POSTER IRC – Quando l’astante di un arresto cardiaco diventa fattore di riconoscimento precoce?

Quello seguente è un poster presentato a novembre 2015 durante il congresso nazionale IRC di Parma. Grazie proprio alla collaborazione dell’Italian Resuscitation Council presentiamo questo lavoro che potrebbe dare spunto per nuove ricerche sull’importanza dell’educazione all’azione e al riconoscimento dei segni premonitori di un arresto cardiaco in un paziente, e sull’influenza che queste azioni hanno per arrivare a ROSC. Ogni settimana pubblicheremo un poster cercando di dare il massimo della visibilità a questi studi molto importanti per il mondo del soccorso e per quello della rianimazione RCP, che si basa su dati scientifici e nel quale i case report sono vitali per un miglioramento costante e continuo delle buone pratiche di rianimazione.

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ESITO DI PAZIENTI SOTTOPOSTI A RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE DOPO ARRESTO CARDIACO EXTRAOSPEDALIERO: RICERCA DEI FATTORI PROGNOSTICI PRECOCI

 Autori: Ruffini^, L. Rota^, A. Corona^, G. Sesana*, S. Ravasi*, E. Catena^ (^UOC Terapia Intensiva A.O. – Polo Universitario L. Sacco, Milano. *SOREU Metropolitana – A.O. Niguarda Ca’ Granda, Milano)

 

INTRODUZIONE

La progressiva implementazione dei protocolli e della strumentazione a disposizione del personale sanitario ha portato ad un sensibile incremento del numero di Pazienti in Out-of-Hospital Cardiac Arrest (OHCA) che riescono a conseguire al ripristino del circolo (Retourn of Spontaneous Circulation – ROSC) sulla scena dell’evento.

La prognosi dei pazienti rianimati dopo OHCA è basata sui segni di esito neurologico sfavorevole a comparsa entro le 72 ore; (E.M Wijdicks er al. – Neurology August 1006), la letteratura internazionale non ha ancora validato dei predittori di out come neurologico favorevole che orientino efficacemente le scelte terapeutiche ed i conseguenti costi umani e sociali di un evento che in Italia colpisce circa 60.000 persone ogni anno. (WHO Statistical Information System  (WHOSIS) – World Health Statistics 2010).

 

MATERIALI E METODI

Lo studio è condotto nell’area di competenza della SOREU metropolitana di Milano (circa 5.000.000 abitanti) su un totale di 2.579 pazienti rianimati dopo ACC extraospedaliero non traumatico. I pazienti dello studio provengono da due trimestri, il primo del 2014 e il secondo del 2015 con out come alla dimissione, estratti dal campione di Febbraio 2015, paragonabili a quelli descritti dalla letteratura. L’analisi delle variabili, oltre al modello uni variato, si è basata sulla regressione del rischio proporzionale secondo Cox.

 

DISCUSSIONE

Fra i due trimestri a confronto si colloca il secondo anno della “Campagna VIVA!” diretta all’alfabetizzazione della popolazione al riconoscimento e al soccorso del paziente in ACC. Il primo dato che emerge dall’analisi è il maggior numero di pazienti in ACC soccorsi dalla SOREU metropolitana (+10,51% nel 2015) così come l’aumento dei pazienti che conseguono il ROSC assistiti da un testimone BystanderCPR (2+4% nel 2015, p<0,0001). L’analisi multivariata dell’outcome neurologico, applicata al campione di Febbraio 2015, qualifica un dato ancora più significativo: il “testimone bystanderCPR” non solo è protettivo dal decesso sulla scena ma è anche protettivo rispetto alla dimissione con CPC>2 (HR 0,514 (IC95% 0,286 – 0,926)).

CONCLUSIONI

Il “testimone bystanderCPR” si trasforma da “limitante” della mortalità immediata, a fattore prognostico precoce di out come neurologico favorevole alla dimissione dall’ospedale. La potenza del dato è impressionante, considerato il campione in studio relativamente piccolo e confortato anche da quanto riportato nei recenti e autorevoli studi internazionali.

(S. Nakara et al. “Association of Bystander Interventions With Neurologivally Intact Survival Among Patients With Bystander – Witnessed Out-of-Hospital Cardiac Arrest in Japan” – JAMA July 2015).

 

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