Privatizzazione CRI, a rischio il reparto militare

RAINEWS – Mentre a Roma – nel complesso di Santo Spirito in Sassia – una mostra celebra il lavoro della Croce Rossa militare dall’Ottocento ad oggi, il corpo si avvia alla privatizzazione e alla smilitarizzazione. Un decreto del Governo Monti del 2012 – che sarà effettivo a partire da gennaio 2015 – prevede infatti che le funzioni della Cri passino alla costituenda Associazione della Croce rossa italiana, che diventerà un soggetto di diritto privato, con il corpo militare costituito solo da soldati in congedo. Sparirebbe in questo modo il personale di supporto amministrativo, logistico e in servizio. Parliamo in tutta Italia di oltre 1.200 posti di lavoro. In Senato nel maggio scorso è stato presentato un disegno di legge di abrogazione del decreto del 2012, non ancora calendarizzato nei lavori parlamentari. Ecco perché con la mostra nella Capitale – allestita fino al 23 novembre – il corpo lancia un appello: “Il governo Renzi potrebbe risolvere il problema con un semplice emendamento, ma finora i ministri della Difesa e della Salute non hanno fornito risposte”, si legge in una nota. “I circa mille militari effettivi del Corpo saranno smilitarizzati e messi in mobilità non protetta. In conseguenza di ciò si perderà la possibilità di utilizzare i circa 20.000 volontari riservisti (medici, infermieri, logisti, tecnici etc.) che prestano il loro lavoro gratuitamente in Patria, sia per compiti di protezione e difesa civile che per l’assistenza sanitaria a tutte le Forze Armate. Questo, in un momento in cui le emergenze su immigrazione, Ebola, alluvioni e disastri ambientali rendono una struttura come il Corpo militare Cri tra le più titolate a intervenire”.

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