La testimonianza da Livorno, spalando fango per liberare Montenero e la Madonna delle Grazie

La testimonianza da Livorno, spalando fango per liberare Montenero e la Madonna delle Grazie
di Edoardo Govoni, Fiammeblu. Grazie per le foto alle Misericordie della Toscana

Una goccia dopo l’altra per ore, e poi il vento forte. Ormai l’idea che domani mattina dovrai uscire a dare una mano al vicino per togliere l’acqua dalla cantina è una certezza: le fogne non hanno mai funzionato a modo, ma soprattutto piove molto più di prima. Poi però succede quello che non ti aspetti: la mattina sei in piedi dalle 7, fuori dalla finestra la tua strada è un lago, ma questo lo consideri ordinaria amministrazione dopo una notte di pioggia intensa, quello che non capisci ė il telefono che continua a suonare. Diversi amici da diverse città d’Italia che continuano a chiederti se è tutto a posto a casa. La prima risposta è semplice: “va tutto bene, dopo sento i miei suoceri, loro vanno sempre sotto, ma tutto nella norma”. Come mai queste attenzioni, per un po’ di pioggia forte? Così apri il telegiornale e vedi che a Livorno, specialmente a Montenero, ė successo il disastro.

Fare mente locale, recuperare la divisa, dare la disponibilità di pronta partenza ed attendere la chiamata.
WhatsApp Image 2017-09-10 at 10.38.05Poi parti e ti rendi conto che sono passate ormai 10 ore dalla confusione e vedi le macchine attorno sommerse fino al giro degli sportelli.
C’è fango ovunque, strade chiuse trasformate in letto da fiumi improvvisati, macchine parcheggiate dall’acqua sopra rotonde, marciapiedi e giardini.
Fai fatica a farti largo nelle strade, ed anche se guidi un mezzo di soccorso sei obbligato a giri lunghissimi. Polizia, Carabinieri, Finanzieri e agenti della Polizia Municipale a presidiare ogni strada invasa dalle acque, ad assistere in casa alle persone e a liberare a mano le strade dalle auto ribaltate.
Alla fine il luogo di destinazione è la sede della Misericordia di Montenero: l’acqua, il fango ed i detriti gli hanno portato via 3 ambulanze su 4 del loro parco veicoli. L’unica ambulanza superstite si trovava in cima ad una rampa: è l’ambulanza della postazione con medico, e per questo viene prontamente spostata presso un’altra sede.
La piazza antistante la sede si chiama piazza delle carrozze: un tempo i devoti diretti al santuario della Madonna di Montenero arrivavano fino a qui in carrozza per poi prendere la funicolare diretta alla piazza della Chiesa. La stazione della funicolare è invasa dal fango e fuori tre macchine movimento terra si alternano per liberare dai detriti.
Santuario_di_montenero_01Noi dobbiamo salire, ci aspetta proprio il santuario invaso dal fango.
Salire la strada non è semplice: diversi muretti non hanno retto ed il fango o le pietre hanno ricoperto interi pezzi di strada.
Parcheggiamo tra un mezzo ed un altro: armati di pale, spingi acqua e tanta voglia di fare ci portiamo in Chiesa, e più in alto nelle sale parrocchiali, da dove il fango ha trovato la via per scendere verso valle.
Guidano i lavori i volontari della misericordia di Montenero: non hanno avuto neanche il tempo di leccarsi le ferite, di pensare a casa loro che sono lì. Le misericordie della Toscana hanno messo giù  un vero e proprio esercito. Tu da Pisa ti trovi spalla a spalla con chi viene da Viareggio, Serravezza, Lido di Camaiore, Montecarlo, Prato, Empoli, Montelupo Fiorentino, Tavernelle e altri che non ricordi.
Si superano anche le rivalità calcistiche, mentre il tuo compagno di pala, un ragazzo dell’Azione Cattolica Ragazzi, indossa una tuta amaranto del Livorno calcio.
Sono ormai passate 4 ore da quando sei lì  che arriva il cambio: domani mattina si torna a lavoro. Se non fosse per questo non andresti via, anche se sei rincuorato da sapere che in sede si sta allestendo un’altra squadra.
La strada del ritorno verso casa è complicata quanto quella della andata, e fermo in fila vedi altri volontari: SVS, altre pubbliche assistenze, la Croce Rossa, la SWRTT e l’esercito che è impegnato a scavare lungo il Rio Ardenza.
Sembra che stanotte la pioggia dia una tregua, ma a Livorno ci sarà da fare ancora tanto per i prossimi giorni.

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