Monossido, in Sicilia richiesta per fare installare i rilevatori di CO su tutti i mezzi del SEUS

CATANIA – La sicurezza operativa dei soccorritori è il primo punto su cui tutta la formazione fa leva per rendere gli operatori del 118 sempre più tutelati, e sempre meno a rischio di diventare essi stessi vittime di incidenti. Tutte le aziende regionali e le ASL provinciali si impegnano attivamente per acquistare dispositivi medicali di alto livello e presidi di protezione individuale capaci di difendere il volontario, il medico, l’infermiere e l’autista soccorritore dai pericoli che un’azione di soccorso può contemplare.

Sul tema c’è quindi da tempo una spinta affinché diventi uno standard comune l’installazione su tutti i mezzi operativi del rilevatore di monossido di carbonio, l’unico gas incolore e inodore che può rapidamente portare alla perdita dei sensi e a malori nel soccorritore, senza che ci sia una protezione possibile al di fuori di un DPI adeguato.

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A farsi carico di un ulteriore appello alle autorità è stata in questi giorni l’AASI, associazione autisti soccorritori italiani ( AASI ). “Dopo i gravi fatti avvenuti a Ragusa – scrive l’associazione in una nota inviata alla stampa – che hanno riportato  la notizia dell’intossicazione da monossido di carbonio da parte di alcuni ospiti di una struttura alberghiera, l’AASI, propone, come già fatto nel 2016, di valutare l’ipotesi di rendere obbligatorio la dotazione agli equipaggi dei mezzi del servizio in emergenza-urgenza di rilevatori per il monossido ed altri gas nocivi. Tali DPI verrebbero istallati a tutela della salute degli equipaggi del servizio emergenza, sia dipendenti che volontari, proprio per dire: “La scena è sicura” nonché a tutela della salute pubblica.

In previsione delle temperature rigide dell’inverno, in molte case, si ha una elevata incidenza del riscaldamento “vecchio stile” con stufe a legna, camini o stufe a GPL o ancora vecchie caldaie ormai mal funzionanti, dai fatti di cronaca anno dopo anno si registrano dal nord al sud d’Italia molti decessi per queste cause”. Tale progetto è in fase di attivazione nella regione Emilia Romagna.

 

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