La raccolta fondi entra nella finanza: addio crowdfunding, Croce Rossa sperimenta i Bond umanitari

La raccolta fondi entra nella finanza: addio crowdfunding, Croce Rossa sperimenta i Bond umanitari

La Commissione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa lancia il primo bond umanitario: gli speculatori finanziari potranno investire nei paesi in via di sviluppo con grandi garanzie, supportando progetti umanitari

 

GINEVRA (Svizzera) – In tutto il mondo c’è una grandissima crisi: la raccolta fondi non è più sufficiente per coprire i bisogni delle popolazioni in difficoltà. I bisogni di chi ha fame, sete, sofferenza e nessuno strumento per sopravvivere stanno mandando in tilt i sistemi delle ONG, che non riescono più a supportare e affrontare gli effetti dei conflitti e delle catastrofi che si susseguono da anni, decenni, e a volte continuano da una vita.

Investire sul futuro: un progetto finanziario per la riabilitazione dei disabili

Nel mondo ci sono 90 milioni di persone con disabilità fisica che necessitano di supporto per riacquistare la propria mobilità. Solo il 10% – 9 milioni – hanno un supporto di qualche tipo. Nei paesi in via di sviluppo e in quelli più fragili a livello politico, c’è solo la Croce Rossa Internazionale a fornire supporto per la riabilitazione dei disabili. Persone ferite in incidenti di lavoro, durante bombardamenti, o semplicemente nate con disabilità dalla nascita, vengono aiutate dalla associazione internazionale fondata da Henry Dunant.

Ma se nel mondo civilizzato i servizi sanitari trovano il supporto di enti finanziari e fondazioni, perché non si può arrivare allo stesso sistema anche nei paesi in via di sviluppo? E’ la base dell’idea innovativa lanciata dalla ICRC. Creare una partnership con i business angels, i venture capital e i governi dei paesi emergenti, per ampliare le aree di investimento e di ritorno economico. L’idea nasce dal Mali, dove ICRC sta aiutando i bambini che hanno perso l’uso delle gambe a ritornare a camminare. O bambini che ritrovano la speranza, diventano essi stessi un faro per il futuro del proprio paese. Non solo perché il loro valore sociale aumenta, ma perché ritrovando la speranza, generano un obiettivo nuovo per l’economia e la politica del proprio paese.

Le persone che non hanno accesso a sistemi sanitari per ritrovare una vita normale, non possono aiutare le proprie famiglie a sopravvivere e a guadagnare più soldi. Ed è qui che Croce Rossa ha trovato un stimolo affinché il mondo economico guardi verso le associazioni ONG in modo totalmente differente.

La storia di Issa El Hadj Kobo,del Niger, è illuminante: questo ragazzo padre di 11 bimbi ha perso le gambe dopo una sparatoria. “Un giorno una persona mi ha fatto conoscere Niamey, il centro ICRC dove mi hanno curato con delle gambe artificiali. Da lì la mia vita è ricominciata”. E Kobo è solo uno degli esempi che hanno fatto nascere il progetto Impact Bond.

Il bersaglio finale degli Impact Bondi di Croce Rossa sono quelli di aiutare in 5 anni il miglioramento della riabilitazione sanitaria in Nigeria, in Cong e in Mali, generando servizi per centinaia di persone. Il personale di Croce Rossa formerà fisioterapisti e aiuterà a far costruire nuove protesi in loco. L’investimento iniziare arriverà però dal settore privato, e sarà ripagato nel tempo dai governi nazionali,

New staff will be trained in physiotherapy, and in how to make prosthetic limbs. The funding method is a world first: initial finance comes from the private sector, and will then be repaid by national governments, una volta che i risultati del lavoro saranno valutati e verificati.

La Croce Rossa Internazionale si aspetta che questo nuovo modello di investimento sia d’esempio per diversificare il sistema di finanziamento umanitario, riducendo la pressione che oggi si è generata sulle fonti primarie e sul budget esistente. Ma soprattutto, la Croce Rossa vuole dare un futuro al progetto ortopedico speciale creato dal volontario di Croce Rossa Mohamed Choghal: ridare alle persone che hanno perso le gambe la possibilità di camminare, e di ripartire.

“Lavorare in un centro riabilitativo e vedere le persone nello stato in cui sono crea molto dolore. Il nostro obiettivo non è solo farli camminare ma ridare loro la possibilità di integrarsi nella società, perché una volta in piedi, le persone ritrovano la voglia di lavorare, di mettersi in gioco: si sentono bene”.

 

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