Con Gli Occhi della Guerra “Chi sono (davvero) gli elmetti bianchi”

Con Gli Occhi della Guerra “Chi sono (davvero) gli elmetti bianchi”

Emergency Live sostiene il progetto “Gli Occhi della Guerra” un’iniziativa editoriale che vuole incrementare e sviluppare il reportage d’inchiesta, anche con il crowdfunding. Gli occhi della Guerra spinge il nostro sguardo verso quegli angoli di mondo e quelle tragedie che non possiamo o non vogliamo vedere. Nei reportage de “Gli Occhi della Guerra” appaiono non solo quelli che devono difendersi o vogliono attaccare altri esseri umani, ma anche quelli che corrono e soffrono per salvare vite; professionisti e volontari che mettono a repentaglio la vita nel prestare servizi di soccorso e di emergenza.

Questa settimana abbiamo deciso di riprendere un reportage del giornalista Matteo Carnieletto, dal titolo “Chi sono (davvero) gli elmetti bianchi”:

In questi mesi si fa un gran parlare degli elmetti bianchi. Sono stati loro, lo scorso agosto, a salvare il piccolo Omran Daqneesh dalle macerie di Aleppo. Un’azione senza dubbio nobile che ha giustamente fatto il giro del mondo. Anche perché gli elmetti bianchi si trovano ogni giorno in prima linea per cercare di salvare vite mettendo a repentaglio  la propria. Questo è il loro compito. Un compito rischioso e nobile per il quale sono stati candidati al Nobel per la pace. Fin qui tanto di cappello, quindi.

Ma, approfondendo un po’ di più la storia degli elmetti bianchi e del loro fondatore, si scopre ben altro. L’ideatore di questa Ong è infatti James Le Mesurier, ex ufficiale dell’esercito inglese, consulente del ministero degli Esteri e del Commonwealth. Ha iniziato a lavorare in Siria nel 2011, proprio in concomitanza con le primavere arabe, come ha raccontato lo scorso 5 ottobre a Il Foglio: “Ho lavorato in zone di conflitto in tutto il Medio Oriente, e l’approccio standard dei governi che vogliono stabilizzare degli Stati falliti o fragili di solito segue due linee guida; la democratizzazione e il buon governo e il rafforzamento del settore della sicurezza. (…)  Ho speso tutta la mia carriera a lavorare sull’una o sull’altra”. Le vicende di Le Mesurier ricordano quelle di un altro ufficiale, questa volta americano, Robert L. Helvey. Anche lui attivo in aree di crisi, “specialista nell’azione clandestina”, ha dedicato parte della sua vita a “democraticizzare” Stati e a “renderli più sicuri”. Helvey, infatti, “compare più volte in giro per il mondo, in luoghi dove si preparano rivolte e rivoluzioni, dalla Birmania alla Cina, dalla Serbia alla Thailandia” (Alfredo Macchi, Rivoluzioni S.p.a, p. 47). Entrambi ex ufficiali ed entrambi sostenuti dall’America per operare in aree di crisi.

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