Il piano di evacuazione per l’eruzione del Vesuvio è stato messo a punto

Dal 19 ottobre il Dipartimento di Protezione Civile, la Regione Campania e tutte le autorità locali realizzeranno una grande esercitazione di 72 ore. Ecco perché ci sono voluti 35 anni per definire quella che – nel caso servisse – sarà la più grande evacuazione di emergenza della storia.

La struttura della Protezione Civile in Campania è fra le più grandi d’Italia

E’ stato firmato dal Dipartimento della Protezione Civile, dal Ministero dell’Interno, dalle autorità locali e dalle Regioni coinvolte il piano definitivo di evacuazione da applicare in caso di eruzione del Vesuvio o dei Campi Flegrei. L’azione di ricollocamento dei residenti nella zona rossa avrà attuazioni molto rapide. Anche se è una ipotesi molto remota, la necessità di spostare un milione e 155 mila residenti in caso di pericolo andava standardizzata secondo regole e meccanismi efficaci. Per verificare che sul campo questa macchina funzioni al meglio, il 19 ottobre a Napoli si terrà una grande esercitazione della durata di 72 ore.

Gli accordi di gemellaggio tra la Campania e le altre regioni italiani coinvolte in caso di emergenza sono stati firmati a Palazzo Santa Lucia. Gli abitanti dei 31 Comuni compresi nella zona rossa dell’area vesuviana e dei 7 Comuni dell’ area Flegrea (inclusi alcuni quartieri di Napoli) – in caso di emergenza – saranno distribuiti nelle Regioni italiane secondo un piano che dal 1984 viene aggiornato e affinato dalle autorità e dal Dipartimento di Protezione Civile.

“E’ un risultato importante – ha detto il capo Dipartimento di Protezione civile Angelo Borrelli – di questi protocolli si parlava dal 2002 e la pianificazione dell’ emergenza Vesuvio è cominciata nel 1984”
Un’ esercitazione nazionale sul rischio vulcanico si svolgerà nell’area dei Campi Flegrei, dal 16 al 20 Ottobre, nell’ ambito della settimana di Protezione civile istituita proprio quest’anno.

“Non è uno scherzo, ma il modo serio di prepararsi ad eventi che possono essere catastrofici – ha detto il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca – i ragazzi devono sapere a memoria che cosa fare in caso di emergenza, conoscere il luogo in cui dovranno recarsi e le modalità per farlo. Va sperimentato un modello organizzativo di evacuazione”.

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I livelli di allerta codificati e le corrispettive fasi di emergenza da attivare

“Da settembre – ha aggiunto De Luca – comincerà la campagna di comunicazione che informerà ogni cittadino su dove recarsi in caso di emergenza. Alla firma dei gemellaggi hanno partecipato i presidenti della Regione Basilicata, Vito Bardi e della Calabria, Mario Oliverio, il Vicepresidente del Molise, Vincenzo Cotugno; gli Assessori delle Regioni Sardegna, Gianni Lampis e del Lazio, Claudio Di Berardino, direttori generali e capi dipartimento delle Regioni italiane.

 

C’è una emergenza Vesuvio? No, ma ci si prepara sempre in tempo di pace.

La realtà della Protezione Civile non funziona sugli studi e sulle ipotesi, su clamorose novità pubblicate dagli studiosi o sulle indiscrezioni di stampa. La Protezione Civile lavora tutti i giorni su precisi meccanismi, e step di attivazione ben chiari. Un’esercitazione in scala reale delle evacuazioni è davvero complessa (non si sta parlando di una esercitazione anti-sismica ma di una vera e propria serie di evacuazioni controllate, con dislocazione degli sfollati in 11 regioni). Riuscire ad effettuare tutto il lavoro senza incutere terrore e fobie al momento ingiustificate, sarà molto complesso. Oggi NON ESISTE alcuna emergenza Vesuvio o Campi Flegrei. I fenomeni precursori che possono suggerire l’arrivo di una eruzione catastrofica vengono monitorati, e attivano in serie dei livelli di allerta e di azione ben precisi in tutta l’area campana. Ogni mese l’osservatorio scientifico dei Campi flegrei emette un bollettino e – ad oggi – non sono stati modificati i livelli di allerta che permangono gialli, con probabilità di eruzione bassa.

La zona monitorata dei campi flegrei, a Napoli

Il Piano di emergenza è articolato in diverse fasi operative, in funzione dei livelli di allerta progressivi definiti dalla Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile, in base a variazioni registrate dello stato del vulcano (sismicità, deformazioni, variazioni del campo gravimetrico, temperatura e composizione delle fumarole, flussi di gas dal suolo, composizione e temperatura della falda). I Campi Flegrei si trovano attualmente, dopo le due importanti crisi bradisismiche del 1970-72 e del 1982-84, e dopo la fase di subsidenza che ha seguito la crisi bradisismica del 1982-84, in uno stato di attività caratterizzato da modeste deformazioni del suolo, bassa sismicità, assenza di significative variazioni del campo di gravità, valori costanti di composizione e temperatura dei gas fumarolici. Tale stato è definito come livello di base.

 

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