Turni e guida delle ambulanze: che limiti deve rispettare il volontario?

Guidare un’ambulanza è un servizio di estrema responsabilità. Oggi esistono tanti soccorritori volontari che si mettono al volante con coscienza e rispetto dei tempi di riposo. Ma a volte questo non avviene: cosa bisogna fare?

“Maggiore attenzione e controlli immediati, prima che accadano incidenti seri e problematiche”. Questa è una frase ricorrente, che molti sindacalisti pronunciano dopo l’uscita di notizie che coinvolgono ambulanze o mezzi di emergenza. Milano, Bologna, Roma, Palermo, Verona. Decine di ambulanze in Italian nel 2018, in servizio di emergenza o in fase di trasporto sanitario, sono rimaste coinvolte in drammatici schianti. E’ capitato che i mezzi uscissero di strada per il colpo di sonno dell’autista, per disattenzioni o per una scarsa preparazione alla gestione di situazioni complesse.

Molte delle richieste che vengono fatte dal mondo sindacalista sono rivolte ai controlli per le associazioni di volontariato. Sono anche stati fatti esposti, per capire se i volontari facciano il rispetto dei turni di riposo o se invece si trovino ad essere in ambulanza oltre l’orario consentito.

Il volontario alla guida è infatti equiparato all’autista soccorritore dipendente quando indossa la divisa. Nel suo tempo libero può fare tutto ciò che vuole, ma pur prestando la sua opera gratuitamente, risponde della normativa vigente che regola la sicurezza sul lavoro. Questo significa che anche la persona che deve programmare i turni, deve applicare queste normative nella selezione degli orari e nel conteggio delle disponibilità. Perché essere in turno può voler dire non fare nessun intervento, oppure farne 7, 8 o più in una mezza giornata. L’importante è quindi conoscere prima di tutto i propri limiti, e successivamente quelli imposti dalla legge, per applicare il tutto con buon senso e responsabilità.

E’ importante che il responsabile abbia sempre sotto controllo il numero dei turni, le persone che sono in servizio nella settimana e nel mese, i mezzi disponibili, le persone a riposo che possono essere attivate e le richieste del 118.

Ne abbiamo già parlato in qualche articolo passato, ma il rispetto dell’orario è fondamentale per avere sempre autisti con condizioni psicofisiche adeguate, al volante.

L’orario di lavoro in qualunque settore professionale, e anche nel volontariato, si rifà a un quadro normativo molto chiaro. Il Decreto Legislativo 66/2003 è stato aggiornato recentemente con la legge 161 del 2014, diventata operativa nel novembre del 2015. Ogni discussione sul tema degli orari di lavoro – ripetiamo, sia per il dipendente che per il volontario – si dovrebbe quindi rifare al Decreto Legislativo 66/2003, ovvero alle norme immediatamente esigibili sull’orario di lavoro e sui riposi. Questo perché il volontario in pubblico servizio, come il soccorritore che fa 118, è equiparabile al lavoratore dipendente per quanto riguarda i diritti e i doveri sulla sicurezza, tra i quali è presente l’obbligo al riposo. 

Queste norme, sinteticamente, richiedono il rispetto del limite massimo di 12 ore e 50′ di lavoro giornaliero. Il rispetto del limite massimo di 48 ore di durata media dell’orario di lavoro settimanale, compreso lo straordinario, come previsto dall’articolo 4, comma 2 dell’art. 4 del D.Lgs. 66/2003. E infine il rispetto del limite minimo di 11 ore continuative di riposo nell’arco di un giorno.

Di questo argomento si stanno occupando sempre più spesso le associazioni di categoria come il CoES, ed i sindacati. E’ il caso dell’Emilia Romagna, dove il 26 marzo si discuterà del profilo professionale dell’autista soccorritore, insieme al sindacato di funzione pubblica CGIL. Il tema delle regole di lavoro è fondamentale, anche per raccontare quanto sia fondamentale e strategico il ruolo dell’autista soccorritore nel sistema di emergenza urgenza pre-ospedaliero.  All’incontro di Modena, al quale sono invitati tutti gli autisti soccorritori dell’Emilia Romagna, parteciperanno Marco Blanzieri, responsabile regionale sanità Fp/Cgil, Moreno Montanari, presidente del Coes, associazione dei Conducenti veicoli di Emergenza Sanitaria fondata nel 1997 e Michele Vannini (con un contributo video, perché impegnato a Roma), responsabile nazionale sanità Fp/Cgil e componente dell’organismo paritetico nazionale che dovrà rivedere i profili professionali del contratto della sanità.

Il 118 dell’Emilia Romagna si è sempre contraddistinto per una spinta all’evoluzione molto forte, e si tratta di una delle prime regioni che ha visto l’autista soccorritore non come un semplice conduttore, ma come un professionista qualitificato in possesso di competenze assistenziali BLS e di primo intervento basico, capace di essere una valida spalla all’equipe sanitaria che opera in incidenti e su pazienti di media o alta gravità.

L’incontro è un punto di  partenza per discutere di competenze e riconoscimenti contrattuali, ma soprattutto sarà un momento per parlare di tutele e di sicurezza. Perché avere turni stabiliti di riposo è fondamentale affinché la prestazione sanitaria sia al massimo delle capacità possibili.

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