Cos'è un ECG e quando fare un elettrocardiogramma

L’elettrocardiogramma è un esame che permette di diagnosticare numerose malattie del cuore. L’esperto spiega come funziona e in cosa consiste

Secondo i dati del Ministero della Salute, le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la prima causa di morte in Italia e sono responsabili del 34,8% di tutti i decessi.

Molte cardiopatie possono essere diagnosticate anche con esami fondamentali e di primo livello, fra cui l’elettrocardiogramma.

Cos’è l’Elettrocardiogramma (ECG)

L’Elettrocardiogramma (ECG) è un esame che registra l’attività elettrica intrinseca delle fibre miocardiche.

In parole più semplici, si tratta di un metodo pratico, facilmente ripetibile e poco dispendioso, che permette di registrare l’attività elettrica del cuore, così da osservare se sono presenti patologie di natura meccanica o bioelettrica.

A cosa serve l’Elettrocardiogramma (ECG)

L’elettrocardiogramma consente allo specialista cardiologo di diagnosticare una serie di disturbi e patologie cardiache fra cui:

  • aritmie: ovverosia alterazioni del ritmo cardiaco: il cuore batte in modo irregolare, troppo lentamente o troppo velocemente. La diagnosi delle aritmie è molto importante, in quanto si tratta di patologie spesso asintomatiche che possono portare all’arresto cardiaco e alla morte improvvisa;
  • ischemia e/o infarto: l’ECG permette di individuare una sofferenza cardiaca determinata da una riduzione di afflusso di sangue al cuore (ischemia) causata da un restringimento di una coronaria, che può comportare l’infarto del miocardio (morte del tessuto cardiaco);
  • alterazioni e disturbi fisici delle cavità cardiache congeniti o acquisiti come valvulopatie, ipertrofie ventricolari, cardiomiopatie dilatative etc.;
  • disturbi elettrolitici: concentrazione in eccesso o in difetto di elettroliti ematici, che comporta un’alterazione del ritmo cardiaco;
  • effetti tossici di alcuni farmaci: che possono provocare danni al muscolo cardiaco.

L’ECG permette, inoltre, di valutare il funzionamento di pacemaker e altri dispositivi interni come defibrillatori impiantabili.

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I sintomi di malattie cardiache a cui prestare attenzione

Partendo dal presupposto che alcune patologie cardiache possono essere asintomatiche prima di eventi molto gravi come l’arresto cardiaco, la sintomatologia a cui prestare attenzione e che può indicare una cardiopatia è molto variabile, ma può essere composta da:

  • assenza di battito;
  • dolore toracico;
  • facile affaticabilità;
  • senso di debolezza (astenia);
  • gonfiore frequente agli arti inferiori;
  • mal di testa prolungati e giramenti di testa;
  • mancanza di fiato (dispnea);
  • palpitazione;
  • sensazione di battito irregolare;
  • svenimenti frequenti (lipotimie).

Quando effettuare l’Elettrocardiogramma

L’elettrocardiogramma è un esame diagnostico molto semplice da effettuare, che viene indicato nei casi in cui:

  • si riscontra la sintomatologia sopra indicata, che può essere ricondotta a patologie cardiache;
  • si presentano fattori di rischio familiare, molto importanti nel momento in cui si valuta lo stato di salute del paziente, in quanto diverse cardiopatie possono presentare una predisposizione familiare;
  • si deve completare l’inquadramento clinico-cardiocircolatorio del paziente che, ad esempio, deve sottoporsi ad un intervento chirurgico;
  • si necessita di certificazioni per lo svolgimento dell’attività sportiva anche agonistica, nel contesto delle valutazioni cliniche per accertare lo stato di salute dello sportivo;
  • si deve valutare l’evoluzione nel tempo di malattie cardiache o verificare l’efficacia delle cure.

Come si fa l’esame

L’ECG ha una durata di pochi minuti.

Sul corpo del paziente (braccia, gambe e torace) vengono posizionati 10 elettrodi che permettono di registrare l’attività elettrica del cuore.

L’elettrocardiografo la riproduce, poi, in un tracciato che viene valutato dallo specialista.

Non si effettua, quindi, stimolazione elettrica e non vi sono controindicazioni particolari all’esame, che è indolore e non invasivo.

Ogni quanto effettuare l’ECG

La cadenza con cui effettuare controlli medici ed eseguire un elettrocardiogramma è lo specialista a stabilirla, in base all’esito dell’esame e alla presenza o meno di patologie o fattori di rischio.

Dai 40 anni in su sarebbe consigliato effettuarli con cadenza biennale e dopo i 50 almeno una volta l’anno.

Tipi di Elettrocardiogramma

A seconda dei sintomi e del tipo di problematica evidenziato o sospettato esistono anche altre tipologie di ECG che possono essere effettuate:

  • ECG basale (a riposo): si tratta della modalità di esame classica, con il paziente sdraiato in posizione supina su di un lettino e gli elettrodi posizionati sul suo corpo;
  • ECG dinamico holter: viene effettuato con un piccolo elettrocardiografo portatile che permette la registrazione dell’attività cardiaca in continuo per 24 ore, evidenziando fenomeni (aritmie, insufficienza coronarica etc.) che altrimenti non sarebbero noti;
  • ECG da sforzo: è la valutazione del cuore sotto stress fisico con monitorizzazione in tempo reale dell’elettrocardiogramma e della pressione arteriosa. Permette di osservare il comportamento della pressione arteriosa e di evidenziare l’insorgenza di aritmie e di fenomeni di ischemia miocardica durante lavoro fisico;
  • Loop recorder: si effettua tramite applicazione sottocutanea di un dispositivo che di giorno registra l’attività elettrica cardiaca, mentre la notte trasmette le informazioni alla centrale operativa. Questa indagine può avere una durata di parecchi mesi ed è indicata per valutare l’esistenza di fenomeni rari, ma potenzialmente gravi o pericolosi come aritmie maligne, sincopi etc.

Altri esami cardiologici

L’Elettrocardiogramma è uno degli esami cardiaci di base e fondamentali ma non è il solo che consente la valutazione della funzionalità cardiaca.

Oltre a questo vanno ricordati anche:

  • ecocardiogramma colordoppler: una sofisticata ecografia al cuore, effettuata con una sonda ad ultrasuoni nel caso si sospettino danni o difetti cardiaci;
  • scintigrafia miocardica a riposo e da sforzo: a seconda della tipologia di esame indicata, dopo una prova da sforzo o un test provocativo farmacologico, viene iniettato al paziente un radiofarmaco debolmente radioattivo. Le immagini acquisite da un’apparecchiatura, chiamata gamma camera, permettono di fornire informazioni su come il sangue si diffonde nel miocardio (l’area muscolare) a riposo o sotto sforzo, per permettere valutazioni della funzionalità cardiaca;
  • angiotac coronarica (coronarografia virtuale, coronaro tc): si tratta di una tomografia assiale computerizzata (TAC) con mezzo di contrasto, in grado di produrre immagini 3D ad alta definizione delle coronarie e di valutare in modo non invasivo, quindi, la presenza di eventuali restringimenti (stenosi);
  • coronarografia: è un esame che prevede la somministrazione di un mezzo di contrasto utilizzato per rendere visibili le coronarie ai raggi x, così da valutare la presenza di eventuali stenosi;
  • risonanza miocardica o cardio rm: questo esame utilizza la risonanza magnetica per produrre immagini in grado di valutare le strutture anatomiche del cuore e in particolare, appunto, il miocardio.

Per approfondire:

Vita da soccorritore: metodo a 6 fasi per l’interpretazione dell’ECG a 12 derivazioni / VIDEO di Tom Bouthillet

44enne con dissecazione aortica, Suem sugli scudi: ecografia toracica e Ecg in strada per super medico 118

Sicilia, uso di elettromedicali ECG da parte di personale laico: AASI interroga l’assessore regionale

Fonte dell’articolo:

GSD

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