Il sanitario del futuro? Per l’università di Luisville sarà un robot, nell’arco di 10 anni…

Domo Arigato, il robot infermiere dell'università di Luisville.

Domo Arigato, il robot infermiere dell’università di Luisville.

Infermieri, OSS, autisti, soccorritori e volontari devono vedere questo video. E, forse, anche i medici dovrebbero pensare che lo sviluppo di un robot capace di curare l’uomo, è una rivoluzione non così lontana come sembrerebbe.

MILANO – Abbiamo ancora tutti negli occhi i Nexus 9 e la caccia dell’agente K di Blade Runner, ma se quello era cinema, la ricerca che sta portando avanti l’Università di Luisville è pura realtà. Il Professor Dan Popa sta sviluppando il primo assistente infermieristico umanoide.

Riba, il robot giapponese che solleva i pazienti dal letto per non affaticare i sanitari

Riba, il robot giapponese che solleva i pazienti dal letto per non affaticare i sanitari

Capelli, barba, occhi, voce, pelle morbida e simile a quella umana, la possibilità di avere conversazioni simili a quelle che si fanno con uno sconosciuto alla fermata dell’autobus. Lo sviluppo del primo robot umano da corsia ospedaliera è un importante passo verso la domotica sanitaria. Non siamo a uno stadio preistorico di sviluppo. Secondo Dan Popa, nei prossimi 10 anni, potremmo tranquillamente vedere questi replicanti in ospedale effettuare operazioni semplici come portare acqua ai pazienti, sistemare cuscini, cambiare sacche cateteri, sostenere gli anziani per farli camminare lungo la corsia. “Stiamo sviluppando questo progetto non per sostituire gli infermieri, ma per aiutarli ad essere più produttivi. Non è un rimpiazzo, ma un supporto che può fare tante piccole cose”.

Secondo Popa, oggi il suo umanoide può tirare fuori i guanti in lattice dalla scatola e prepararli perché vengano infilati dall’infermiere, può versare l’acqua da una brocca ad un bicchiere e darla al paziente, e può sostenere un paziente per farlo camminare. “Siamo al 85% di funzionalità sul versamento dell’acqua nel bicchiere. Significa che per il restante 15% l’acqua va per terra, si rompe la brocca, o si lava il paziente”.
Chiaramente il lavoro dell’Università di Luisville è quello di migliorare e potenziare la risposta ai comandi umani del robot, e i risultati – se pensiamo agli sviluppi che si stanno avendo – non sono affatto negativi, anzi. “Abbiamo lavorato molto e sono tante le realtà che stanno sviluppando queste tecnologie, credo che nel giro di 10, massimo 15 anni, potremo avere robot in corsia con diverse mansioni”. Pochi anni fa, l’Università di Luisville ha messo in azione il primo assistente robotico per medici che operano nelle “rural areas”, ovvero zone distanti più di due ore da un ospedale. Situazioni replicabili anche in Italia?

Tokyo 2017, il robot che stende e piega le lenzuola è realtà.

Tokyo 2017, il robot che stende e piega le lenzuola è realtà.

Servire cibo ai pazienti e far sembrare umani i robot sono cose che servono per generare un’empatia con l’essere umano che altrimenti rifiuterebbe il supporto robotico. “L’interfaccia umanoide tranquillizza l’essere umano” spiega Bopa, ma davanti ad una spiegazione simile rimangono comunque un’enorme quantità di dubbi, etici, professionali e culturali da porsi.
E’ davvero possibile che un robot umanoide possa entrare nel novero dei lavoratori che supportano l’infermiere, di fatto sostituendo le mansioni di un OSS? E’ davvero il nostro scopo – nell’arco di 10 anni, meno di un terzo del tempo necessario ad un lavoratore assunto oggi per raggiungere la pensione – fare si che le conversazioni fra paziente e sanitario in ospedale o in un centro anziani, siano sviluppate da una macchina? Vogliamo davvero che sia un robot ad effettuare tutte quelle operazioni basilari (cambio sacca catetere, far evacuare o urinare il paziente, dare da mangiare al paziente o farlo camminare) che richiedono tempo, empatia e pazienza?

In Italia, vista la grande polemica che circonda il tema, fra dieci anni potrebbe esserci chi vorrà usare gli umanoidi per fare il giro letti? E se, a forza di delegare ad una macchina piccole mansioni, perdessimo il senso di quello che è il rapporto umano e fisico con il paziente, oltre al suo controllo quotidiano? Quando mancherebbe poi alla somministrazione delle pasticche o alla presa di una vena?

Perché perdere tempo ad imparare come sollevare i carichi senza faticare? C'è il robot-zaino che muove i muscoli al posto nostro! E' stato presentato a Tokyo quest'anno, ed è già in produzione

Perché perdere tempo ad imparare come sollevare i carichi senza faticare? C’è il robot-zaino che muove i muscoli al posto nostro! E’ stato presentato a Tokyo quest’anno, ed è già in produzione.

Sotto quegli occhi, quella pelle finta, quell’insieme di circuiti e di risposte quasi naturali, c’è una rivoluzione profonda del concetto di lavoro. E forse è davvero come dice Popa: fra 10 anni una persona potrà andare in un negozio e comprare un’assistente sanitaria personale per il proprio genitore allettato.
Se avrà uno stipendio per farlo. Dall’altra parte, OSS, infermieri, soccorritori e medici sono avvisati…

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Emergency Live

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3 Comments

  1. Francesca Ricci

    Ah quindi studiamo minimo 3 anni per “somministrare pasticche e prendere una vena”… Cavoli, che geni che siamo!

    Se questo per voi è l’infermiere stiamo messi bene.

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    1. Emergency Live
      Emergency Live

      Buongiorno Francesca, proprio perché il professionista infermiere non è solo pasticca, prelievo, giro letti, la sua professionalità non può essere sostituita da un robot umanoide. Noi di mestiere riportiamo fatti e ci leghiamo a discussioni che sono già in atto. Non per nulla abbiamo sostenuto – e sosteniamo – l’importanza dell’infermiere professionista autonomo in emergenza pre-ospedaliera, con protocolli precisi e qualificati.
      Se nel nostro articolo ha compreso un tono denigratorio nei confronti dell’infermiere, me ne dispiaccio e chiedo scusa. Vorrei però che mi indicasse dove e con quali parole, per procedere ad una revisione.
      Scriviamo per farci comprendere e il nostro metro di giudizio siete solo voi lettori.
      Grazie e buona giornata
      Mario Robusti

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  2. Francesca Ricci

    Senza parlare del fatto che per voi rapporto umano = giro letti. Dove sono io non faccio mai letti e igiene al paziente, eppure ho un rapporto umano con loro. Forse perché li guardo negli occhi? Ma è possibile che in questo paese non si possa mai pensare in grande?

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