Vivere da soccorritore: l’importanza di rispettare le regole per parlare la stessa “lingua”

Quante volte vi è capitato di incontrare un incidente stradale o un malore nel vostro tempo libero e di dover intervenire affinché la situazione non prenda una brutta piega?  

Perché si sa che il soccorritore, volontario o dipendente, nei casi di effettivo bisogno non rimane in disparte, soprattutto laddove un massaggio cardiaco o anche una semplice chiamata effettuata con cognizione di causa può davvero salvare una vita.  

Parlare la stessa lingua”, tra persone che sono state formate  per l’emergenza in luoghi differenti, è quindi indispensabile, per dimostrare professionalità, competenza e la necessaria freddezza nell’eseguire le azioni richieste, che sono comunque dettate da linee guida internazionali.  

Vivere da soccorritore: tra fiction e realtà

Proprio in questo contesto è necessario mettersi in gioco con la necessaria formazione: l’emergenza non sempre la “incontriamo” dietro casa.  

In altre parole, mentre alla televisione ci godiamo le varie puntate di fiction come “E.R. medici in prima linea”, nella vita reale diventa importante fare un esame di coscienza, e capire se un soccorritore italiano riuscirebbe a intervenire in un contesto straniero del tutto inaspettato. 

Saprebbe, per fare un esempio, come trattare un arresto cardiaco del vicino di ombrellone sulle spiagge di Miami Beach, piuttosto che un incidente stradale sulle strade dei boulevard parigini?

Il triste sospetto è che purtroppo non sia tanto la preparazione del soccorritore (figura non ancora riconosciuta in Italia), quanto l’approccio mentale che spesso viene accantonato nello svolgimento quotidiano del soccorso in Italia.  

In pratica le regole di sicurezza e le molte linee guida,  che vengono insegnate nei vari corsi, vengono messe da parte in molti casi, creando situazioni di pericolo o  comunque di non conformità nelle risposte interventuali delle varie equipe.  

Vivere da soccorritore: le regole come “lingua” internazionale

Di esempi ne vediamo tutti i giorni anche solo camminando: pensiamo al mancato uso dell’elmetto di protezione negli interventi nei cantieri o sugli incidenti stradali, alle comunicazioni radio effettuate con sommarietà e, non ultimo, al rispetto dei vari protocolli nella giusta sequenza delle linee guida degli eventi traumatici o degli arresti cardiaci improvvisi.  

Alla base di quanto appena elencato, a ben guardare, non vi sono mere opinioni ma importanti fonti normative.  

Il DL 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro impone l’uso della divisa ad alta visibilità e delle scarpe, oltre che dell’elmetto di protezione (quest ultimo da utilizzare nei casi previsti); i corsi PTC o ITLS relativi al soccorso in eventi traumatici hanno anchessi alla base la raccolta di linee guida sempre aggiornate, così come quelle relative al massaggio cardiaco esterno e l’uso del defibrillatore nel BLS e BLSD.  

Vi sono inoltre altri aspetti importantissimi sul piano umano e ben espressi dalla Convenzione di Oviedo, in merito al consenso libero ed informato sulla effettuazione delle cure ed è importante conoscere quanto viene scritto, in particolare negli articoli da 5 a 9.  

Non ultimo anche la normativa EN1789, dove il soccorritore a bordo del mezzo di soccorso deve sempre rispettare gli standard di sicurezza relativi agli ancoraggi dei materiali e alla sicurezza del paziente e di tutto il personale.  

E quindi, tirando le somme:

E’ importante quindi che un soccorritore, per definirsi tale, rispetti sempre minuziosamente le regole apprese in fase di formazione affinché le fasi dell’intervento siano sempre più omogenee in ogni parte del globo. 

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