Tre emblemi, un solo scopo: servire l’umanità

Di Andrea Scicolone – S.Ten. Medico (cong.), Corpo Militare Volontario, Croce Rossa Italiana

Con il 154° anniversario della firma delle Convenzioni di Ginevra ho pensato di riproporre questa mio precedente articolo, scritto per una “tesina” e mai reso pubblico, per approfondire il significato e la storia della “croce rossa in campo bianco”, anche per la sua stretta connessione con la storia italiana ed al Risorgimento.

1. La storia: nascita della Croce Rossa

Nell’Europa della seconda metà dell’800 si diffusero, specialmente fra gli intellettuali ed i salotti culturali, idee sulla necessità di prepararsi preventivamente al soccorso dei feriti durante le guerre (a quei tempi principalmente soldati): presero vita così diversi comitati di soccorso che aiutavano, attraverso la raccolta di materiale e la formazioni di “infermieri”, la neonata sanità militare.

Fig. 1 – Henry Dunant

L’idea che soggiace all’emblema di Croce Rossa ed all’odierno Movimento Internazionale ha però delle connotazioni e dei determinanti peculiari, ed il suo principale fautore fu il ginevrino Henry Dunant [Fig.1].

Nato nella città svizzera l’8 maggio del 1828, di formazione calvinista, nella sua vita si dedicò al commercio ed all’imprenditoria con scarsi risultati. Nel 1859, sempre per questioni economiche, raggiunse il nord Italia per incontrare l’Imperatore Napoleone III, impegnato nelle battaglie contro l’Austria della pianura padana (Seconda Guerra d’Indipendenza Italiana). Fu così che all’alba del 25 giugno, il giorno dopo la più sanguinosa battaglia della storia d’Italia, Dunant vide i raggi del sole diffondersi sulla piana fra Solferino e Castiglione delle Stiviere, e vide illuminarsi uno degli scenari più atroci che si possano immaginare: migliaia di corpi morti e moribondi, straziati ed urlanti, giacevano ancora sul suolo lombardo. Profondamente colpito dal numero dei feriti e dei morti lasciati sulla piana (circa 60 mila in tutto) senza nessuna assistenza organizzata ma assistiti solo dalla volontà delle popolazioni locali, Dunant si operò per il coordinamento dell’opera di soccorso ai feriti nata spontaneamente. Al suo ritorno a Ginevra, pubblicò, a sue spese, “Le Souvenir de Solferino” nel quale descrisse tutta la sua amarezza, le emozioni, l’angoscia provata. Henry Dunant concluse il suo libro con due proposte: la prima era quella di costituire dei comitati di soccorso che, preparandosi in tempo di pace, formassero un corpo riconosciuto e tutelato dagli Stati belligeranti in grado di garantire il soccorso durante e dopo le battaglie. La seconda proposta riguardava l’idea di limitare la violenza bellica attraverso accordi fra i vari Stati.

Le proposte vennero accolte da diverse persone influenti e nel 1862 Dunant aderisce alla “Società ginevrina di Utilità Pubblica” e fonda una Commissione di lavoro, il “Comitato ginevrino di soccorso dei militari feriti”, che successivamente diventerà il “Comitato dei Cinque” e dal 1876 il “Comitato Internazionale della Croce Rossa” (C.I.C.R.).
Nel 1864, a seguito dello scoppio della “Seconda guerra dello Schleswig” fra Danimarca e Prussia venne indetta dal governo elvetico una conferenza internazionale alla quale parteciparono i rappresentanti delle 12 nazioni più influenti dell’epoca, 11 europee più gli Stati Uniti d’America. La conferenza si concluse il 22 agosto 1864 con la ratifica della prima “Convenzione di Ginevra per il miglioramento della sorte dei feriti in campagna”.

Fig. 2 – La prima bandiera realizzata con il simbolo protettivo conservata al Museo Internazionale della Croce Rossa di Ginevra

Il documento, composto da dieci articoli, garantiva neutralità e protezione alle ambulanze e agli ospedali militari, al personale delle équipes sanitarie e al materiale utilizzato. La protezione venne estesa anche alla popolazione civile che si adoperi per i soccorsi ai feriti. Venne stabilita, infatti, la regola fondamentale secondo la quale “i militari feriti o malati saranno raccolti e curati, a qualunque nazione appartengano” perché un ferito, non essendo in grado di combattere, è intrinsecamente neutrale. Era nato il Diritto Internazionale Umanitario (D.I.U.)
Viene adottata la “croce rossa su sfondo bianco” quale simbolo di protezione e neutralità del personale umanitario. L’emblema, privo di qualunque significato religioso, fu scelto invertendo i colori federali della bandiera svizzera, in omaggio al paese ospitante. [Fig. 2]
A Milano, pochi mesi prima della conferenza internazionale, era stata fondata con il nome di “Comitato dell’Associazione Italiana per il soccorso ai feriti ed ai malati in guerra” il nucleo originario della futura Croce Rossa Italiana.

Negli anni seguenti, il numero delle società nazionali della croce rossa crebbero, e la nuova filosofia di pensiero modificò la mentalità delle genti e la condotta militare.
Nel 1876 la società nazionale turca adottò come simbolo la mezzaluna rossa in campo bianco, nata dall’inversione della bandiera di quel paese: la decisione fu presa per non urtare la sensibilità della popolazione, che troppo facilmente avrebbe equivocato il simbolo con altri di carattere religioso (es. la croce templare). La Persia per le stesse ragioni adottò il leone e il sole rosso in campo bianco, sostituita nel 1980 dalla mezzaluna rossa.
Perciò, sia le esigenze degli Stati sia l’evolvere delle metodiche di guerra hanno richiesto al neonato D.I.U. uno sforzo continuo di rinnovamento ed adattamento, che non si è mai fermato.
Le modifiche delle convenzioni e dei trattati più significativa si ebbe all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, durante la conferenza internazionale conclusasi il 12 agosto 1949, che diede alla luce alle 4 Convenzioni di Ginevra tutt’ora in vigore.

Esse regolamentano ognuna un aspetto diverso della guerra:

  • la I° regolamenta le condizioni dei feriti e dei malati delle forze armate in campagna (a terra);
  • la II° le condizioni dei feriti, dei malati e dei naufraghi delle forze armate su mare;
  • la III° la condizione dei prigionieri di guerra;
  • la IV° le condizioni dei civili in tempo di guerra.

Queste convenzioni, che riguardano principalmente le vittime di conflitti armati fra stati, sono state negli anni affiancate da 3 protocolli addizionali che ne hanno permesso un aggiornamento dello “ius in bello”.
Il I° e il II° Protocollo aggiuntivo (del 1977) riguardano la protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali e non internazionali, mentre il III° Protocollo aggiuntivo è del 2005 e porta al riconoscimento internazionale del Cristallo Rosso come emblema addizionale

Ad oggi il Movimento Internazionale della Croce Rossa è composta dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (C.I.C.R.), dalla Federazione Internazionale delle società nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (F.I.C.R.), dalle 186 Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e dai rappresentanti degli stati firmatari delle Convenzioni ed è pertanto la più grande associazione umanitaria e di volontariato al mondo (con più di cento milioni di volontari).

2. Gli Emblemi ad oggi

Come già detto il primo simbolo adottato fu la “croce rossa su sfondo bianco” invertendo i colori della bandiera svizzera. Percependolo però come potenzialmente fraintendibile lo stato turco nel 1976 adottò la “mezzaluna rossa in campo bianco” dalla inversione dei colori della loro bandiera. La Persia per le stesse ragioni adottò “il leone e il sole rosso in campo bianco” sostituiti nel 1980 dalla mezzaluna rossa.

La nascita e l’adozione di un nuovo emblema, che come si è visto non ha nulla di religioso, ed è strettamente correlata alle convenzioni internazionali e alla loro adozione dagli stati: proprio per questo fatto è stata negata la richiesta del Magen David Adom israeliano di poter adottare a livello internazionale anche il suo simbolo, “la stella di davide rossa”. Per rispondere a questa negazione e per ripristinare l’intenzione originaria del simbolo della Croce Rossa, che era di avere un unico simbolo per segnalare il personale umanitario, è stato

Fig.3 – Gli emblemi protettivi utilizzabili

proposto di creare un nuovo emblema che sia accettabile da tutte le nazioni indipendentemente dalla loro cultura o religione. L’accordo è stato trovato nel Cristallo Rosso [Fig. 3] e il suo formale riconoscimento è avvenuto nel 2005 attraverso la discussione e approvazione del III Protocollo aggiuntivo. L’acquisizione del nuovo simbolo dona agli stati e alle società nazionali maggior flessibilità nell’uso dell’emblema, e permette di usare un simbolo internazionale di protezione anche in quei luoghi in cui l’uso della croce rossa o della mezzaluna rossa possa essere controindicato. Sono stati necessari lunghi anni di lavori per trovare un nuovo simbolo la cui forma e il cui nome fossero totalmente privi di connotazioni religiose, politiche e culturali.

 

Fig. 4 – Combinazioni possibili del cristallo rosso con incorporato al suo interno altri simboli identificativi

Il Cristallo rosso viene adoperato in maniera un po’ differente dagli altri emblemi. Infatti esso non sostituisce i simboli di croce rossa e mezzaluna rossa delle società nazionali ma viene solo usato in caso di potenziale controversia nell’uso di altri emblemi. Il suo scopo è anche quello di mettere fine alla proliferazione degli emblemi e di contribuire all’Unità e all’Universalità del movimento.In questi frangenti il III° protocollo prevede che, in caso di guerra o calamità e fuori dai confini nazionali, si possono utilizzare il cristallo rosso incorporando il proprio emblema nazionale o l’emblema della Federazione Internazionale [Fig.4]

Scopo e significato di tutti gli emblemi è quindi quello di garantire protezione e neutralità del personale, del materiale e delle strutture umanitarie. In questa grande definizione sono compresi medici, infermieri, volontari, derrate alimentari, ospedali, ambulanze, personale di conforto religioso, ecc ecc.

3. Uso degli Emblemi

In base alla regolamentazione delle convenzioni gli emblemi hanno due scopi di utilizzo: uno “protettivo” e uno “identificativo” (o “distintivo”).
L’uso protettivo è principalmente utilizzato nei conflitti armati ed in guerra dal personale e attrezzature

Fig 5. – Esempio di uso protettivo, © ICRC / T. Pizer

umanitarie [Fig.5] e [Fig.6]. Più precisamente in tempo di guerra può essere usato dai servizi sanitari e religiosi delle forze armate, dal personale civile e delle società nazionali a supporto delle forze armate (e quindi soggette anch’esse al codice militare) e anche da personale medico civile, unità sanitarie civili ed altri servizi volontari umanitari ma solo previa autorizzazione dei Governi e sotto il loro controllo. In tempo di guerra inoltre, il III protocollo prescrive che si possa utilizzare uno qualsiasi degli emblemi protettivi senza pregiudizi del proprio emblema originario.

Fig.6 – ©Baraa al-Halabi (AFP/File)]

In tempo di pace invece può essere usato dal servizio sanitario e religioso delle forze armate e dal personale e mezzi delle società nazionali che operano in contesti simili ai conflitti armati.
Il C.I.C.R. e il F.I.C.R. possono utilizzare gli emblemi in ogni momento e senza restrizioni

L’uso identificativo (o distintivo) invece, è più regolamentato. In tempo di guerra può essere usato dalle Società Nazionali, dalla Federazione Internazionale e dal C.I.C.R.
In tempo di pace l’emblema di croce rossa può essere utilizzato solo dal personale e sugli oggetti collegati a una delle componenti del Movimento (Società Nazionali, F.I.C.R., C.I.C.R.) e come misura eccezionale ad ambulanze e stazione di primo soccorso esclusivamente assegnate nel fornire trattamento libero ai feriti e agli ammalati (sempre in conformità con le leggi dello stato e con l’espressa autorizzazione della Società Nazionale). [Fig. 7]

Fig. 7 – Esempi di emblemi in uso

4. Abusi

Abbiamo compreso quindi come “croce rossa” non voglia dire, in sé e per sé, né “ospedale” né “medico” né “ambulanza”: è invece un simbolo di protezione per personale e strutture con finalità umanitarie.

È da sottolineare che ogni abuso degli emblemi ne diminuisce il potere protettivo e può inficiare l’efficacia della assistenza in tempo di guerra. Gli abusi sono catalogati come imitazione (l’uso di simboli che, per forma e colore, possano essere confusi con uno degli emblemi), uso improprio, cioè quegli usi non supportati dal D.I.U. e non aderenti al Movimento internazionale (utilizzo per enti commerciali, farmacisti, medici, ONG, individui, ecc) o per fini che non hanno relazione con il movimento internazionale. L’abuso più criminoso, che è infatti punito come crimine di guerra dalle corti internazionali e dalle corti marziali, è l’uso perfido (uso durante conflitti armati e non per proteggere combattenti ed equipaggiamento militare con l’intento di ingannare l’avversario). [Fig. 8]

Fig. 8 – Abusi nell’uso dell’emblema

Volendo essere perfettamente aderenti agli accordi internazionali quindi, essendo il suo uno scopo di identificazione e protezione di cose e persone con compiti umanitari, il simbolo della croce rossa non dovrebbe essere utilizzato come un simbolo sanitario. Tipico italiano è l’uso indiscriminato dell’emblema su prodotti sanitari diffusamente in commercio (farmaci, protesi e presidi ortopedici, ecc) come se fosse una sorta di “certificazione di garanzia”.

Esempi di segni alternativi che non infrangono il diritto internazionale sono raffigurati in figura 9

Fig. 9

5. Conclusioni

Ogni simbolo ha dietro di sé una storia ed un significato, e questo è ancora più vero per il simbolo di Croce Rossa. Conoscerne le ragioni storiche, il significato internazionale e gli usi a cui è destinato sono passi fondamentali per preservarne l’efficacia umanitaria.

 

 

 

Ringraziamento
Si ringrazia Davide Carpaneto per il supporto e le modifiche della stesura originale.

_____________________________________________________________________________

Bibliografia

  1. Stefano De Vecchis; “Una Stella per la vita”; N&A mensile italiano del soccorso; Vol. 175 Maggio 2007
  2. Henry Dunant; “Un ricordo da Solforino”; International Committee of Red Cross
  3. I.C.R.C. and I.F.R.C.; “Emblems of Humanity”
  4. François Bugnion; “Red Cross, Red Crescent, Red Crystal”; International Committe of Red Cross
  5. François Bugnion; “Towards a comprehensive solution to the question of the emblem” Revised third edition; International Committe of Red Cross
  6. I.F.R.C; “Red Cross, Red Crescent, Red Crystal emblems: design guidelines”
  7. I “sette principi” del Movimento Internazionale, www.cri.it
  8. “Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale.” Wikipedia, L’enciclopedia libera.
  9. Manuale di Comunicazione Istituzionale, Croce Rossa Italiana

 

Per chi volesse approfondire il discorso oltre alla bibliografia può utilizzare direttamente i siti web della Federazione Internazionale (www.ifrc.org) e del Comitato Internazionale (www.icrc.org) che sono pieni di informazioni e permettono di scaricare e di farsi spedire a casa, anche in maniera gratuita, moltissimo materiale informativo

I commenti sono chiusi.