La nuova frontiera del salvataggio: la robotica applicata al search & rescue

Dalla fantascienza alla realtà, lo sviluppo della robotica potrà trovare nuove soluzioni adatte al salvataggio. In particolare su scenari pericolosi per l’incolumità degli umani. Secondo gli esperti del Centro per la Ricerca assistita da robot e soccorso (CRASAR) presso la Texas A&M University, nonostante i recenti progressi, i robot rimangono troppo costosi rispetto ai benefici che possono offrire. Julie Adams, professore alla Vanderbilt che studia in un percorso di ricerca le interazioni uomo-robot, dice che l’uso di robot in ricerca e soccorso in genere richiede la presenza di quattro tecnici specializzati in robotica, rendendo il costo di utilizzo di questi apparati troppo elevato. Attualmente, solo un robot è utilizzato in questo tipo di missioni, ma alcuni ricercatori pensano di usare più robot che potrebbero collaborare per realizzare un compito comune.

“Tuttavia, più robot sono difficili da controllare e monitorare -dice Adams- inoltre, occorre tenere in considerazione gli aspetti psicologici di questo tipo di salvataggio. Potrebbe essere terrificante per qualcuno che si trova in una situazione di stress trovarsi avvicinato da molti robot”. In un video ecco alcuni prototipi giapponesi, sviluppati per operare in zone contaminate da radiazioni, come la centrale nucleare di Fukushima: impressionante l’esoscheletro robotico che permette a un soccorritore di entrare in zone altrimenti letali.

I commenti sono chiusi.