Lavoratori dell’emergenza sotto pressione a Bangkok

 

La violenza politica in Thailandia impatta sul lavoro dei soccorritori che si trovano, loro malgrado a operare su scenari difficili, con feriti anche in gravi condizioni, per arma da fuoco, traumi o ustioni, mentre sono guardati con diffidenza dalla polizia fedele al governo e dai movimenti di opposizione. I primi accusano il personale paramedico di spalleggiare i dimostranti che da mesi manifestano per le strade del paese, in particolare a Bangkok, fulcro di tutto questo movimento di opposizione; il movimento antagonista ritiene che le ambulanze siano fedeli al Governo e abbiano consegnato alla polizia alcuni dei feriti degli scontri che insanguinano il paese asiatico.

Jakkapong Ruengdet, un 30enne soccorritore presso il Poh Tech Tung Foundation, spiega che le ambulanze sono arrestate e perquisite sia dalla polizia che dal servizio d’ordine dei manifestanti, alla ricerca di prove delle rispettive tesi. Il risultato è che, spesso, questi controlli ritardano inutilmente il soccorso ai pazienti.

Surapon Pulkate, un supervisore della squadra di soccorso Poh Teck Tung, ha detto che i soccorritori hanno dovuto coordinarsi con i diversi settori, tra cui i manifestanti anti-governativi, poliziotti, soldati, personale di servizio medico di emergenza a Bangkok e anche i proprietari degli edifici vicini per fornire assistenza rapida e sicura ai feriti. “Tra i tanti problemi di natura operativa -conclude Pulkate- i nostri uomini satnno soffrendo per i turni massacranti e la continua insicurezza. Nelle settimane scorse la violenza è esplosa all’improvviso: le nostre famiglie sono preoccupate per la nostra incolumità”.

 

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