Cnr, Fondazione Roche e associazioni mettono a punto la prima carta etica per pazienti in trial clinici

Pazienti di trial clinici: Portare il punto di vista di chi affronta la malattia nel cuore della sperimentazione per rendere le terapie sempre più misura di pazienti e favorire la comprensione e il dialogo tra gli stessi pazienti e i medici. Accelerare il percorso della ricerca clinica e far arrivare prima i farmaci al paziente.

 

TRIAL CLINICI, ALCUNI OBIETTIVI A FAVORE DEI PAZIENTI

Sono alcuni degli obiettivi che si prefissa la prima Carta dei principi e dei valori per la partecipazione dei pazienti ai trial clinici, frutto della collaborazione tra un gruppo di ricercatori di bioetica e biodiritto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, coordinati da Cinzia Caporale, dal Comitato Nazionale di Bioetica, e da ‘Persone non solo Pazienti’, la piattaforma di dialogo promossa da Fondazione Roche insieme a 16 associazioni. La Carta, la prima del genere a livello europeo, è stata presentata oggi nel corso di una web press conference.

LA CARTA, IL DESIDERIO DI ASCOLTARE I PAZIENTI CHE PARTECIPINO A SPERIMENTAZIONI E TRIAL CLINICI

“Scopo dell’iniziativa- hanno spiegato gli esperti- è fornire delle coordinate a un’importante evoluzione della pratica clinica: la possibilità che i pazienti e le associazioni possano finalmente dire la loro ed essere ascoltati in tutte le fasi della sperimentazione“.

Se scoprire nuovi farmaci resta compito dei ricercatori, oggi è sempre più valutato il contributo che possono dare al progresso della medicina e all’innovazione le persone che convivono con la malattia.

“Fondazione Roche sostiene la ricerca clinica indipendente, che ha l’obiettivo di trovare risposte urgenti e importanti per le malattie più difficili- ha commentato Mariapia Garavaglia, Presidente Fondazione Roche- in quest’ottica, il motore dell’iniziativa di ‘Persone non solo Pazienti’ è stata l’esigenza crescente che gli studi riflettano il più possibile la real-life, insieme alla necessità di accelerare le procedure e favorire lo svolgimento di trial di qualità in tempi minori”.

La presenza delle associazioni di pazienti è dunque “una garanzia di partecipazione e controllo– ha spiegato Garavaglia- perché nessuno più dei pazienti può sentire l’urgenza e la fretta di bruciare le tappe nelle varie fasi della sperimentazione e d’altra parte attraverso la loro esperienza diretta della malattia i pazienti possono fornire indicazioni concrete a chi studia e ricerca.

Questo strumento può aiutare i pazienti a essere protagonisti nel dialogo sia con i ricercatori che con i decisori politici”.

LA CARTA DESIDERA AGEVOLARE IL RICONOSCIMENTO DELLE ASSOCIAZIONI DI PAZIENTI COINVOLTI IN TRIAL CLINICI

La Carta dei principi e dei valori vuole ancora agevolare il riconoscimento formale del ruolo delle associazioni di pazienti proponendosi come una bussola di orientamento etico per tutti gli attori coinvolti: gli sperimentatori, il personale sanitario, i pazienti e le loro associazioni, ma anche le istituzioni e gli ordini professionali in vista dell’elaborazione di norme deontologiche.

“Questa Carta è per noi una prima proposta, un punto di partenza migliorabile con la partecipazione di istituzioni, comunità scientifica e di altre associazioni di pazienti- ha fatto sapere Cinzia Caporale del Comitato Nazionale di Bioetica-.

Fin da ora però riteniamo che la Carta abbia la forza per determinare un cambiamento, che speriamo possa attuarsi con progetti pilota. In questa ottica siamo a disposizione per avviare percorsi virtuosi con singole realtà: solo la misura della concreta applicazione potrà dirci come integrare ed eventualmente modificare la Carta, con l’obiettivo di farla diventare un riferimento nazionale.

Questa Carta, nata da un lavoro collettivo, si potrà consolidare solo attraverso un lavoro congiunto con gli operatori della salute”.

QUALE IL COINVOLGIMENTO DELLE ASSOCIAZIONI DI PAZIENTI IN TUTTE LE FASI DEI TRIAL CLINICI?

Ma come si concretizza il coinvolgimento delle associazioni di pazienti in tutte le fasi dei trial clinici e quali sono i benefici?

“La Carta delinea in primo luogo una serie di impegni reciproci tra sperimentatori e associazioni di pazienti- hanno spiegato ancora gli esperti- i primi dovrebbero riconoscere il ruolo e il contributo significativo dei pazienti e delle associazioni al progresso della medicina, promuovere l’autonomia dei pazienti e fornire alle associazioni informazioni e risultati preliminari in modo continuativo.

Le associazioni, grazie alle loro competenze e all’esperienza maturate dai propri rappresentanti, dovrebbero essere accreditate da parte degli enti autorizzativi competenti, collaborare con gli sperimentatori in tutte le fasi previste dal protocollo sperimentale, rendere fruibili agli sperimentatori le informazioni ricevute e le esigenze espresse dai pazienti e dagli iscritti”.

L’azione propedeutica per il coinvolgimento nei trial delle associazioni di pazienti è quindi riconoscerne formalmente il ruolo attraverso la definizione di requisiti di accreditamento validi per l’intero territorio nazionale e mutuamente riconosciuti nei Paesi Ue.

La Carta, in particolare, suggerisce di coinvolgere le associazioni di pazienti fin dalla fase di progettazione di nuovi studi e di elaborazione del disegno dei trial clinici.

Il vantaggio fondamentale sarebbe quello di poter definire gli obiettivi delle sperimentazioni in modo più rispondente alle reali esigenze dei pazienti in termini di efficacia, sicurezza, funzionalità e sopravvivenza, favorendo un approccio personalizzato alle terapie farmacologiche.

“Nella fase di arruolamento- hanno fatto sapere durante la web press conference- il coinvolgimento delle associazioni, oltre a permettere un arruolamento dei pazienti più rapido e affidabile, aiuta a superare possibili iniquità nell’accesso alla ricerca scientifica e ai trial clinici, che costituiscono per molte patologie l’unica prospettiva di miglioramento.

Il coinvolgimento delle Associazioni nel disegno dei trial può ridurre il rischio che l’arruolamento dei pazienti avvenga in modo arbitrario, tramite il controllo dei criteri di inclusione/esclusione”.

Nello svolgimento del trial, le associazioni di pazienti possono segnalare aspetti determinanti per misurare l’impatto dei farmaci sui pazienti, quali i sintomi con un maggior impatto sulla qualità della vita, le modalità di somministrazione dei farmaci più adatte alla gestione ordinaria delle cure, la tollerabilità degli effetti collaterali, eventuali aspetti del percorso di cura non adeguatamente considerati.

Infine, prima, durante e dopo il trial le associazioni di pazienti sono una risorsa insostituibile per trasferire ai pazienti le informazioni sui trial e chiarire i loro dubbi, favorire l’incontro tra il linguaggio del paziente e quello dei ricercatori, facilitare la comprensione del consenso informato e contribuire alla diffusione dei risultati della sperimentazione.

In definitiva, la partecipazione delle associazioni di pazienti ai trial clinici favorisce l’efficienza nello sviluppo dei farmaci e garantisce maggiore attenzione ai bisogni sanitari: ottimizza lo svolgimento dei trial, ne migliora la sostenibilità riducendo i costi organizzativi, promuove l’appropriatezza prescrittiva e favorisce un approccio personalizzato alle terapie farmacologiche.

“Ci aspettiamo che la Carta non serva solo per accreditare le associazioni di pazienti verso i ricercatori, ma rivesta un significato più generale nella conoscenza e nell’apprezzamento della ricerca indipendente- ha concluso Garavaglia- da oggi intorno alla Carta si può sviluppare un confronto su temi eticamente rilevanti: le modalità di arruolamento nei trial, l’informazione da dare ai pazienti, la scelta delle priorità e degli obiettivi degli studi clinici, la comunicazione dei risultati”.

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