Il trattamento mediatico dei sucidi e il ruolo dei soccorritori. La riflessione del Soccorso Alpino Emiliano Romagnolo

Dopo un nuovo tentativo di suicidio presso la Pietra di Bismantova, il direttore del Soccorso Alpino SAER pubblica una lunga ma importante riflessione sul modo in cui vanno trattati i suicidi e gli atti autolesionistici da parte dei soccorritori.

Il suicidio è sempre un tema difficile e scabroso da trattare. Quando si lavora a contatto con il soccorso però ci sono delle regole non scritte e dei principi deontologici che è bene ricordare. Anche il soccorritore, oltre al giornalista e all’agente di Polizia, hanno ruoli precisi e possono causare danni psicologici, o prevenirli.

Sergio Ferrari, presidente del SAER – il soccorso alpino dell’Emilia Romagna – ha voluto scrivere una incisiva e importante lettera sul comportamento che il soccorritore dovrebbe tenere quando ci si trova a intervenire in casi di suicidio o atti autolesionistici. Una riflessione importante, che tocca da vicino tutti gli operatori della comunicazione ma anche i soccorritori e le forze dell’ordine che – nello svolgimento delle proprie attività – vengono in possesso di informazioni che risultano critiche per famigliari, amici, o per persone che hanno l’indole ad emulare atti violenti.

“Gentili giornalisti, scrivo in merito ad un recente fatto di cronaca, in cui alcune testate giornalistiche locali e nazionali hanno riportato che il Soccorso Alpino e Speleologico Emilia Romagna è stato coinvolto – insieme ad altri Enti ed Istituzioni – nel recupero del corpo di un uomo in seguito ad un gesto estremo alla Pietra di Bismantova, nel comune di Castelnovo ne Monti. Un episodio, questo, che purtroppo è ultimo in ordine di tempo di una serie di atti autolesionisti, cui si aggiungono anche alcuni tentativi fortunatamente non portati a termine, che tuttavia lasciano terreno a gravi implicazioni sociali e socio-sanitarie.

Un fenomeno – quello dei gesti insani alla Pietra di Bismantova – che periodicamente si ripete con una preoccupante  vicinanza temporale tra un atto e l’altro.

In tutti questi casi, e come sempre quando siamo chiamati ad intervenire in contesti di chiare intenzioni suicide, ho chiesto all’Addetto Stampa del SAER di non redigere comunicati stampa  o dare comunicazione agli organi di informazione circa l’attivazione dei tecnici CNSAS o di pubblicare notizie, ancorchè generiche, sui nostri canali informatici e social.

 

Il tema dei suicidi è sicuramente tra i più delicati, specie sul fronte dell’informazione: scrivere notizie di  persone che si sono tolte la vita  (o che ci hanno provato) non è mai facile,  lo sanno bene i giornalisti impegnati nel lavoro di ogni giorno. E’ un’attività difficile perchè oltre alla deontologia entrano in gioco altri aspetti, come la sensibilità nei confronti dei parenti e amici della vittima, o della comunità in cui essa viveva.

Ma il suicidio ha implicazioni ancora più delicate: oltre alla sofferenza per la perdita di una persona cara, può scatenare sensi di colpa in chi resta e pensa di non aver fatto tutto il possibile per cercare di aiutare, assistere o confortare il proprio caro. Spesso l’estremo disagio che precede tali gesti viene abilmente nascosto, aggiungendo un senso di impotenza a quello di colpa.

 

Inoltre – e questo è quello che più ci preme –  ogni notizia che esce rischia di innescare pericolosi processi di emulazione, specie se in connessione alla Pietra di Bismantova; sito di bellezza e di valore storico-culturale inestimabile e palestra di roccia tra le più famose in Italia, ma purtroppo tristemente famoso anche per gesti autolesionisti.

Sicuramente tale emulazione non è –  e non sarà mai –  colpa dei mezzi d’informazione.  Tuttavia nutriamo il timore che pubblicare foto di  questo luogo che, per le sue caratteristiche fisiche,  consente con estrema facilità di raggiungere la vetta  da cui sul versante sud precipita un baratro di oltre cento metri, possa fornire pericolosi spunti,  amplificati e condizionati dalle condivisioni e commenti – spesso esecrabili – sui social media.

Per questo motivo, come Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – Servizio Regionale Emilia Romagna, continueremo a non fornire ai mezzi di informazione alcuna notizia sui nostri interventi  di questo tipo, alla Pietra di Bismantova  come altrove.  Chiediamo la collaborazione di tutti gli Enti deputati  alle attività di soccorso ed alle testate giornalistiche, affinchè non  vengano pubblicate fotografie o video dei luoghi, e non vengano indicate zone, indirizzi o settori specifici: tutto ciò non per censurare od omettere un sacrosanto diritto di cronaca, ma per limitare il non trascurabile rischio di emulazione e  proteggere coloro che, a vario titolo, subiscono questa delicatissima situazione”.

 

 

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