Sarebbe utile una prova fisica per diventare soccorritori?

Oggi nessuno prevede criteri fisici di accesso. Nella Polizia Locale e nel 118 cosa succederebbe con una prova da 1000 metri?

E’ giusto inserire una prova di efficienza fisica per selezionare i soccorritori professionisti che andranno a far parte del 118 in futuro? La riflessione prende spunto da una prova fisica svolta – per la prima volta – dalla Polizia Locale di Padova. La storia sta facendo il giro del web perché è la prima volta che avviene una selezione fisica per un corpo di Polizia Locale. Generalmente infatti queste selezioni avvengono solo per titoli ed esami, senza aggiungere una selezione basata sulle potenziali prestazioni in servizio “su strada” da parte degli agenti.

In Polizia Locale di Padova bisogna correre i 1000 metri

Al concorso pubblico per assumere 22 agenti nel capoluogo euganeo si erano candidate 600 persone, tutte di età inferiore ai 36 anni. Prima di effettuare il filtro selettivo con un test scritto, è stata fatta una selezione basata solo su criteri fisici. Basandosi sulla selezione che avviene normalmente per accedere alla Polizia di Stato, è stato chiesto di effettuare una corsa sui 1000 metri in un tempo limite di 4 minuti e 25 secondi. Si tratta di un tempo che può essere corso con buon margine da una persona in salute, senza eccessivi sforzi. La richiesta è arrivata perché una delle prime qualità che dovrebbero avere i giovani agenti è quella di saper effettuare anche sforzi fisici durante il servizio. Tant’è che – rispetto alla Polizia di Stato – il tempo limite per accedere alla selezione è stato alzato di mezzo minuto. Insomma: forma fisica si, ma non è necessario essere sportivi provetti. Eppure, nonostante la prova fisica non fosse così pesante, il 60% degli iscritti ha rinunciato al concorso, mentre il 20% di chi ha partecipato ha fallito la prova.

I carichi del servizio richiedono preparazione fisica?

Partendo da una richiesta innovativa della Polizia Locale, forse è necessario riflettere anche su quello che viene chiesto ad un operatore del 118, che sia esso medico, infermiere o autista soccorritore. Il volontario – di per sé – fa una scelta per la quale sarebbe impossibile richiedere una prova fisica di accesso, anche se è necessario porre attenzione alle situazioni in cui si va ad effettuare il servizio. Per fare una corretta selezione del personale infatti bisognerebbe considerare diverse problematiche da affrontare durante gli interventi. Spostamento dei pazienti, movimentazione delle attrezzature, immobilizzazione dei feriti feriti, spostamento degli incastrati con tecniche di estricazione che prevedono una buona familiarità con il movimento sono cose ordinarie. Non bisogna dimenticare la buona quantità di scale che il soccorritore generalmente affronta per raggiungere il target. Forse sono banalità per un ventenne, ma in un contesto sociale che vede uomini e donne sempre più sedentari e sempre più a rischio per patologie cardiovascolari dovrebbero essere tenuti in considerazione.

Quindi, quali prove fisiche sarebbero utili per entrare nel 118?

A fianco della più importante e fondamentale preparazione tecnico-scientifica, si potrebbero mutuare prove fisiche legate a corsi selettivi che già avvengono all’estero, senza andare a guardare le cose davvero stressanti che fanno Polizia di Stato, Carabinieri o Vigili del Fuoco. Invece di affrontare nuoto, corsa, trazioni, orientamento e sforzi da Pompiere (un operatore che spesso si trova in situazioni estremamente pericolose) l’operatore che vuole salire in una ambulanza del 118 potrebbe affrontare test fisici o psicofisici più semplici. Una banale corsa da mille metri in 4.30 minuti, un sollevamento pesi secondo la normativa di sicurezza sul lavoro, un test visivo o di riflessi per chi deve guidare l’ambulanza. Questi potrebbero essere i semplici test per chi non deve compiere azioni fuori dal margine della sicurezza, ma che comunque deve garantire un intervento rapido senza creare intralcio nel sistema di emergenza.

Guardiamo fuori dall’Italia: l’esempio svizzero

Oggi all’estero molte realtà impongono prove fisiche ai soccorritori per poter mettere in servizio personale preparato sia dal punto di vista scientifico, che da quello psicologico e fisico. Per esempio, in Svizzera, le prove fisiche sono obbligatorie per il Soccorso Alpino, per le scuole specializzate superiori di Cure Infermieristiche e anche nella formazione del personale d’ambulanza (SSS, scuola specializzata per Soccorritori diplomati). In questo ultimo caso è previsto un modulo sulla cura delle condizioni fisiche con 116 ore totali. Perché, quindi, non iniziare proprio da chi opera nel cuore pulsante dell’emergenza 118 a fare selezione fisica? Come detto, il mondo del volontariato funziona in un altro modo, anche se – sempre in Svizzera – realtà come Croce Verde Lugano hanno prove similari. Ma forse copiare una realtà come la Svizzera non sarebbe male. Per diventare soccorritore c’è una prova di accesso sulla preparazione fisica. E durante il triennio formativo, il soccorritore deve svolgere e superare test obbligatori. Insomma, si tiene particolarmente conto delle capacità fisiche dei soccorritori, per tutto ciò che devono fare. Con una condizione sana e una conoscenza delle proprie capacità si possono inoltre ridurre i rischi di infortunio e i lunghi recuperi da patologie croniche. Abbassando anche il costo di un lavoratore infortunato.

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