Arriva in Italia il primo caso di epatite A contratta attraverso cibi

Si tratta di una donna romana di 40 anni che avrebbe contratto la malattia a inizio estate, ma che ha deciso solo oggi di querelare la ditta produttrice di frutti di bosco surgelati.

La donna aveva scoperto la malattia dopo essersi sentita male a lavoro e aver richiesto degli accertamenti. Nonostante non ci siano prove certe che la malattia sia stata contratta in questo modo, nel 2013 è stata registrata un incremento anomalo dei casi di epatite A in Italia. Sarebbero circa 500 le persone colpite da questa patologia, marcando un aumento del 264% rispetto al triennio precedente.

Nel caso particolare della signora romana, se i sospetti dovessero essere confermati, verrebbe provato che esiste una correlazione tra l’insorgere della patologia ed il consumo di un particolare cibo, in questo caso i frutti di bosco.
Dopo le indagini svolte dal procuratore Raffaele Guariniello, che ha iscritto cinque persone nel registro degli indagati per commercio di sostanze nocive, sembrerebbero arrivare le prime conferme relative all’ipotesi investigativa.

Il Ministero della Salute ed i controlli a campione avviati hanno riscontrato la presenza del virus in alcune confezioni di frutti di bosco, tutte di origine extraeuropea.

A Torino, in cinque confezioni di frutti di bosco analizzate è stato identificato il virus dell’epatite A. La causa del contagio sarebbe il lavaggio del prodotto effettuato dalle aziende produttrici con acqua non potabile. Nello specifico, il virus è stato riscontrato in confezioni distribuite da ditte di Lombardia ed Emilia Romagna prodotte però all’estero. E’ stata richiesta una rogatoria a Polonia, Ucraina e Canada, paesi da cui provengono i frutti contaminati.

Il Ministero ha raccomandato ai consumatori di cuocere per almeno 2 minuti i frutti acquistati prima di consumarli.

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