Aggressioni ai soccorritori, 3000 casi di violenza nel 2018

Volontari, medici, infermieri e autisti hanno subito percosse, minacce o violenza quasi ogni giorno. “É necessario cambiare le cose”

SOCCORRITORI SOTTO ATTACCO: 3000 CASI DI AGGRESSIONI IN ITALIA SOLO NEL 2018.

Roma, 15 febbraio 2019 – Sono in vertiginoso aumento i casi di aggressione al personale sanitario che opera nel 118 e in Pronto Soccorso. Non parliamo però soltanto delle zone di guerra, dove minacce, violenze e uccisioni sono all’ordine del giorno. Parliamo del nostro Paese, dell’Italia, dove le aggressioni verbali, fisiche e le percosse non sono più una eventualità rara. Il soccorritore non è tutelato e non è protetto, e a dirlo sono state molte personalità del mondo sanitario e del mondo politico che hanno partecipato al congresso di Croce Rossa Italiana “Non sono un bersaglio”. Il Convegno Internazionale si è tenuto presso lo Spazio Europa, e si è parlato di personale a rischio, oltre che di prospettive nazionali e internazionali”.

All’evento hanno partecipato Beatrice Covassi, Alto Rappresentante della Commissione Europea in Italia, che ha lodato l’iniziativa, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Vito Crimi e ha contribuito con un saluto il ministro della Salute Giulia Grillo: “Recenti preoccupanti trend dimostrano come il personale sanitario sia sempre più a rischio in Italia. Un tema che stiamo cercando di risolvere pragmaticamente, anche attraverso un DDL sulla sicurezza degli operatori sanitari”.

La prima sessione internazionale è stata animata dagli interventi di Els Debuf, Vicecapo di Delegazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Delegazione Regionale a Parigi; Younis Kathib, Presidente della Mezzaluna Rossa Palestinese; Raquel Codesido, Delegata Medico del CICR in Yemen. Tutti gli osservatori internazionali hanno sottolineato come le violenze siano in aumento ogni giorno di più e come vengano percepite come normalità, una sorta di effetto collaterale della guerra. Una visione distorta da correggere.

Per quanto riguarda la tavola rotonda nazionale, Alessandra Ceracchi, in rappresentanza di Maria Paola Corradi, Direttore Generale ARES 118, ha rimarcato la necessità di un cambiamento culturale che parta dalla comunicazione. Claudio Mare, Direttore Sanitario AREU, ha poi sottolineato che “si tratta di un problema in aumento, ma non un problema nuovo. L’operatore fa fatica a denunciare, l’utente non fa fatica ad accettare, perché considera quella medica una professione a rischio”. Roberto Trucchi, Presidente della Confederazione Nazionale delle Misericordie, ha detto che “non abbiamo una soluzione al problema, ma diversi possibili approcci. E’ perciò molto importante partire dalla formazione. Ci troviamo in una società nella quale non ci si fida più di nessuno. Questo deve far riflettere: dobbiamo aumentare il dialogo e riuscire a confrontarci di più”.   Presentati i primi dati (ancora parziali, ma indicativi) dell’Osservatorio CRI aperto poco più di un mese fa per raccogliere le denunce dei casi di aggressione di volontari e professionisti. Dai primi dati emerge che le aggressioni avvengono prevalentemente in strada, da parte di gruppi nella maggior parte dei casi e da parte di terzi, ovvero persone non coinvolte direttamente nella questione. Aggressori e vittime sono per la maggior parte uomini. Il servizio più colpito è quello del trasporto sanitario.
Ha chiuso i lavori Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana e Presidente della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa: “Nelle aree di conflitto l’assenza dell’applicazione del Diritto Internazionale Umanitario è un gravissimo danno ed è fondamentale un’azione a 360 gradi di tutto il Movimento internazionale. Per quanto riguarda gli scenari nazionali, dobbiamo andare oltre la nostra Campagna e far nascere, da questo momento, una mobilitazione a livello nazionale di tutti gli attori in causa e della società civile. Dobbiamo riscrivere insieme le regole del gioco attraverso un lavoro di squadra, ecco perché è importante oggi la presenza di AREU, ARES e Misericordie: assistiamo alla nascita di un percorso comune. Non dobbiamo essere ostaggio di questa rabbia sociale, dobbiamo riaffermare la neutralità di chi soccorre, secondo l’intuizione originaria di Henry Dunant, nostro padre fondatore. Perché Umanità e Neutralità sono due caratteristiche non negoziabili”.   L’iniziativa ha goduto dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è sotto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Salute, del Parlamento Europeo, di Spazio Europa e della Commissione Europea.
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