Fase 2, lo studio della fondazione Gimbe: “Lombardia, Liguria e Piemonte non sono pronte alla riapertura”

Fase 2 lo studio della Fondazione Gimbe: Lombardia, Liguria e Piemonte ancora fuori controllo, riaprire la mobilità interregionale potrebbe rilevarsi oltremodo rischioso e causare una seconda ondata dell’epidemia. 

 

FASE 2, L’ANALISI DELLA FONDAZIONE GIMBE:

E’ questo, in sintesi, il risultato del monitoraggio indipendente condotto dalla fondazione Gimbe sull’andamento dell’epidemia di coronavirus nella ‘fase 2’. 

Secondo la fondazione Gimbe, infatti, in queste regioni si rileva la percentuale piu’ elevata di tamponi diagnostici positivi, il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici. 

LA RICERCA DELLA FONDAZIONE GIMBE SULLA FASE 2: CRITERI PER L’ANALISI:

Tenendo conto delle notevoli eterogeneita’ regionali nell’esecuzione dei tamponi e della limitata affidabilita’ dell’indice Rt, per analizzare la possibile riapertura dei confini regionali la Fondazione Gimbe ha condotto un’analisi indipendente relativa alla fase 2 nelle varie Regioni utilizzando due indicatori parametrati alla popolazione residente: l’incidenza di nuovi casi e il numero di tamponi “diagnostici”, escludendo quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per necessita’ di ripetere il test. 

Questi in sintesi i risultati dell’analisi sul periodo post lockdown (4-27 maggio 2020): 

Percentuale di tamponi diagnostici positivi: 

Risulta superiore alla media nazionale (2,4%) in 5 Regioni: in maniera rilevante in Lombardia (6%) e Liguria (5,8%) e in misura minore in Piemonte (3,8%) Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%). 

Tamponi diagnostici per 100.000 abitanti: 

Rispetto alla media nazionale (1.343), svettano solo Valle d’Aosta (4.076) e Provincia Autonoma di Trento (4.038).

Nelle tre Regioni ad elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all’esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) che in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto. 

Incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti: 

Rispetto alla media nazionale (32), l’incidenza e’ nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63).

Se il dato del Molise (44) non desta preoccupazioni perche’ legato a un recente focolaio gia’ identificato e circoscritto, quello dell’Emilia-Romagna (33) potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) ben al di sotto della media nazionale (1.343). 

Si sottolinea che i dati analizzati riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto piu’ ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno, tenendo conto di una media di 5 giorni di incubazione del virus e di 9-10 giorni per ottenere i risultati del tampone. 

TRE SCENARI PER IL GOVERNO 

“Il Governo- commenta Cartabellotta– a seguito delle valutazioni del Comitato Tecnico-Scientifico si trovera’ di fronte a tre possibili scenari: il primo, piu’ rischioso, di riaprire la mobilita’ su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio; il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni piu’ a rischio, con l’opzione di consentire la mobilita’ tra di esse; il terzo, piu’ prudente, di prolungare il blocco totale della mobilita’ interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore”. 

“In questa difficile decisione- conclude Cartabellotta– occorre accantonare ogni forma di egoismo regionalistico perche’ la riapertura della mobilita’ deve avvenire con un livello di rischio accettabile e in piena sintonia tra le Regioni.

Una decisione sotto il segno dell’unita’ nazionale darebbe al Paese un segnale molto piu’ rassicurante di una riapertura differenziata, guidata piu’ da inevitabili compromessi politici che dalla solidarieta’ tra le Regioni, oggi piu’ che mai necessaria per superare l’inaccettabile frammentazione del diritto costituzionale alla tutela della salute”. 

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