Cosa può fare un comune per aiutare le ambulanze e i soccorritori a lavorare meglio? L’esempio di Genova

Piani di sosta, permessi e gestione della viabilità: alla base di tutto però ci vuole un confronto fra amministrazione, Polizia Locale e associazioni. Ecco cosa sta succedendo a Genova

Piani di sosta, permessi e gestione della viabilità: alla base di tutto però ci vuole un confronto fra amministrazione, Polizia Locale e associazioni. Ecco cosa sta succedendo a Genova

Auto che bloccano le ambulanze ad Ischia. Un problema comune in molte parti d’Italia, che può causare la morte del paziente (youtube)

Genova – Le auto selvagge e la mancanza di parcheggi mettono in difficoltà i servizi di emergenza ed i trasporti sanitari in tutta Italia. Ci sono zone però dove il problema è talmente evidente e pesante che diventa necessario operare in una maniera il più incisiva possibile. E’ il caso di Genova, dove la conformazione dell’agglomerato urbano e la densità di popolazione porta immancabilmente ad avere problemi di spazio, parcheggio e manovra a tutti gli operatori dell’emergenza sanitaria. Se una APS dei Vigili del Fuoco (ed è successo, in passato) può tranquillamente operare su strada senza troppo curarsi degli specchietti delle auto malparcheggiate, e in caso di necessità operare tutte le azioni utili affinché la situazione di emergenza venga domata, diverso è il discorso per le associazioni che operano in emergenza urgenza o nei trasporti sanitari. Queste infatti non hanno le prerogative del Corpo Nazionale, e neppure i mezzi e le competenze.

A Napoli le ZTL sono intasate dai motorini, questa scena è tratta da un video registrato alla Gaiola. (youtube)

Per questo motivo a Genova, dopo il caso della catena e delle auto selvagge che hanno ritardato il soccorso di un paziente in via Capraia, poi deceduto, si è aperto un forte dibattito sul tema. Il posteggio fuori dagli stalli e le catene per i posti “riservati” possono ritardare in maniera significativa i soccorsi (il 21 giugno i volontari ed il medico sono dovuti arrivare a piedi alla casa del paziente).ANPAS ha richiesto all’amministrazione un confronto, che si è aperto anche grazie all’intervento della capogruppo del PD in Consiglio Comunale Cristina Lodi.
“L’amministrazione comunale di Genova ha accettato di aprire un confronto con ANPAS per capire quali sono le zone maggiormente difficoltose per il transito di ambulanze e automediche, sia per colpa del traffico che per colpa della sosta. L’obiettivo è mettere in atto interventi che possano garantire a tutte le associazioni di prestare soccorso ai cittadini genovesi con tempi rapidi e azioni immediate”.

Tra le azioni che saranno sicuramente messe in atto c’è il controllo del territorio da parte della Polizia Locale, sia per ridurre le situazioni di parcheggio selvaggio che per individuare zone dove le ambulanze potrebbero avere priorità di passaggio. E’ anche possibile che il Comune si rivolga ai privati che pagano i passi carrai affinché – in situazioni di emergenza – le aree private possano essere usate come zone di manovra per i mezzi di soccorso.

La richiesta di un confronto è un aiuto ed un sostegno alle associazioni e al 118, che con volontari, medici e infermieri prestano ogni giorno un servizio indispensabile alla comunità “per evitare il ripetersi di tragedie come quella del 21 giugno, avvenuta fra Via Amelia e via Capraia sulle alture del quartiere di Castelletto – spiega Cristina Lodi-. In quella circostanza, a causa della sosta irregolare di alcune auto parcheggiate in modo selvaggio e di una catena che chiudeva il transito, si sono verificate criticità di viabilità che hanno impedito il passaggio di un’ambulanza; a quel punto i soccorritori hanno raggiunto a piedi la persona colta da malore, che purtroppo in seguito è deceduta».Nel frattempo però diverse Regioni italiane si stanno muovendo nella direzione di un legame più forte fra associazioni del territorio e Polizia Locale, per cercare di dare in mano alle associazioni un canale di comunicazione più diretto e normato in maniera più chiara sulle esigenze, le prerogative e le potenzialità di interazione.

Per esempio la legge regionale della Lombardia sui Patti Locali per la Sicurezza Urbana da spazio alle strutture comunali affinché mettano in rapporto la Polizia Locale con le associazioni di volontariato che, essendo sempre attive su diverse zone della città, possono diventare ottimi segnalatori di esigenze e necessità sia dal punto di vista dell’ordine pubblico che dal punto di vista del miglioramento della viabilità. Anche in Italia – come del resto già in Inghilterra – esistono aree urbane dove il sanitario opera solo se è già stata attivata l’aliquota radiomobile o la volante, per poter arrivare in zona con la certezza di una forza dell’ordine a supporto. Allo stesso modo si può fare un discorso con la Polizia Locale per le aree dove è più complesso operare a causa del traffico o degli assembramenti.
Aspettiamo quindi di vedere cosa nascerà dalla collaborazione di Genova, sperando in un passo in avanti per gestire al meglio e in maniera integrata anche le situazioni di soccorso più difficili.

 

 

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