Disturbo del fegato grasso: cresce la presenza tra i bambini

Disturbo del fegato grasso: cresce la presenza tra i bambini

Si pensava che la malattia del fegato grasso colpisse principalmente gli adulti alcolisti mentre ora risulta particolarmente presente anche tra i bambini.

Secondo recenti studi, negli Stati Uniti, un bambino su dieci soffre di questa patologia.

Le cause che portano l’organo color ruggine a diventare gonfio e sbiadito dalle giallognole cellule grasse, sono diventate tanto comuni tra i non bevitori da dover rinominare la malattia fegato grasso non alcolico.

I dottori sono preoccuapati soprattutto per l’estrema diffusione del tipo non alcolico, dove il fegato si infiamma e le cellule vengono danneggiate. Questa condizione porta poi allo sviluppo della cirrosi epatica, disturbo che provoca la formazione di tessuto cicatriziale e il conseguente arresto dell’organo.

L’aumento dell’incidenza di questa patologia è dovuto in gran parte all’obesità epidemica – il 40% dei bambini che soffrono di obesità presentano questa malattia – anche se questa non è l’unica causa. Il disturbo è in crescita anche tra i bambini che non soffrono di problemi di peso, riportano gli esperti. Nonostante il numero delle persone che soffrono di obesità si sia ormai stabilizzato, il numero di parso che soffrono di steatosi epatica continua a salire.

E’ una malattia che non presenta sintomi, il che significa che una persona potrebbe soffrirne per decenni senza saperlo.

Essendo stata scoperta solo recentemente la sua presenza nei bambini, non è ancora chiaro come il disturbo si evolva in età adulta. Approssimativamente, il 10% delle persone che soffrono di fegato grasso, svilupperà la steatosi epatica non alcolica mentre il 15-20% di questi, soffrirà di cirrosi.Gli stadi iniziali del  fegato grasso e della steatosi epatica sono reversibli, la cirrosi non lo è.

In uno studio pubblicato quest’anno, contenete dati sulla presenza di elevati enzimi epatici nella popolazione americana, segno di probabile fegato grasso, le percentuali dei bambini sospettati di soffrire di questa patologia sono passate dal 4% (1988-1994) al 10.7% (2007-2010).

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