COVID e socialità, gli psicologi Anpas: “il sorriso che dobbiamo riprenderci”

Ad un tratto la nostra comunicazione si è impoverita: gli psicolgi Anpas sull’importanza del sorriso, anche e soprattutto nell’epoca del COVID

 

PSICOLOGI DURANTE IL COVID: JARMILA CHYLOVA

Jarmila Chylova , psicologa Anpas, spiega: “La comunicazione non verbale è composta dalla prossemica, dalla mimica, dai gesti e movimenti del corpo, contatto visivo, tatto, apparenza fisica, espressione del volto e ecologia comunicativa”.

Il più grande colpo il corona virus lo ha inferto alla socialità.

L’uomo è un essere sociale.

Il suo funzionamento naturale è in mezzo agli altri esseri umani.

La nostra vita è costituita da diversi contesti sociali, come ad esempio quello familiare, lavorativo, scolastico, sportivo, quello delle amicizie, club, chiesa, ristoranti.

L’epidemia è piombata nella vita delle masse in modo brusco e prepotente.

Da un giorno all’altro abbiamo dovuto “restringere il nostro mondo” solo o prevalentemente alle mura domestiche.

Ad un certo punto ci ha privati dei contatti con diverse persone che in un modo più o meno regolare fanno parte della nostra vita.

PSICOLOGI : ECCO QUALI VISSUTI GENERA IL COVID

Ma quali vissuti genera questa condizione?

Isolamento
Il divieto di uscire, se non per motivi di necessità come il lavoro o per fare la spesa di alimentari o in farmacia ci ha isolati dagli altri.

Non potendo uscire liberamente, ne frequentare gli altri, molte persone provano un senso di costrizione, quasi la stessa come quella che provano i detenuti nelle carceri.

Solitudine
Molte persone che vivono sole provano più acuito il senso di solitudine.

In questa situazione sono particolarmente svantaggiati.

Soprattutto chi è più anziano e non ha la stessa dimestichezza con le reti sociali online come i più giovani. Rimanere a casa da soli e non poter andare nei circoli o nei parchi oppure nei centri diurni, dove si potevano incontrare gli altri, diventa difficile.

Ma la solitudine si presenta in modo ancora più drammatico nel momento in cui si è ricoverati per la diagnosi da corona virus e soprattutto quando si muore per la stessa diagnosi.

Paura del contatto
La paura del contagio si è diffusa ovunque e ha generato stati d’ansia in diverse persone.

L’oggetto della paura è il contagio da virus e di conseguenza ogni sua possibile trasmissione.

Ad un certo punto abbiamo cominciato ad avere paura gli uni degli altri.

Abbiamo dovuto cominciare a proteggerci con i dispositivi come mascherine e guanti.

Ma neanche questo è sufficiente per farci stare tranquilli di fronte a questo nemico invisibile che come tale non si può mai essere certi di dove ci può attaccare.

Gli amici e i vicini hanno cominciato ad evitarsi per la strada o dentro i condomini.

Abbiamo cominciato a guardare gli altri in modo diffidente.

Da un momento all’altro abbiamo eliminato dai nostri comportamenti quello che contribuisce di più al nostro benessere, la vicinanza fisica, la stretta di mano, il calore di un abbraccio, la gioia di un sorriso.

Ad un tratto la nostra comunicazione si è impoverita.

La comunicazione umana è costituita soltanto da 7% di comunicazione verbale mentre il resto è la comunicazione non verbale.

La comunicazione non verbale è composta dalla prossemica, dalla mimica, dai gesti e movimenti del corpo, contatto visivo, tatto, apparenza fisica, espressione del volto e ecologia comunicativa.

PSICOLOGI ANPAS: L’IMPORTANZA DELLE ESPRESSIONI FACCIALI PRECLUSE DAL COVID

La lettura delle espressioni facciali è uno degli strumenti molto importanti nella comunicazione.

Riconoscere il significato psicologico delle microespressioni facciali serve per comprendere meglio l’altro e per adattare meglio il nostro comportamento.

Dietro la mimica facciale si nascondono importanti messaggi psicologici.

Secondo il FACS (Facial Ection Coding Sistem) ideato da Ekman e Friesen, esistono 44 unità di azioni (Action Unit) che caratterizzano il volto umano.

Leggere le espressioni facciali ci aiuta soprattutto:

  • Riconoscere le reali intenzioni dell’altro;
  • Riconoscere aspetti della personalità;
  • Comprendere le emozioni dell’altro e di conseguenza prevedere i suoi comportamenti;
  • Avere la consapevolezza dell’esternalizzazione delle proprie emozioni.

Secondo il FACS il volto è diviso in tre parti per creare una mappa, Fronte e ciglia, Palpebre e radice del naso e la parte inferiore come naso, bocca, mento.

Nel momento in cui metà del viso viene coperta dalla mascherina, leggere le espressioni facciali diventa molto difficile, se non impossibile.

Così difficilmente possiamo cogliere l’umore degli altri, il loro atteggiamento nei nostri confronti e le loro emozioni.
Il virus ci ha rubato il sorriso.

di Jarmila Chylova, psicologa Anpas

Bibliografia
 Ekman, P., 2003, Te lo leggo in faccia, Edizioni Arita Gioveno, Torino;
 Ekman, P., 2017, I volti della menzogna, Giunti, Firenze;
 Ekman, P., Firesen, Walace, V., 2017, Giù la maschera, Giunti, Firenze;
 Rimè,, La dimensione sociale delle emozioni, Mulino, Bologna;
 Watzlavick, P., Beavin, J.H., Jackson, D.D., 1971, Pragmatica della comunicazione umana, Casa Editrice Astrolabio, Roma.

PER APPROFONDIRE:

CORONAVIRUS, FOCUS DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DI SICILIA SU PERSONALE SANITARIO E FAMIGLIARI

FONTE DELL’ARTICOLO:

SITO UFFICIALE DI ANPAS

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