Esofagite: sintomi, diagnosi e cura

L’esofagite può essere ricondotta a cause diverse e, in base al tipo, i sintomi e le cure possono variare

La forma più comune di esofagite è quella legata al reflusso gastroesofageo, disturbo che riguarda circa 1 persona su 4.

Ma può insorgere anche per cause di natura diversa, come farmaci, allergie e malattie di natura infettiva.

L’esofagite  è un’infiammazione molto comune dell’esofago che si manifesta con rigurgiti, bruciore allo stomaco, dolore al petto e difficoltà a deglutire.

Diversi tipi di esofagite

In termini medici, il suffisso  ‘-ite’ sta a indicare un’infiammazione di un organo o di un tessuto.

In questo caso specifico a essere colpito è l’esofago, il condotto che trasporta il cibo dalla bocca allo stomaco.

Ma più che di esofagite, sarebbe meglio parlare di esofagiti al plurale, in quanto differenti sono le cause che possono portare all’insorgenza della patologia.

L’esofagite da reflusso

La forma più comune di esofagite è legata alla malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE): la frequente e abbondante risalita dei succhi gastrici dello stomaco che caratterizza questa patologia irrita progressivamente la mucosa che riveste l’interno dell’esofago, infiammandola.

Le cause dell’esofagite

Si parla in questo caso di esofagite da reflusso e dipende in molti casi da un malfunzionamento del cardias (l’orifizio che si trova tra lo stomaco e l’esofago e che ha il compito di impedire la risalita del contenuto gastrico).

Un altro fattore che predispone fortemente allo sviluppo della MRGE e quindi dell’esofagite da reflusso è l’ernia iatale.

Si tratta di una deformazione anatomica della giunzione esofago-gastrica, in cui parte dello stomaco risale nel torace attraverso l’orifizio esofageo del diaframma.

È opportuno non sottovalutare il problema del reflusso e la sua eventuale evoluzione in esofagite, in quanto può comportare l’insorgenza di lesioni all’esofago e dare origine a complicanze anche gravi.

Come si misura la gravità delle lesioni

L’estensione delle lesioni provocata dal reflusso gastroesofageo viene generalmente distinta in gradi, seguendo una scala che prende il nome di classificazione Los Angeles.

I livelli della scala sono:

  • grado A: una o più perdite di mucosa (erosioni) della lunghezza di non più di 5 mm;
  • grado B: almeno un’erosione più lunga di 5 mm senza continuità tra le pliche mucose (pieghe longitudinali della membrana dello stomaco);
  • grado C: almeno una perdita di mucosa con continuità tra due o più pliche, ma coinvolgenti meno del 75% della circonferenza esofagea;
  • grado D: più perdite di mucosa che interessano almeno il 75% della circonferenza esofagea”.

L’esofago di Barrett, tra le peggiori complicanze dell’esofagite

Maggiore è il numero e la gravità delle lesioni all’esofago, più è alta la possibilità d’insorgenza di complicanze.

La più temibile è il cosiddetto ‘esofago di Barrett’, che è considerato una lesione precancerosa e aumenta sensibilmente il rischio di tumore dell’esofago.

Altre cause dell’esofagite

Oltre al reflusso, all’origine del disturbo ci possono essere anche altri fattori.

L’infezione può avere un’origine infettiva e dipendere da batteri, virus, funghi o parassiti.

Generalmente questa tipologia di esofagite riguarda persone con ridotte difese immunitarie, come quelle HIV positive o malate di cancro.

Anche alcuni farmaci assunti per bocca possono causare danni se rimangono a contatto con la mucosa esofagea per un periodo troppo prolungato (ad esempio, se si ingerisce una pillola con poca o senza acqua).

Si tratta ad esempio di quelli a base di acido acetilsalicilico, dei beta-bloccanti e degli antinfiammatori non steroidei (FANS).

Sovrapproduzione di globuli bianchi ed esofagite eosinofila

Infine, l’infezione dell’esofago può essere immuno-mediata, ovvero dipendere da una reazione del sistema immunitario di solito in risposta ad agenti allergizzanti, di tipo alimentare (ad esempio latte, uova, soia) o ambientale.

Nelle persone con una predisposizione genetica, il contatto con questi allergeni scatena una sovrapproduzione di globuli bianchi, detti eosinofili, che provocano l’infiammazione dell’esofago.

Per questo motivo questa forma di esofagite viene anche chiamata eosinofila.

Si tratta di una patologia che insorge sia nei bambini sia negli adulti, prevalentemente di sesso maschile.

I sintomi: variabili a seconda della causa

Rigurgiti, dolore e bruciore retrosternale (dallo stomaco risale nel torace dietro lo sterno) e difficoltà nella deglutizione (disfasia) sono i sintomi più diffusi, che assumono però caratteristiche diverse in base alla tipologia di esofagite.

Ad esempio nella forma causata dalla risalita dei succhi gastrici, i sintomi sono quelli tipici della malattia da reflusso gastroesofageo, ovvero dolore e bruciore dietro allo sterno che tende a peggiorare dopo aver mangiato o essersi sdraiati e rigurgito di cibo o di liquido amaro o acido in bocca. In alcuni casi possono comparire anche tosse secca e stizzosa, raucedine e asma.

Chi invece soffre di esofagite eosinofila manifesta invece più comunemente deglutizione difficoltosa, occlusione da bolo alimentare e, nei casi più gravi, restringimento cronico dell’esofago (stenosi).

In rari casi, infine, le esofagiti possono provocare essere anche dei sanguinamenti.

La diagnosi di esofagite

La diagnosi è di competenza medica.

La descrizione della sintomatologia può orientare in un primo momento lo specialista sulla causa responsabile dell’infiammazione, accertata eventualmente con l’esecuzione di alcune indagini.

L’esofagogastroscopia, ad esempio, è l’esame che permette in molti casi di accertare il disturbo, rilevare la presenza di eventuali lesioni alla muscosa dell’esofago e stabilirne la causa (virus, batteri, farmaci, reflusso dei succhi gastrici, etc.).

Poiché si tratta di un’indagine che prevede l’inserimento di un tubo flessibile all’interno dell’esofago, in caso di dolore intenso e difficoltà a ingoiare, lo specialista potrà eventualmente procedere eseguendo una radiografia dell’apparato digerente con mezzo di contrasto al solfato di bario.

Cure differenti per le diverse forme di esofagite

Ciascun tipo di esofagite richiede un trattamento specifico in base alla causa.

Se i fastidi sono provocati dal reflusso gastroesofageo, su indicazione del medico, può essere necessaria una terapia farmacologica che limiti la produzione e la risalita degli acidi dello stomaco.

Generalmente si utilizzano i cosiddetti ‘inibitori di pompa’, ad esempio omeprazolo.

In associazione ai farmaci, poi, la persona dovrebbe mettere in pratica alcune buone abitudini di vita volte proprio a tenere sotto controllo il problema del reflusso.

Ad esempio:

  • limitare il consumo di alimenti o bevande che stimolano la produzione dei succhi gastrici come caffè, alcol, cioccolato, cibi grassi e speziati fare pasti piccoli e frequenti;
  • evitare di andare a letto subito dopo aver mangiato (aspettare almeno 3-4 ore);
  • non indossare cinture o abiti troppo stretti;
  • dormire con alcuni cuscini sotto la schiena;
  • cercare di mantenere il peso forma;
  • smettere di fumare.

Se l’esofagite dipende invece da batteri, virus, funghi o parassiti, lo specialista valuta la terapia più indicata alla rimozione dello specifico agente infettivo.

La forma eosinofila, essendo una malattia cronica, non può essere curata del tutto.

Esistono però dei trattamenti che permettono di attenuare i sintomi, nella fase acuta, e in seguito prevenire per quanto possibile le ricadute.

Generalmente l’approccio è di tipo farmacologico e prevede l’assunzione di corticosteroidi topici, sotto forma di inalatori o pastiglie da inghiottire. In genere, è consigliabile sciacquare la bocca dopo aver assunto il farmaco, per evitare infezioni come la candidosi esofagea, che è l’effetto collaterale più frequente.

Per prevenire la ricomparsa dei fastidi, soprattutto se causati da allergeni di tipo alimentare, lo specialista può prevedere la rimozione dell’alimento scatenante la reazione dalla dieta.

Infine, anche nel caso dell’esofagite farmaco indotta, la cura si basa sulla sospensione della terapia farmacologica.

Laddove però ciò non fosse possibile, è consigliabile che la persona inghiottisca le pastiglie con molta acqua e non si sdrai per almeno un’ora.

Per approfondire:

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Fonte dell’articolo:

GSD

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