affidi che hanno allontanato in modo ingiustificato i bambini dai propri reali genitori.

Bisogna sempre tenere a mente che tutte le accuse devono ancora essere confermate, nessun processo è ancora iniziato, e gli incartamenti sono al vaglio del Tribunale di Reggio Emilia, con il GIP che dovrà convalidare gli arresti e portare tutta la vicenda a processo. Nel frattempo, anche per capire la difficoltà nell’individuare e definire situazioni spesso border line, con intrecci estremamente complessi fra area psicologica, psichiatrica, servizi sociali e legami famigliari, il soccorritore può formarsi per inquadrare nel modo più chiaro possibile una situazione ed affrontarla, anche a livello comunicativo con la Centrale Operativa, affinché non si generi né una indifferenza, né un ingigantimento delle problematiche.

Il ruolo del soccorritore nei casi di abuso su minore

Quando si effettua un intervento come 118 nel quale è coinvolto un minore, spesso ci si trova ad operare con un’equipe varia, composta da medico, infermiere e soccorritore di base. Tutti i soccorritori devono essere sensibilizzati rispetto alle situazioni in cui possono trovarsi i pazienti, e molto spesso le ASL e le aziende regionali del soccorso creano appositi percorsi da studiare perché si possa fare un riconoscimento adeguato delle situazioni che si vanno ad affrontare. Soprattutto all’estero, alcune Centrali Operative hanno un incrocio dei dati tale da sapere in anticipo se nel luogo in cui ci si reca sono presenti pregiudicati, persone nelle liste dei servizi sociali, minori in affido o altre situazioni pregiudizievoli rispetto alle informazioni che potrebbero essere fornite dai presenti. Queste informazioni solitamente possono aiutare nella rilevazione dei fatti.

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La radio in emergenza è il primo strumento da saper utilizzare.

Il soccorritore deve sempre ricordarsi di non portare con sé pregiudizi o valutazioni precostituite. Il fattore più importante è l’oggettività, e il riportare nella maniera più discreta possibile in centrale cose viste o sentite, senza aggiungere alcun tipo di valutazione personale. Il processo di valutazione infatti è estremamente lungo e laborioso, e qualsiasi aggiunta può diventare un potenziale problema di comprensione del fatto.
Il primo impatto che ha il soccorritore su una scena dove sono avvenuti potenziali abusi è di sicuro un impatto psicologico. Sia il paziente che l’aggressore hanno un impatto dall’arrivo del soccorritore. Ne abbiamo scritto – in particolare per la violenza sulle donne – grazie ad una intervista della dottoressa Alessandra Bosaia, psicologa-psicoterapeuta dell’Ospedale San raffaele. Il principale passaggio è quello comunicativo, per riuscire a raccogliere informazioni neutre, non frammentate e coerenti. L’ascolto attivo quindi è molto importante come tecnica di aggancio del paziente, per riuscire ad ottenere il quadro clinico, ma anche per percepire eventuali difformità, senza darne evidenze.

Abusi sui minori e sulle donne: osservazione e oggettività

L’osservazione dei particolari fa molto, in questi casi (leggi le indicazioni su come intervenire in caso di violenza di genere). I soccorritori devono prestare estrema attenzione alla scena già dal momento in cui la raggiungono. Rumori, suoni, urla, possono far pensare ad una lite accesa e quindi dare un’idea ai soccorritori già da subito di cosa andranno ad affrontare. Il disordine, il caos, oggetti sparpagliati a terra, sedie rovesciate, bottiglie di vetro abbandonate oppure oggetti potenzialmente pericolosi come forbici o coltelli possono essere indicatori da tenere a mente. Quindi massima attenzione dei soccorritori sia per una loro sicurezza e protezione personale, sia per monitorare un eventuale cambiamento di clima sulla scena dell’evento. Per questo è importante avvicinare la vittima in un luogo sicuro, appartato che può essere una stanza dell’abitazione, oppure direttamente l’ambulanza, per cercare di allontanare la vittima dalla fonte di ansia e agitazione, e timore. Nella ricostruzione dell’evento, è importante mantenere prudenza e riservatezza. Soprattutto perché nei minori non è possibile valutare con chiarezza cosa è accaduto. La visione di un film dell’orrore, con un momento di spavento ed un salto giù dal divano, che procura una slogatura, una frattura o un’ecchimosi non va trasformata in alcun modo in ciò che non è. Ma neppure bisogna ignorare eventuale tensione, litigiosità, segni di aggressione palesi sulla vittima.

La datazione delle ecchimosi nei casi di abuso

Se la segnalazione di base per cui l’equipaggio è stato inviato riguarda traumi, è possibile ritrovarsi a che fare con delle ecchimosi. Le ecchimosi sono segnali che possono essere datati o valutati con una certa precisione. Grazie all’articolo scritto dall’infermiere Paolo Pasini abbiamo un valido supporto per valutare le ecchimosi, che quindi possono essere indicatori per fugare ogni dubbio su potenziali sospetti di violenza. Sapere quanto tempo ci mette un trauma a passare dal colore scuro ad avere un alone giallo-verdastro è importante, così come imparare a riconoscere un’ecchimosi inveterata, cioè invecchiata.

L’ecchimosi va distinta dall’ematoma del quale condivide il meccanismo d’azione, ma da cui si differisce, perché quest’ultimo è una raccolta di sangue in una cavità neoformata provocata dal grande stravaso ematico conseguente di un forte urto che genera una consistente emorragia. La trasformazione del colore delle ecchimosi è dovuta alla progressiva degradazione del pigmento emoglobinico che porta ad un viraggio della colorazione dapprima blu violacea, poi al verde ed infine al giallo. Sul tempo di tale viraggio, possono influire numerosi fattori fra cui l’entità e l’estensione dello stravaso e la sede in cui è avvenuto. A scopo orientativo si possono definire questi stadi di evoluzione delle ecchimosi:

  • fino al 4° giorno blu-violaceo
  • dal 5° all’8° la colorazione tende al verde
  • dall’8° al 12° vira al giallo
  • dal 15° in poi tende a sbiadire fino ad assumere colorazione normale della cute entro circa il 25° giorno.

Come comportarsi per evitare di peggiorare la situazione?

L’unico consiglio da seguire in queste situazioni è… ESSERE PREPARATI per affrontare situazioni di questo tipo. La preparazione porta e a dimostrare tranquillità e sicurezza, fattori importanti sia per la vittima che per non alterare la scena. La comunicazione con la centrale è poi di primaria importanza. Il ruolo successivo sarà invece preso in carico dal triage ospedaliero. E’ la comunicazione standardizzata che permette di riconoscere, capire e valutare una potenziale violenza o un potenziale abuso. L’anticipazione delle informazioni, grazie ad un triage attento e ben progettato, aiuta ad assegnare compiti all’interno dell’equipaggio per un intervento adeguato.

Quando e dove effettuare la valutazione delle ecchimosi?

L’interno dell’ambulanza, un luogo sicuro dove iniziare a parlare.

La valutazione di tutto il corpo del paziente, se non è svestito, va effettuata con estrema cura solo dal personale di triage, che possono disporre di stanze appartate e possono avere un momento di privacy e distacco. E’ quindi l’ultima delle cose da fare secondo i più avanzati protocolli attualmente disponibili. Le prime valutazioni devono riguardare:

  • Stati di ansia, spavento e paura;
  • Esitazione nel racconto dell’accaduto e della dinamica del trauma;
  • Contrasti tra la vittima e i familiari rispetto all’accaduto o sulla ricostruzione;
  • Mancata corrispondenza tra il racconto della vittima e il tipo di lesione;
  • Disturbi dichiarati dalla vittima vaghi e di tipo diverso come frequenti cefalee, insonnia, disturbi addominali, dolori vari;
  • Presenza di lesioni varie in differenti stadi di evoluzione (datazione ecchimosi);
  • Atteggiamento disinteressato da parte dei familiari/conoscenti della vittima e tentativo di impedirne il trasporto in ospedale;
  • Ritardo grave ed ingiustificato nella richiesta di soccorso;
  • Presenza di altre chiamate al 118 per le stesse motivazioni da parte della stessa famiglia.

Ribadiamo l’importanza di non costruire teoremi che possano influenzare le valutazioni successive. L’importanza di seguire protocolli aiuta la struttura sanitaria a fare le corrette valutazioni e garantisce la vittima di eventuali abusi, ma allo stesso tempo anche le famiglie normali dall’essere tramutate – involontariamente – in realtà abominevoli.

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