La geolocalizzazione avrebbe potuto salvare davvero Simon Gautier?

Il Numero Unico 112, tecnologicamente avanzato, può salvare la vita agli escursionisti dispersi? La risposta non è così netta come potreste pensare. Cos’è e come funziona il numero unico?

 

Simon Gautier avrebbe potuto salvarsi?

E’ la domanda che circola in Italia da qualche giorno, dopo la tragedia del Cilento. Un ragazzo di 27 anni che non sa assolutamente dove si trova cade in un calanco nel Golfo di Policastro. Non è attrezzato, non ha strumenti di localizzazione, solo un cellulare. Chiama il 118 e partono le ricerche, ma l’uomo non viene recuperato in tempo, e muore lì dove è caduto. Dopo 9 giorni viene recuperato il corpo. Una tragedia.

Così scattano le polemiche, che si concentrano come sempre contro i soccorsi. Che – va ribadito con forza – hanno fatto come sempre tutto il possibile. La cronaca, quella fredda e legata ai numeri, regala un’impietoso e tragico spaccato di dolore, paura e solitudine. Una solitudine che è il peggiore nemico per chi si avventura in montagna. Il 118 della Basilicata infatti racconta con precisione tutti i momenti del soccorso. Simon alle 9 del mattino, dopo la caduta, ha chiamato i Carabinieri con il 112. La telefonata è stata poi passata al 118 che ha attivato i servizi necessari al soccorso. Poi il 118 ha cercato di richiamare il cellulare del ragazzo, senza più ricevere risposta. A spiegarlo all’Ansa è stato il direttore delle postazioni di emergenza Serafino Rizzo. L’ambulanza è partita un’ora e 40 minuti dopo il primo contatto da Lagonegro. La localizzazione del giovane è stata attivata dal Soccorso Alpino non appena possibile, alle 10.30. Ma la zona della ricerca era ampia, e nessuna traccia dell’escursionista è stata trovata lungo il percorso.

Il 112, da fulcro delle polemiche a sistema perfetto?

A far scattare le polemiche però questa volta sembra sia la Eena (ente europeo per il numero di emergenza) . L’ente ha portato la discussione sulle dotazioni tecnologiche delle centrali operative italiane. Dove – in alcune regioni – ci sono state molte resistenze all’introduzione delle tecnologie collegate al NUE e al centralino unificato.

Bisogna essere sempre estremamente onesti: nessuna vita è secondaria, nessun soccorritore dovrebbe trovarsi davanti a problematiche tecniche che inficiano l’esito del soccorso. Il dispatch, la pratica di risposta degli operatori (tecnici o infermieri) in Centrale Operativa è sempre sviluppatato nel migliore dei modi e con le migliori tecnologie disponibili messe a disposizione dalle amministrazioni.

Sistemi radio multimodali, sistemi di localizzazione puntuale, sistemi di comunicazione telefonica criptati: tutto deve funzionare in modo rapido, semplice ed efficace perché il 118/112 è l’occhio dell’Ospedale, tutto deve vedere e tutto deve conoscere affinché un soccorso funzioni nel migliore dei modi. Non sappiamo se in Basilicata sia successo così, per Simon. Così come ancora oggi non sappiamo se la tecnologia abbia avuto un impatto sul decesso avvenuto a Roma qualche anno fa. In quell’occasione era stato il Numero Unico 112 al centro delle polemiche, e non bisogna dimenticarlo mai. Si cerca sempre un capro espiatorio, anche se un solo motivo per un fallimento non esiste mai.

Oggi però un ragazzo è morto perché non è stato localizzato. Una azione che le tecnologie delle centrali avanzate possono fare automaticamente. E’ il sistema AML che permette di geolocalizzare il chiamante, con una approssimazione inferiore ai 5 metri di distanza. Per trovare e recuperare Simon invece sono stati necessari 9 giorni, e un grande dispiego di forze. Un dispiego enorme, che la Protezione Civile e il CNSAS mettono in campo quando una persona non è raggiungibile o si è persa senza avere un cellulare a disposizione. Ma Simon il cellulare l’aveva e la sua scomparsa risulta quindi – oltre che tragica – anche surreale. Sull’arco Alpino è normale che le centrali operative inviino SMS di contollo per geolocalizzare il chiamante. Nelle centrali 112 e 118 attrezzate con sistemi avanzati è normale corredare la scheda del paziente con le coordinate GPS presunte del chiamante. L’Eena – dopo essere stata portata al centro delle polemiche in passato per i tempi delle chiamate – in una nota sul Fatto Quotidiano sottolinea che “questo ragazzi avrebbe potuto essere salvato se l’Italia avesse preso delle semplici misure prima”.

Quanto può aiutare la tecnologia di localizzazione nei soccorsi?

“L’uso di AML è fino a quattromila volte più accurato degli attuali sistemi” specifica l’Eena in una scheda informativa sul proprio sito web. E se fosse attivato in tutta Europa salverebbe “7.500 vite in dieci anni”. Con un risparmio a livello economico di “95 miliardi di euro“. Sono già 13 gli Stati in Europa che hanno adottato la centrale NUE: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Islanda, Irlanda, Lituania, Moldavia, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Regno Unito. Fuori dal Vecchio continente invece la tecnologia EENA è attiva negli Stati Uniti, in Turchia, in Messico, in Nuova Zelanda e negli Emirati Arabi Uniti.

Ma c’è una novità nel percorso di introduzione del Numero Unico in tutta Italia, oggi gestito direttamente dal Ministero degli Interni. “Entro la fine dell’anno anche l’Italia adotterà AML, che non è mai stato obbligatorio per le centrali operative. E’ una scelta virtuosa che abbiamo messo in cantiere con lungimiranza – spiega Carlo Bui, Presidente del gruppo tecnico interforze alla  commissione interministeriale per il numero unico di emergenza -. Il costo è di circa 1 milione di euro“.

La tecnologia AML non è una novità per l’Italia. Le centrali operative di diverse regioni la stanno sperimentando con successo. “Prima è stato necessario prendere accordi con Google e Apple per abilitare i telefonini a questa funzione”, specifica Bui. In pratica, funziona così: lo smartphone rileva la chiamata al servizio di emergenza, la riconosce e attiva la localizzazione del chiamante. Triangola la posizione con le celle di aggancio per un’ulteriore confermo, e dalle celle parte un SMS alla centrale di soccorso con la posizione. La Centrale Operativa quindi può chiedere solo conferma della posizione al chiamante, più per un discorso di approccio al chiamante che per una vera esigenza di localizzazione.

Oggi soltanto le regioni in cui sono già operative le centrali uniche di risposta 112 hanno attivi servizi AML o similiari. “Questo è un incentivo affinché tutto il territorio nazionale si adegui al più presto al numero unico di emergenza”, spera Bui. Ma qui entrano i problemi organizzativi più grandi: ci sono centrali infatti che mal tollerano la possibilità di essere inserite sotto il grande cappello del NUE112. Il modello italiano infatti prevede una centrale unica di distribuzione delle chiamate fra Polizia, Soccorso sanitario, Vigili del Fuoco, Carabinieri o Polizia Locale. Succede così in Lombardia, Piemonte, Sicilia, Valle d’Aosta, Liguria, Trentino, Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Lazio (nei territori coperti dal prefisso telefonico 06). Questo modello è simile a quello usato in Repubblica Ceca, in Albania, in Turchia. Ma è differente dal modello inglese, polacco, spagnolo. E’ qui che si scontrano le filosofie “politiche” ostruendo uno sviluppo tecnologico che, dati alla mano, può salvare vite. Il NUE112 però entrerà in vigore presto anche in centro Italia, con Toscana, Umbria e Marche pronte alla transizione. Nel 2020 tutto il territorio dovrebbe essere coperto andando quindi – 28 anni dopo l’introduzione del numero unico 118 – a dare una versione innovativa e migliorata del sistema di risposta alle emergenze operative.

 

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