Violenza ai soccorritori: paziente imbraccia fucile ad aria compressa, paura per l'equipaggio di un'ambulanza

La violenza nei confronti dei soccorritori non sembra essere un male esclusivamente italiano, a quanto pare. A Reinheim, in Germania, una persona soccorsa ha pensato bene di imbracciare un fucile ad aria compressa e dirigerlo verso l’equipaggio dell’ambulanza.

 

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Erano le 18 e 45 del 30 giugno scorso quando alla centrale operativa di quell’area tedesca un uomo di 42 anni ha effettuato la propria richiesta di assistenza medica.

L’ambulanza è accorsa in breve tempo, e presasi in carico il paziente, effettati gli esami clinici del caso, ha provveduto al trasporto a casa dell’uomo.

I soccorritori erano intenti alla compilazione dei moduli di conclusione del servizio effettuato quando il 42enne, senza apparente motivo e in modo inaspettato, ha preso il proprio fucile ad aria compressa mirando verso i soccorritori.

Questi ultimi, vista la mala parata, sono rapidamente risaliti sull’ambulanza allontanandosi dal luogo.

Hanno quindi avvisato le forze di polizia teutoniche, che si sono a loro volta attivate.

Sottoposto ad alcoltest, il paziente ha mostrato un tasso nel sangue di 2,5 per mille (per capirci: 0,5 in Italia è il limite superato il quale non si può condurre un’automobile).

Nell’abitazione dell’uomo, peraltro sotto processo per minacce, è stata trovata anche una balestra.

Che aggiungere, al nudo fatto di cronaca? Al netto del tasso alcolemico dell’uomo, resta una forte esposizione del personale medico-sanitario, volontario o professionista, ad un clima davvero incomprensibile.

L’emergenza-coronavirus, che ha così violentemente evidenziato il coraggio di chi opera nel mondo del soccorso, non sembra aver avuto, tra le proprie conseguenze, una riconsiderazione dei comportamenti da tenere verso chi sale su un’ambulanza.

E aiuta chiunque abbia bisogno.

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FONTE DELL’ARTICOLO:

SITO UFFICIALE DI RETTUNGDIEMST.DE

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