Il Kurdistan e il suo sistema sanitario d’emergenza. Come si organizza il popolo che ci ha difeso dal terrorismo e che abbiamo dimenticato

Afrin, Kurdistan occupato dalla Turchia. Volontari al lavoro per curare un bimbo ferito dopo un bombardamento aereo.

Il Kurdistan è una nazione che si trova su un altopiano nel centro dell’asia minore, diviso in cantoni appartenenti a diversi Stati sovrani. Il popolo Curdo che lo abita è stato – negli anni della guerra civile siriana e della guerra in Iraq, l’unico baluardo al dilagare del terrorismo islamico. Una realtà che unisce e accetta ogni religione, ogni fede politica, ogni etnia ed ogni sesso (le YPG, brigate di combattimento femminili, sono ormai un mito fra le donne in cerca di emancipazione di tutto il pianeta) oggi è stata dimenticata dagli attori politici dell’area e lasciata sotto lo scacco della potenza turca, che ha invaso i territori siriani dove i curdi stavano prendendo sempre più potere e indipendenza. Ci ha raccontato cosa sta succedendo oggi in Kurdistan la Staffetta Sanitaria di Rete Kurdistan Italia, una rete nata per supportare la popolazione delle montagne mesopotamiche sia dal punto di vista civile che sanitario.

 

  • Come può essere descritto un quadro generale della situazione della popolazione civile in Kurdistan, in questo momento?
Afrin, Kurdistan occupato dalla Turchia. Volontari al lavoro per curare un bimbo ferito dopo un bombardamento aereo.

Il popolo curdo, 40 milioni di persone che non vedono riconosciuti i propri diritti negli stati  in cui risiedono (Turchia, Iran, Iraq e Siria), stanno vivendo una situazione molto critica in principalmente a causa delle politiche oppressive della Turchia. Tutta l’opposizione politica è stata colpita con più di centomila arresti seguiti al cosiddetto golpe imputato ai seguaci di Fatullah Gulen e che danno alla Turchia il primato per il numero di giornalisti, avvocati, sindacalisti, insegnanti, soldati e  persino deputati dell’opposizione arrestati. Fra questi il leader del principale partito di opposizione (Partito dei popoli  o HDP) e quasi tutti i deputati HDP regolarmente eletti. Per dare un’idea del clima che si respira basta dire che hanno censurato molti autori di teatro stranieri e fra questi Shakespeare e Dario Fo.

D’altra parte, sono decenni che i curdi vengono oppressi in Turchia a causa della loro resistenza alla turchizzazione forzata portata avanti prima dallo stato “laico”, eredità del “fondatore della patria” Ataturk e successivamente dall’attuale presidente Erdogan che ha fuso nazionalismo e cultura islamica in una prospettiva di “rinascita” dell’impero ottomano. Questo va inteso come ricerca di egemonia politica e culturale che dalla Turchia Erdogan cerca di espandere negli stati confinanti e in primo luogo nella Siria. La presa di posizione della Turchia a favore dei palestinesi, con l’azzardata dichiarazione di “liberare Gerusalemme dagli infedeli”, va infatti letta come il tentativo di far riconoscere la propria leadership fra tutti i musulmani dell’area. In questo modo Erdogan asseconda la disperata ricerca, da parte di molte popolazioni musulmane alla mercè di povertà e oppressione e di leadership interne corrotte e inefficienti, di una protezione e di una voce che si contrapponga alle altre potenze regionali ed in primo luogo allo stato di Israele.

Afrin, Kurdistan occupato dalla Turchia. Volontari al lavoro per curare un bimbo ferito dopo un bombardamento aereo.

L’invasione del cantone siriano di Afrin, abitato da curdi, arabi, turcomanni, armeni, yazidi ecc, e autogovernato da ormai sette anni insieme ai cantoni di Cezire e Kobane, rappresenta un passo fondamentale in questa strategia in cui Erdogan ha messo in campo la superiorità militare del secondo esercito più numeroso ed armato della NATO, constatando il disinteresse degli USA,  la complicità della Russia e l’inutilità delle prese di posizione dell’ONU e della UE.

Non si è trattato solo di un’operazione militare, ma dell’attuazione di un disegno politico che ha come obiettivo il cambiamento demografico e culturale dell’assetto pre-esistente. Infatti, dopo due mesi di bombardamenti e la conseguente fuga di gran parte della popolazione originaria, la Turchia ha promosso l’insediamento di popolazione araba, proveniente da altre zone della Siria e della Turchia, di stretta fede islamista sunnita e ha ripristinato la legge islamica con uccisioni, torture, rapimenti e stupri di donne nella triste tradizione delle pratiche delle milizie dello Stato islamico (Isis).

A nulla sono valse le mozioni dell’ONU e la successiva del Consiglio d’Europa. Erdogan ha potuto verificare che la tattica dei due forni (se gli USA non mi lasciano fare, mi alleo con la Russia) e il ricatto alla UE sui migranti paga ancora una volta. Paradossalmente, l’ignavia della UE di fronte all’invasione di Afrin, ha comportato un nuovo flusso migratorio di centinaia di migliaia di persone, presupposto per rafforzare le pretese della Turchia sia in senso economico che di prosecuzione incontrastata del suo disegno di egemonia.

  • Esiste una struttura, anche grossolana, di sistema o organizzazione sanitaria nella zona?
ANF: campo profughi di Shehba, Kurdistan occupato dalla Turchia

Le strutture di autogoverno dei Cantoni della Siria del Nord hanno costruito un Sistema sanitario pubblico fondato su una rete di ospedali e presidi sanitari gestiti dalla Mezza Luna Rossa curda. Questa si articola in strutture centrali dotate di attrezzature e reparti specializzati e strutture territoriali (i presidi sanitari) che assicurano una medicina di base e consentono di diagnosticare e trasferire i casi più gravi negli ospedali. Oltre alle strutture della sanità pubblica, si ha notizia di poche strutture di tipo privato e della presenza di cliniche gestite da alcune ONG, come “Medici senza frontiere”.

  • I professionisti sanitari sono in numero sufficiente a coprire almeno le necessità di base della popolazione?

 La popolazione dei tre cantoni era di circa 3 milioni di abitanti (di cui 1 milione del cantone di Afrin), quindi nonostante l’impegno ed il sacrificio di diverse centinaia di operatori sanitari di MezzaLuna, l’offerta di servizi sanitari è insufficiente a causa di diversi fattori:

  1. L’embargo degli stati confinanti impedisce di acquisire medicine ed attrezzature indispensabili;
  2. Le risorse economiche sono insufficienti perché oltre alla sanità ci sono difficoltà e quindi bisogno di interventi anche in altri settori;
  3. La mancanza di cibo sufficiente, di acqua pulita e la presenza di altri fattori patogeni presenti soprattutto in grandi campi profughi, come quello di Shehba dove sono rifugiati gli sfollati di Afrin, creano le condizioni per una diffusione di una serie di malattie anche gravi, come la Leishmaniosi, che difficilmente possono essere curate in maniera adeguata.

Va tuttavia evidenziato che MezzaLuna Rossa curda interviene anche al di fuori di questi tre cantoni ed un esempio è costituito da Raqqa. Conquistata ad Isis, grazie alle forze di autodifesa curde e arabe, dopo la liberazione una delle prime iniziative è stata proprio la creazione di presidi sanitari, per rispondere alle esigenze di una popolazione stremata da anni di guerra ed oppressione dello Stato istamico.

 

  • La questione della Mezzaluna Rossa Curda è controversa, è in vista un riconoscimento da parte degli organismi internazionali?

 Il riconoscimento della MezzaLuna Rossa curda va inquadrato nell’ottica del riconoscimento dell’insieme delle strutture di autogoverno che i cantoni del Rojava si sono date. Queste si fondano sui principi del “confederalismo democratico” inteso come una forma di democrazia diretta che valorizza la partecipazione ed il coinvolgimento di tutti i cittadini attraverso forme di rappresentanza come “le comuni” e “i consigli” in una prospettiva, davvero unica nel medio-oriente, che persegue gli obiettivi di costruire una società basata sulla parità di genere, un’economia solidale e sostenibile, la convivenza etnica e culturale.

Purtroppo le decisioni sul riconoscimento di queste forme di autogoverno e quindi della MezzaLuna rossa curda, sembrano essere nelle mani di altre potenze regionali o meno (Turchia, Iran, Russia) e solo la resistenza della popolazione e la solidarietà internazionale rappresentano un freno contro la minaccia turca di invasione di tutti i territori del Rojava.

  •  Quali sviluppi prevedete e cosa vi augurate per l’immediato futuro?

Ci sono diversi scenari che vanno considerati e che dipendono principalmente da fattori esterni alla volontà dei cittadini del Rojava.

Il primo di questi è costituito dai risultati delle prossime elezioni in Turchia che si terranno il 24 giugno. Una vittoria schiacciante di Erdogan rappresenta la premessa per legittimarlo a livello interno ed internazionale e renderlo un interlocutore indispensabile con potere di ricatto sulle altre potenze regionali.

Naturalmente va messo in conto l’atteggiamento dell’Europa che, nonostante abbia più volte stigmatizzato la repressione generalizzata in Turchia e la sua complicità con lo Stato islamico e le altre milizie islamiste, ha finora privilegiato le relazioni economiche e il blocco dei flussi dei migranti dando alla Turchia 6 miliardi di euro parte dei quali spesi per rafforzare i suoi sistemi d’arma acquistati spesso dagli stati europei (compresa l’Italia).

Contro tutto questo si levano voci e prese di posizione da parte di alcuni governi del nord Europa, di alcuni partiti (i Linke in Germania), di esponenti della cultura, del giornalismo e del diritto (vedi la recente sentenza del Tribunale internazionale dei diritti dei popoli) e di movimenti di solidarietà al popolo curdo.

Difficile dire in che misura sarà possibile per i popoli che vivono nel Rojava mantenere la propria autonomia. E’ tuttavia certo che, come per gli armeni, nulla potrà cancellare la voglia di autonomia e di libertà di 40 milioni di persone che hanno una propria lingua, una propria cultura e con il Rojava, una prospettiva di costruzione di una società migliore.

  • Come è possibile aiutarvi e quali attività portate avanti?

Staffetta sanitaria è espressione delle associazioni e dei singoli che attraverso Rete Kurdistan Italia sostengono la causa curda e l’esperienza del Rojava. Collabora con MezzaLuna Rossa kurdistan italia onlus di cui sostiene le campagne di raccolta fondi.

In particolare segnaliamo le campagne in corso che riguardano:

  1. Continuare a finanziare l’Ospedale di Tell-Temr (ricostruito grazie alla solidarietà italiana ed inaugurato il 4 aprile 2018);
  2. Inviare fondi per i rifugiati di Afrin;

Le iniziative specifiche di Staffetta sanitaria riguardano principalmente:

– la raccolta e l’invio di attrezzature e medicine per le quali le maggiori difficoltà sono rappresentate dall’embargo e dai costi di trasporto;

– iniziative informative nei territori;

– l’invio di medici che vogliano operare come volontari (senza costi per le strutture locali) e per un tempo sufficientemente lungo (almeno tre mesi);

– la produzione di materiali informativi su questioni come l’igiene pubblica e particolari patologie come il diabete e la leishmaniosi.

Considerando che non possiamo contare su alcun contributo pubblico o da parte di qualunque altra struttura, un primo modo per aiutarci è di dare contributi a MezzaLuna Rossa Kurdistan Italia Onlus (causale invio medicine e attrezzature).

Una seconda modalità è aderire alle campagne di raccolta delle medicine (l’ultima è stata possibile grazie al coinvolgimento di associazioni che a Trieste, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Parma e Reggio Calabria hanno costituito punti di raccolta).

 

Abbiamo anche bisogno di medici ed esperti per produrre altro materiale informativo nonché di traduttori dall’inglese al curdo e all’arabo. Naturalmente laddove ci fossero medici ed infermieri disponibili a intervenire presso le strutture di MezzaLuna Rossa curda del Rojava, fermandosi per almeno 3 mesi, possono mandare il CV al nostro indirizzo e-mail.

Non ci illudiamo tuttavia che il solo supporto sanitario sia sufficiente a portare sollievo alle popolazioni del Rojava. Servirebbe una pace duratura, la fine dell’embargo, il riconoscimento dell’autonomia democratica delle popolazioni dei territori del Kurdistan siriano perché possano proseguire con la costruzione di una società libera dall’oppressione islamica e improntata ai valori di libertà e convivenza.

Per questo facciamo appello a chi condivide questi principi, di aderire alle iniziative e alle campagne che Rete Kurdistan Italia promuove periodicamente. Al momento la campagna che si sta avviando riguarda il boicottaggio del turismo e delle imprese che supportano l’economia turca. Infatti, le risorse dei turisti vengono usate per acquistare armi e molte, troppe, imprese italiane continuano a fare affari con un paese in cui la repressione generalizzata e la cultura islamista opprime milioni di persone.

Concludendo con una considerazione più generale, vogliamo ricordare che il 90% delle vittime delle guerre sono i civili e fra questi i soggetti più deboli: donne e bambini. Le malattie, i traumi, la perdita dei legami comunitari, i lutti lasciano tracce indeleboli che avvelenano i popoli e creano le premesse per altri conflitti. Per dirla con De Andrè “… anche se noi ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti”.

PER INFORMAZIONI:

Sito MezzaLuna Rossa Kurdistan Italia Onlis http://www.mezzalunarossakurdistan.org/
Sito Staffetta sanitaria www.staffettasanitaria-rojava.it
Crowd funding pro Afrin https://buonacausa.org/cause/aiutaafrin
Crowd funding per Ospedale Tell-Tamr https://buonacausa.org/cause/un-ospedale-per-il-rojava
Sito Rete Kurdistan www.retekurdistan.it
Pagina FB Staffetta sanitaria Una canzone per il Rojava
Mail Staffetta sanitaria staffettasanitaria@gmail.com

 

 

 

 

 

 

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