Malasanità : il problema delle esternalizzazioni nel soccorso pubblico

Mentre da una parte, in Italia, si bloccano i telepass per le autoambulanze, danneggiando i soccorritori e le associazioni che hanno bisogno di questo strumento per soccorrere i pazienti, dall’altra si stanno infilando nei sistemi di soccorso realtà che poco hanno a che vedere con i principi e i valori che animano gli operatori, i medici e i grandi gruppi di assistenza pubblica.

L’emergenza infiltrazione mafiosa nel soccorso è stata denunciata da un articolo de “L’Espresso” firmato da alcuni giornalisti d’inchiesta, come Michele Sasso e Giovanni Tizian. Proprio a quest’ultimo abbiamo chiesto un commento per capire meglio la situazione, e inquadrare i problemi che nascono e diventano sempre più grandi per i soccorritori.

MANCANO I CONTROLLI – “A perderci per primi in questo sistema contaminato – spiega Tizian – sono i pazienti ed i soccorritori. Da quando il servizio è stato aperto anche alle cooperative onlus, è arrivato di tutto. Soprattutto imprenditori che vogliono fare profitti in tutti i modi. Persone che sono disposte a sacrificare i volontari e i lavoratori, i malati e la loro comodità, solo per marginare qualche guadagno in più”.
Per Tizian il problema maggiore è la sempre più forte presenza mafiosa, passata dagli ospedali anche alle aree di emergenza: “Ci sono poche regole per scegliere chi deve fare i servizi di soccorso. Ci sono già state 4 strutture sanitarie sciolte per infiltrazione mafiosa. Casi in Calabria, in Campania, a Reggio e in Lombardia devono far alzare l’attenzione. Non voglio criminalizzare tutti, ma quando nascono cooperative onlus senza nessun controllo, è facile per le associazioni mafiose entrarci”.
Un’infiltrazione che poi rovina e distrugge il forte rapporto di fiducia che deve esserci fra paziente e soccorritore. “Tutto questo – conclude Tizian – perché la sanità è uno dei settori più ricchi del nostro paese. Le mafie vogliono controllare questa cassaforte”.

Tutto a scapito della collettività, dei soccorritori, dei lavoratori dell’emergenza e soprattutto delle associazioni che si muovono con onestà, passione e senso del dovere sul territorio. Per questo il grido d’allarme dell’Espresso è rivolto soprattutto alle amministrazioni pubbliche: L’esternalizzazione selvaggia è la morte dei diritti di tutti. Ecco l’articolo di Michele Sasso:

Esistono mestieri in cui la professionalità non basta, ma servono una motivazione profonda e una disponibilità totale. Per questo far parte dell’equipaggio di un’ambulanza è sempre stata un’attività per volontari, animati dallo spirito degli angeli custodi. Ogni chiamata al 118 è questione di vita o di morte, una corsa che in pochissimi minuti decide il destino di una persona. Il paziente è nelle mani dell’abilità del guidatore a destreggiarsi nel traffico, della capacità del personale nel massaggio cardiaco e nella rianimazione. Adesso invece anche il soccorso d’emergenza sta diventando un ricco business: in Italia si spende un miliardo e mezzo di euro per garantire gli interventi. Oggi si punta al profitto, tagliando sulla qualità, risparmiando sui mezzi e imbarcando soggetti senza qualifica. Una torta che attrae interessi spregiudicati e lottizzazioni politiche, un serbatoio di soldi facili e posti assicurati. Perché il settore di fatto è stato investito da una deregulation, che rischia di creare un Far West a sirene spiegate.

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1 Commento
  1. […] de l’Espresso, a firma di Michele Bocci e Mario Reggio (già autori dell’inchiesta sulla mafia nelle ambulanze) da un’idea chiara del grave problema italiano della gestione delle emergenze. Il […]

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