Omicidio stradale in ambulanza, un anno di condanna ad autista soccorritore

Perché all’autista soccorritore alla guida dell’ambulanza di Croce Rossa che colpì Anna Fabbri tre anni fa, è stata comminata una condanna di un anno di reclusione?

Anna Fabbri, 13 anni.

FERRARA – Anna Fabbri, 13 anni, stava attraversando la strada. E l’autista di ambulanza che quel giorno la investì, non stava procedendo con l’adeguata prudenza e diligenza, previste dal codice della strada. E’ questa, in sintesi, la conclusione a cui è giunto il Tribunale di Ferrara, che ha condannato il volontario Andrea Masini a un anno di carcere, pena sospesa, e che ha chiesto la sospensione della patente del volontario per 12 mesi. E’ uno dei primissimi casi di omicidio stradale che coinvolgono un autista soccorritore in Italia.

Cosa è successo l’8 aprile del 2017?

Il giorno dell’incidente mortale che ha strappato ai suoi cari Anna Fabbri, 13 anni, era stato richiesto alla Croce Rossa di Ferrara di fare un intervento urgente per un anziano con cardiopatia acuta. Il punto di partenza del servizio era la sede della Croce Rossa di via Cisterna del Follo, nel centro della città estense.. Andrea Masini, il volontario autista-soccorritore alla guida, innesta le sirene,  e dopo pochi minuti – al semaforo rosso fra via Ugo Bassi e Corso Giovecca – supera la coda ferma per far transitare i pedoni. Non si avvede però del passaggio della tredicenne, che era in bici.. Colpita in pieno dall’ambulanza, Anna morì poche ore dopo. Negli ultimi tre anni il giudice del Tribunale di Ferrara Carlo Negri ha ricostruito la vicenda e fatto tutte le valutazioni del caso.

Perché la condanna a 1 anno di reclusione?

La sentenza è arrivata ieri, e ne riporta il maggior numero di informazioni il quotidiano La Nuova Ferrara. Masini è stato condannato a un anno di carcere per aver chiesto il rito abbreviato, che riduce di un terzo la condanna. A influire sulla ulteriore riduzione potrebbero essere state le attenuanti generiche. Si saprà di più nel momento in cui usciranno le motivazioni della sentenza, previste fra 3 mesi. Il processo, sicuramente, è stato lungo e complesso, con molte perizie e molte richieste fatte dalle parti. Come già spiegato alcuni mesi fa, è stato acclarato che l’impatto è avvenuto a 43 Km/h e secondo un perito, se l’autista avesse affrontato il semaforo ad una velocità fra i 28 e i 30 chilometri all’ora, avrebbe potuto evitare l’impatto.

Cosa dice la difesa dell’autista soccorritore?

Per concludere, è da riportare che la difesa dell’autista soccorritore ha annunciato ricorso contro la sentenza. Sempre sulla Nuova Ferrara è possibile leggerne le motivazioni. Secondo il difensore di Masini, Carlo Bergamasco, il problema principale su cui era focalizzato il processo riguardava tutti gli autisti soccorritori in Italia. Un conducente di ambulanza in emergenza può fare affidamento sugli altri che si debbono fermare? “Il giudice pensa di no, noi di si – riporta il quotidiano – Il problema non è del mio assistito ma del principio che regola il servizio di emergenza”. Annunciato il ricorso in appello, sarà da vedere come si concluderà giuridicamente questa vicenda. Non è detto infatti che i giudici del secondo grado di giudizio accettino tutte le attenuanti del caso, anche visto come sta procedendo in Italia, in altri casi, l’approccio al reato di omicidio stradale. Una legge che ha già influito pesantemente sull’attenzione alla guida delle persone, e che va ricordato essere sempre in vigore per tutti gli autisti di mezzi di emergenza e gli autisti-soccorritori in ambulanza in particolare.

A chi opera nel settore bisogna sempre e solo ricordare la prima lezione che in ogni corso per il volontariato viene ripetuta incessantemente: per andare a soccorrere una persona non bisogna mai mettere in pericolo la propria vita e la vita degli altri.

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