Maltempo e danni a Carrara, la colpa di chi è?

Incompetenza dei costruttori, comportamenti inadeguati da parte degli enti, omissioni sui controlli, superficialità generale. Si può chiudere qui la vicenda dell’argine crollato del torrente Carrione? Per i cittadini di Carrara assolutamente no. Per questo le conclusioni della Commissione d’inchiesta voluta dalla regione Toscana per fare luce sulle cause del crollo che ha portato la città toscana a subire la terza alluvione devastante in 5 anni non soddisfa al momento le voci dei cittadini ancora oggi arrabbiati per gli errori commessi e le mancanze dei politici e degli amministratori. 

 

“E’ stata realizzata, da parte della Provincia di Massa Carrara, un’opera diversa dal progetto – spiega il presidente della Regione Enrico Rossi – senza che nessuno abbia approvato le modifiche. E questa diversità è, probabilmente, la causa del disastro perché, in pratica, il nuovo muro è stato costruito sul vecchio, che invece andava demolito e ricostruito”.

A pochi giorni dal suo insediamento, il 9 novembre scorso, la commissione ha presentato le sue conclusioni. Su decisione della giunta il presidente Rossi ha rimosso dall’incarico il dirigente del Genio Civile, che sarà inoltre sottoposto a procedimento disciplinare. Secondo la commissione infatti il Genio Civile ha la responsabilità di non aver riscontrato anomalie rispetto alla legge e non aver chiesto spiegazioni: più gravi sarebbero, sempre secondo la commissione, le responsabilità della Provincia che era il soggetto attuatore del progetto.

“Il progetto non è stato depositato al Genio Civile per il controllo sismico – prosegue Rossi – non è stato fatto nessun collaudo statico, come previsto dalla legge regionale e da quella statale per le opere di cemento armato, ma solo un certificato di regolare esecuzione redatto dallo stesso progettista e direttore dei lavori. Non solo. Anche a seguito delle segnalazioni di anomalie da parte di ditte e altri enti, la Provincia si accontenta della riconferma del parere del direttore dei lavori e afferma che l’opera non presenta criticità”. Nulla si muove neppure dopo la segnalazione dei Vigili del Fuoco, che è stata fatta anche al Genio Civile che, come sostiene la commissione, “non reagisce e mostra un comportamento sicuramente inadeguato. Il Genio Civile avrebbe almeno dovuto riscontrare l’anomalia rispetto alla legge e chiedere spiegazioni”.
“In sostanza, ferma restando la chiarissima responsabilità della Provincia – ribadisce il presidente – riteniamo che il Genio Civile locale non abbia avuto comportamenti adeguati. Quindi, quando riferendomi al tragico evento ho detto che la gente ha diritto di sapere, sulla base della verifica possiamo rispondere oggi che ci sono state incompetenza e superficialità. Il resto, complicità, ruberie, sarà compito della magistratura, che ringrazio, accertarlo”.
“Abbiamo fatto la nostra parte – ha concluso Rossi – e ora ci aspettiamo che anche Provincia e Comune, per le loro competenze, facciano altrettanto”.
Il presidente Rossi ha annunciato che sulle nuove 215 opere dichiarate d’urgenza e sbloccate per complessivi 127,5 milioni, la Regione ha scelto di effettuare, oltre al collaudo previsto per legge, anche una ulteriore verifica post collaudo. Per questo sarà attivato un nucleo di tre tecnici, costituito da un ingegnere specializzato, un dirigente del Genio civile, un giovane ingegnere.
Con il superamento delle Province la Regione coglierà anche l’occasione per il riordino delle competenze sul governo idraulico, in particolare riportando le funzioni di polizia idraulica, prima esercitate dalla Provincia all’interno del Genio Civile, che sarà rafforzato.

 

Fonte: Il Giornale della Protezione Civile

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