Ucciso perché guidava un’ambulanza. La storia di un volontario MSF nella RCA

Ucciso perché cercava di salvare una vita, trucidato perché in quel paese non si può curare chiunque ne abbia bisogno, ma solo chi ha la forza delle armi dalla sua parte. Un autista volontario di Medici Senza Frontiere è stato ucciso durante una imboscata nella Repubblica Centro Africana, a Kouki. L’uomo stava guidando uno dei due veicoli con a bordo pazienti e personale medico in fase di trasporto verso l’ospedale di Bossangoa. In seguito a questo agguato MSF ha sospeso tutte le sue attività nel paese africano, perché la situazione sanitaria e di sicurezza non è più sostenibile.
Tutto il personale a bordo dei mezzi è stato aggredito e derubato delle attrezzature e degli affetti personali. L’autista è stato giustiziato sul posto dpo quaranta minuti di aggressioni.
“E’ assolutamente inaccettabile che un team di operatori sanitari e i pazienti in cura vengano attaccati mentre tornano verso un ospedale per fornire trattamenti d’emergenza” ha detto Michelle Chouinard, capo della delegazione di Medici Senza Frontiere nella Repubblica Centro Africana. “Lo staff di medici e i pazienti hanno subito oltraggio e violenze prolungate, inclusi spari con armi da fuoco vicino alla testa con annesse minacce di morte”.

A seguito di questa azione violenza MSF ha sospeso le sue attività in RCA. Nessun servizio sarà più effettuato fino a che non sarà garantita un’adeguata sicurezza per i propri volontari.

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