118 e malati oncologici, quali precauzioni nella gestione di questi casi?

L'oncologia in Italia riceve premi e riconoscimenti per la cura del percorso tradizionale e palliativo. Ma quanto è stato fatto sul tema per il trasporto sanitario e l'emergenza? E' ancora possibile che il malato oncologico venga trattato dal 118 senza un percorso dedicato?

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Ma come si effettua l’accesso all’ospedale? Cosa è previsto per chi si trova in emergenza e chiama l’ambulanza del 118? Il percorso facilitato.
 
In Italia però da anni si sta sviluppando una corrente di pensiero che ha trovato un grosso scoglio da affrontare: spesso infatti il paziente oncologico in crisi, in stadio avanzato o in grave peggioramento, si trova a fare i conti con dolori acuti e paure più che giustificate. La chiamata al 118 è quindi una eventualità più che possibile, soprattutto quando il malato oncologico sta male e non c’è il medico di base a supporto. Diversi ospedali quindi hanno costruito e pensato percorsi agevolati per il trattamento dei malati oncologici fragili che prevedono uno specifico percorso per l’accesso al Pronto Soccorso e il passaggio immediato – il più veloce possibile – verso il corretto reparto di attesa, o quantomeno verso un’area di assistenza il più riservata possibile.
Uno dei primi esempi di questo percorso è stato sviluppato in Lombardia, da AREU, nell’AAT di Mantova. Il dottor Pier Paolo Vescovi (dipartimento specialità mediche) e il direttore del dipartimento di Emergenza-Urgenza Maio Luppi hanno creato un progetto molto interessante, oggi affinato e migliorato.
L’obiettivo era ed è quello di favorire i pazienti in fase terminale o avanzata della malattia, tutelandoli in situazioni di urgenza come in caso di neutropenia febbrile o se è necessario attuare interventi di emergenza quali il tamponamento cardiaco e la compressione midollare. Si è cercato soprattutto di evitare ricoveri impropri nelle strutture di degenza e anticipare il coinvolgimento delle struttura di Cure Palliative.
Il punto di partenza è stato ovviamente la prevenzione dell’arrivo del malato in Pronto Soccorso, perché si tratta di un’area dove il malato oncologico può vedere un aggravamento delle proprie condizioni a causa della promiscuità di malattie e patologie differenti. L’attivazione dell’ambulanza su paziente conosciuto e oncologico permette di attivare un simultaneous care con una linea telefonica dedicata. Questo significa che all’arrivo in Pronto Soccorso dell’ambulanza, il malato avrà un accesso facilitato con un operatore di oncologia a disposizione capace di velocizzare la raccolta delle documentazioni pregresse e la presa in carico da parte del reparto corretto. A questa prima fondamentale pratica burocratica sono stati affiancati nel tempo l’estensione degli orari di accettazione degli esami di laboratorio, l’applicazione e la creazione di appositi protocolli per il tamponamento cardiaco e la compressione midollare, e infine una valutazione complessiva del malato in ambulatorio o durante la degenza, per iniziare le cure più indicate affinché sia ridotta la soglia di dolore e di sofferenza del paziente. Questo approccio congiunto permette di valutare in modo globale le condizioni di progressione della malattia e il vissuto della persona malata. Con l’obiettivo primario di migliorare la qualità  della vita del paziente. Ma soprattutto di evitare la sofferenza e il possibile aggravamento di una condizione già di per sè molto pesante in un malato che ha un vissuto con la malattia molto complesso.
In un’ottica di adattamento dei reparti ai pazienti, questi protocolli facilitano l’arrivo in ospedale dei pazienti oncologici già diagnosticati che hanno problemi di salute a domicilio e non hanno trovato un supporto nella rete di base, per motivi differenti. A Mantova, per esempio, è stato anche creato un numero verde riservato con cui comunicare con un oncologo e chiedere consiglio sul da farsi, prima di chiamare il 118 e arrivare in Pronto Soccorso. Se invece la situazione diventa critica e l’accesso al PS obbligato, si prepara già una corsia preferenziale che garantisca un posto letto e una strada di cura precisa e dignitosa.

 

Cosa deve fare il soccorritore?

L’importante approccio del soccorritore a questo tipo di malato deve tenere sempre conto della situazione familiare e del vissuto – spesso doloroso e faticoso – di chi ha effettuato l’assistenza e sta vivendo con estrema lentezza la potenziale perdita di un congiunto. Prima di tutto la raccolta delle informazioni, dei segni e dei sintomi, deve essere fatta con attenzione. Una volta compreso il tipo di malato e la situazione, la comunicazione con la centrale deve essere fatta in modo da attivare – se presente – un percorso specifico che faccia perdere meno tempo possibile al Pronto Soccorso nel trovare una sistemazione al paziente. E’ sempre molto complicato muoversi in questi frangenti, e in particolare diventa complesso il trasporto del malato dall’abitazione all’ambulanza. La situazione di dolore e di stanchezza vissuta dal paziente oncologico è spesso tale da impedire il trasferimento in autonomia dello stesso sull’ambulanza. E’ quindi necessario prendersi i giusti tempi di approccio e di movimentazione, senza mostrare fretta, frenesia o impazienza. E’ difficile pensare ad uno strumento adeguato in queste tipologie di trasferimento, ma se è necessario fare dei piani di scale l’uso del telo potrebbe non essere il più indicato. Meglio allora procedere con una immobilizzazione di sicurezza su tavola spinale o barella a cucchiaio, oppure utilizzare teli portaferiti semi-rigidi che prevedano la presenza di 4 o più operatori nel trasferimento. Spesso infatti il paziente oncologico non è collaborante perché intontito dal dolore o dall’assunzione di farmaci oncologici, che causano molte volte nausea e vomito. Sono fattori da tenere in considerazione durante questo tipo di trasporti soprattutto gli aspetti psicologici, che toccano sia l’assistito che i parenti o i congiunti presenti.

Avete esempi o case report di trasporti sanitari o di urgenza con pazienti oncologici? Volete raccontarci come avete effettuato il trasporto e come pensate possa essere migliorato nella vostra zona questo tipo di  servizio? Scriveteci!

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