Cosa fare per prevenire l’annegamento di ragazzi, infanti e bambini?

Adeguate attrezzature per il soccorso, controllo costante e continuo a bordo vasca o sulla spiaggia, preparazione. Quali sono le cose da sapere e da mettere in pratica perché le tragedie si riducano al minimo.

ROMA – L’annegamento e il semi-annegamento sono fre le maggiori cause di morte nei ragazzi e nei bambini all’interno degli incidenti domestici. Fra il 1980 e il 1985 l’annegamento è stata la seconda causa di morte nei bambini dopo il trauma, ed è la causa di morte numero uno nei bambini da 1 a 4 anni. Il tasso di rischio annegamento nei minori da 1 a 5 anni e da 15 ai 24 anni è il più alto in assoluto, perché nel primo caso non c’è conoscenza e capacità, mentre nel secondo a farla da padrona è spesso l’imprudenza.

Purtroppo per definizione l’annegamento è un incidente mortale, mentre il semi-annegamento è letale in molti casi ma non sempre. La differenza fra le due definizioni è semplice. L’annegato è il risultato di un decesso per soffocamentoavvenuto in meno di 24 ore dalla immersione. I semi-annegati invece hanno avuto una morte dopo una sopravvivenza di almeno 24 ore dopo l’evento.

Purtroppo esistono gravi situazioni, in particolare quando si combinano i traumi in mare o in piscina. Le sindromi da sommersione traumatica sono infatti casi estremamente difficili da trattare, perché l’intervento in acqua deve avvenire seguendo due linee guida che non vanno nella stessa direzione. Con il trauma è necessario operare con tutte le cautele del caso per evitare danni alla colonna cervicale. Con l’annegamento bisogna operare il più rapidamente possibile per liberare le vie aeree e rimettere “in moto” il circolo della respirazione, e della circolazione, se anche questa si è interrotta.

Prima di tuffarsi dal pedalò o dal pattino è sempre meglio verificare quanta profondità c’è a disposizione, soprattutto in aree con fondo regolare, come il mare Adriatico

In tutto il mondo si sta cercando di impostare un sistema di sorveglianza e di controllo capace di ridurre ancora di più i morti da annegamento, ma si tratta di un compito estremamente complesso. Ci sono però delle procedure e delle azioni che possono ridurre fortemente il numero di morti, che nel 2017 sono stati più di 400 soltanto in Italia, senza contare il numero di profughi annegati nel Mediterraneo, che superano secondo l’UNHCR le 1.417 persone.

Azzerare la morte dei bambini in acqua per esempio è possibile, secondo l’OMS, solo costruendo una cultura della sicurezza che non faccia correre dei rischi ai ragazzi. Oltre a rendere i giovani più consapevoli dei rischi che si corrono in acqua (insegnando il nuoto, insegnando a non tuffarsi in zone sconosciute, insegnando a tuffarsi in acqua correttamente per evitare traumi che possono far perdere conoscenza)

Oggi gli annegamenti più numerosi sono causati da cadute accidentali, dal mancato uso dei dispositivi di salvataggio, da inondazioni che avvengono a monte dell’annegato, che si trova di colpo in una zona pericolosa. Sono a rischio le spiagge con determinate pendenza dei fondali dove in condizioni di mare agitato si possono formare pericolose correnti di ritorno e successivamente buche. Sono a rischio le spiagge senza sorveglianza, come spesso accade per quelle “libere”, in genere prive anche di segnaletica circa i pericoli intrinseci.

I sommozzatori dei vigili del Fuoco recuperano il corpi di uno due ragazzi tunisini annegati nelle acque del fiume Panaro nei pressi di Modena, 29 maggio 2011. ANSA / ELISABETTA BARACCHI

Fra il 2012 e il 2015 i morti fra i bambini nella fascia di età 0-4 anni sono stati 27. Un numero mostruoso che può essere ridotto con la sorveglianza. Il problema del controllo e delle barriere fisiche in questi casi è molto importante. Non bisogna mai lasciare da soli bambini sotto i 4 anni di età in acqua, qualunque sia il livello dell’acqua in cui il piccolo nuota. E’ necessario creare delle barriere affinché i bambini piccoli non possano accedere a piscine private in modo incontrollato. E nel caso in cui la sorveglianza sia presente, bisogna comunque avere sempre in posizione visibile il viso del bambino, per capire se si trova immerso o meno nell’acqua.

Fra i ragazzi invece troviamo il 25% di annegati, tutti sotto i 18 anni di età. Stiamo parlando di 300 vite nel periodo 2012-2016, con un maggiore tasso di morte fra i maschi. L’imprudenza, la disattenzione, la competizione e il rischio portano i ragazzi a mettersi in pericolo, sopravvalutando le proprie capacità. Spesso l’annegamento diventa la conseguenza di un trauma, per tuffi o cadute in acqua con poca profondità o scogli.
Per questo è necessario nuotare in zone dove è presente personale di soccorso con attrezzatura adeguata al salvataggio in acqua.

Le 10 regole per prevenire l’annegamento

  • Non nuotare mai da soli: assicurarsi sempre che qualcuno vi stia guardando o sia nel vostro campo visivo. Questa regola vale anche per gli adulti
  • Impara a nuotare: A sei mesi i bambini possono già prendere lezioni di acquaticità. Gli adulti che non sanno nuotare dovrebbero prendere anch’essi lezioni.
  • Impara a salvare vite: Se tu impari a salvare una persona che sta annegando, sarai utile in caso di bisogno. Saper fare le manovre rianimative e la CPR è fondamentale in caso di emergenza.
  • Guarda e chiedi aiuto ad altri: Cerca di prestare sempre soccorso con qualcun’altro. Chiama aiuto se sei da solo e vedi qualcuno in pericolo. NON SOCCORRERE MAI DA SOLO.
  • Porta con te un giubbotto di salvataggio: La Guardia Costiera ha approvato diversi “life jacket” compatti e semplici per andare a nuotare. Non fidatevi dei gonfiabili: sono fatti per giocare, non per salvare una vita.
  • Assicuratevi che l’acqua sia sicura e balneabile: L’acqua è priva di rischi? Puoi vedere il fondo? C’è qualcuno che ti guarda? Sono domande che devono essere sempre fatte perché si eviti il rischio di annegamento.
  • Controlla la piscina: Ci sono dei cancelli o dei varchi controllati per l’accesso? C’è una vasca coperta da una protezione in plastica? Se non c’è controllo o ci sono tappetti gommosi di copertura, i bambini potrebbero facilmente entrare in acqua e diventare invisibili. Individuate l’assistente di salvataggio o il supervisore.
  • “Raggiungi e lancia – non saltare!” – Non provate mai a salvare qualcuno saltanto in acqua da soli, rischiate di porre due persone in pericolo. Lanciate un salvagente, o una cima, oppure tendete alla persona in pericolo un bastone. Urlate più forte che potete per chiamare aiuto, e fate chiamare a qualcuno il 112.
  • Non immergetevi o fate immersioni in acque torbide poco profonde. Chiedete al bagnino o a un familiare che conosce la zona se è sicuro immergersi in un’area non presidiata con acque poco profonde. Non immergetevi se non c’è nessuno a cui chiedere.
  • Osservate sempre i 6 principi di base della sicurezza: non correre, non mangiare, non a piedi nudi, non il vetro, non con pioggia o temporali, non senza sorveglianza

I SEGNALI PER INTERVENIRE

  • Vedete la persona in difficoltà con la testa sott’accqua o solo la bocca a livello dell’acqua
  • La testa della persona in difficoltà è girata all’indietro e la bocca è aperta
  • La persona non mette a fuoco con gli occhi, non capisce dove girarsi, gli occhi sono apertu ma rivoltati
  • La persona ha gli occhi chiusi ed è agitata
  • La persona non si preoccupa più dei capelli negli occhi, non cerca di vedere, ma annaspa
  • La persona non sta usando le gambe
  • La persona è in iperventilazione o in gasping
  • La persona sta cercando di nuotare verso una direzione (sponda, riva) ma non fa progressi
  • Cerca di ruotarsi sulla schiena
  • Sembra arrampicarsi su una scala invisibile

(fonti: AAPEAPResearch Connection)

COME ATTREZZARE LA SPIAGGIA PERCHÉ SIA PROTETTA?

 

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