Tourniquet e defibrillatore: due presidi salva vita, ma purtroppo siamo ancora indietro

Autore:  Vanni Vincenzo – RACFA/TCCC Instructor (Omnia Secura Academy)

 

11 settembre 2001. Questa data ha segnato una svolta nell’emergenza urbana che è sempre stata rivolta prettamente all’arresto cardiaco improvviso.

Eventi quali: esplosioni, conflitti a fuoco, lesioni da arma bianca, attacchi terroristici hanno come conseguenza un’emorragia massiva difficile da controllare, ma soprattutto letale nel giro di pochissimi minuti se non si interviene in modo tempestivo ed efficacie.

L’introduzione nel nostro Paese della defibrillazione precoce e il conseguente adeguamento normativo è stato un procedimento lungo e macchinoso. Da ciò si può evincere che, anche l’utilizzazione del laccio emostatico arterioso incontrerà le stesse difficoltà.

Nel passato il laccio emostatico è stato etichettato come “…l’attrezzo del diavolo..”

Oggi sappiamo che il laccio emostatico è presente all’interno del pacchetto di medicazione e nella cassetta di primo soccorso previsto dal D.M. 388/03 e G.U. del 03/02/2004 n° 27, ma vi esorto a controllare il tipo di laccio contenuto poiché…è quello in caucciù!

Domanda: cosa ci fanno tre lacci di caucciù all’interno di una cassetta di primo soccorso destinata a personale laico addestrato al primo soccorso in ambito lavorativo?

In caso di lesione con conseguente perdita di sangue arterioso in uno dei quattro arti l’addetto al primo soccorso utilizza il laccio a sua disposizione per bloccare l’abbondante emorragia. Quale sarà perciò la probabilità di arrestare l’emorragia arteriosa? La risposta è zero!

Possono presentarsi inoltre sia emorragie non comprimibili, come quelle del tronco, che altre situate a livello delle giunture articolari. In questi casi l’addetto non possiede la formazione e l’equipaggiamento necessario per affrontare l’emergenza.

L’importanza della rapidità nell’applicare il laccio emostatico idoneo ci viene insegnato dalla letteratura militare a partire dalla guerra del Vietnam fino agli ultimi conflitti (Iraq e Afghanistan).

Gli studi condotti dal colonnello medico Ron Bellamy US ARMY hanno evidenziato le seguenti cause di decesso:

  • Complicazioni alle vie aeree 1%
  • Ferite soffianti del torace 5%
  • Blast trauma 7%
  • Emorragie massive 9%
  • Danni al torace 10%
  • Infezioni 12%
  • Trauma toracico 25%
  • Danni cerebrali 31%

Tra le varie cause ne sono state identificate tre in cui l’intervento immediato da parte dal militare addestrato alle manovre può evitare la morte del paziente:

  • Emorragie massive 9%
  • Ferita soffiante del torace 5%
  • Vie aeree 1%

In  ambito bellico la storia insegna che l’intervento immediato con equipaggiamenti idonei aumenta la sopravvivenza delle vittime che presentano lesioni esterne e conseguenti emorragie massive.

In merito a ciò, ricordiamo l’avvenimento accaduto durante la maratona di Boston nel 2013 e il successivo monito comparso sulle pubblicazioni scientifiche e sui social. Da lì il tourniquet non è più visto come l’ultima spiaggia, ma come un presidio estremamente necessario in questi casi sempre più comuni e quindi occorre un training specifico.

Negli Stati Uniti l’America Safety & Health Institute ha creato un corso sul controllo avanzato delle emorragie massive.

Il corso ha una durata di 3 ore e insegna l’utilizzo dei presidi per il blocco delle emorragie massive.

Esistono diversi tipi di presidi per gestire i tre tipi di emorragie che possono presentarsi: agli arti, al tronco e in prossimità delle giunture articolari.

Tourniquet
Tourniquet per blocco emorragie

 

 

Credo che sia giunto il momento di essere maggiormente incisivi su questo argomento sia in termini di adeguamento delle cassette di primo soccorso e del pacchetto di medicazione, che nella formazione del personale laico e sanitario al corretto utilizzo dei presidi.

Tourniquet  1
Garze gestione emorragia

 

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