Emergenza Covid-19 e impatto su comunicazione ed empatia nel rapporto infermiere-paziente

Rapporto infermiere-paziente: in questa seconda fase di emergenza Covid-19, che sta di nuovo invadendo la nostra quotidianità, ho somministrato un questionario a 500 infermieri in tutta Italia coinvolti, più o meno in prima persona, nei reparti di emergenza.

Il punto focale dello studio “Gli effetti dell’Emergenza covid-19 nel rapporto infermiere-paziente-famiglia del paziente: implicazioni comunicative”, coltivato in collaborazione con il Prof. Antonio Serpico, relatore della tesi sperimentale, è stato: la Comunicazione.

Ovviamente non ci si può ridurre a relazionarsi solo con lo scambio di parole, ma, anche e soprattutto, con quel “mettere in comune” gesti, sentimenti ed emozioni.

Bisogna dire che il paziente, sradicato dalla propria quotidianità, affida se stesso e la propria speranza di salvezza all’ infermiere già dai primi approcci, aggrappandosi a notare anche un piccolo sorriso o uno sguardo che l’operatore sanitario lascia trapelare sul proprio volto.

Rapporto infermiere-paziente: come si comunica durante questa Pandemia? Come è cambiato l’approccio con l’utente?

I professionisti sanitari sono completamente bardati con divise, occhialini, maschere, sono, insomma, del tutto irriconoscibili e scorgere qualche parte del corpo risulta quasi impossibile.

Eppure una parola chiave contraddistingue questo incontro Infermiere-Paziente: EMPATIA.

L’ empatia come capacità, di mettersi nei panni altrui in una “fusione virtuale di cervelli”, sapendo scindere, però, i propri ruoli per evitare l’errore di entrare in burn-out, in un momento in cui regna già lo stress lavoro-correlato.

Lo studio ha evidenziato cambiamenti comunicativi per un 75% degli intervistati e che il rapporto empatico risulta diverso per il 65% di essi.

Da un punto di vista dell’approccio comunicativo ci sono stati dei cambiamenti significativi e innovativi, dove anche attraverso un semplice sguardo, una frase o una parola scritta al volo su un pezzo di carta, si trasmette tanto ad un paziente, in quanto spesso si sente completamente solo e che sente la propria vita su un filo che facilmente rischia di spezzarsi: ma è ,proprio in quel minimo di attenzioni che l’infermiere riesce ad intuire ed a ridare al paziente la forza di aggrapparsi alla vita.

Il 96% degli intervistati si rende conto che una comunicazione efficace aiuta nettamente il benessere psicologico del paziente e di conseguenza anche la fase di guarigione del paziente.

L’infermiere, quindi, non si limita a curare il degente, ma deve prendersene cura sempre, anche in contesti in cui sembra che non ve ne sia il tempo; ricordiamoci che un sorriso e uno sguardo possono accendere una miccia nel cuore di chi giace in un letto e vede una realtà” sconosciuta e nemica”.

Per approfondire:

Infermieri: è online Pnae.eu, il nuovo sito dell’infermieristica pediatrica europea

Fonte dell’articolo:

Scritto di Livia Carullo su Infermieri-Attivi

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