Coronavirus, anche il Belgio sembra aver raggiunto il plateau: più dimissioni che ricoveri negli ospedali

Emergenza-coronavirus: è un paese, in un certo senso, gemello dell’Italia, il Belgio.  Un po’ come nel Belpaese il numero dei decessi è stato devastante: 19.961 persone contagiate con 1.447 decessi per una popolazione di poco superiore agli 11 milioni di abitanti.

In maniera similare alla nostra, però, da qualche giorno si ha la sensazione di aver raggiunto il plateau, e cioè che il numero di morti si sia stabilizzato, tendendo alla decrescita.

In effetti ieri è stato un giorno che è valso come un giro di boa, da quest’ultimo punto di vista: il numero di persone che ha lasciato i nosocomi è stato maggiore di quello delle persone che sono dovute ricorrere al ricovero. 504 contro 499, per essere precisi.

Un’inversione di tendenza tutt’altro che insignificante: dal 15 marzo a ieri sono 8.273 i pazienti ricoverati per Covid-19, 3.751 quelli che hanno potuto lasciare l’ospedale.

Sophie Wilmès, la prima ministra, predica calma e annuncia che le prossime settimane saranno ancora durissime, ma la sensazione generale, e la tendenza sui media nazionali, è di un cauto ottimismo.

Con un “però” che, anche in questo caso, ci accomuna al popolo belga: il grande punto interrogativo che pone l’istituto superiore della sanità di Bruxelles è quello relativo al numero dei tamponi, e comunque dei test per il coronavirus in generale.

Le Fiandre, per esempio, regione più colpita, ha adottato una strategia molto più incisiva di altre, sull’argomento, e questo viene considerato rilevante, nella classificazione per zone dell’epidemia.

Come evolverà il quadro? Bé, diciamo che anche in Belgio le misure di restrizione personale sono state rinnovate fino al 14 aprile, e questo qualcosa sembra significare.

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