Epatite B

Definizione

L’epatite B è una malattia molto contagiosa causata dall’omonimo virus, detto anche HBV, che si trasmette attraverso il sangue o tramite i fluidi corporei (sperma, secreto vaginale, saliva), come avviene con l’uso promiscuo di siringhe, rasoi e spazzolini infetti o durante i contatti sessuali. Sono i rapporti non protetti a costituire la primaria causa di infezione da epatite B, che fa registrare un significativo picco in età giovanile, epoca in cui la promiscuità sessuale è massima. Purtroppo, come molte altre malattie sessualmente trasmissibili, il contagio può avvenire anche e soprattutto per opera dei cosiddetti portatori asintomatici, persone che, pur non manifestando sintomi importanti e non essendo per questo a conoscenza della propria malattia, possono inconsapevolmente trasmetterla a terzi. Il rischio di contrarre l’epatite B è alto anche per chi soggiorna in parti del mondo dove l’infezione è molto diffusa; tali soggetti dovrebbero prendere in seria considerazione l’opportunità di vaccinarsi prima di partire per i loro viaggi, in particolar modo se si tratta di “turismo sessuale”. L’epatite B può essere trasmessa con facilità dalla madre al neonato durante il parto. L’epatite B colpisce soprattutto il fegato, causando un’infezione talvolta del tutto asintomatica, ma che può essere causa di gravi problemi, come la comparsa di cancro al fegato, cirrosi o insufficienza epatica. In alcuni casi il trapianto dell’organo rappresenta l’unica soluzione per salvare la vita al paziente. La maggior parte degli adulti infetti riesce comunque a superare l’infezione anche quando i sintomi sono gravi. Più a rischio sono invece i lattanti ed i bambini, perché più propensi a sviluppare un’infezione cronica.

Sintomi

La maggior parte dei neonati e dei bambini affetti da epatite B non sviluppa segni e sintomi di rilievo; analogo discorso per alcuni adulti. I sintomi caratteristici dell’epatite B appaiono normalmente 12 settimane dopo il contagio e possono esordire in maniera più o meno severa; essi comprendono:

  • perdita di appetito;
  • nausea e vomito;
  • rush cutaneo;
  • debolezza e stanchezza;
  • dolore addominale, soprattutto attorno al fegato (parte destra dell’addome, appena sotto le costole);
  • [ittero]] (colorazione gialla della cute, biancastra degli occhi);
  • urine scure e feci chiare;
  • dolore articolare.

Il danno epatico può essere evidente anche in assenza di sintomi, mentre la contagiosità è comunque elevata. Per questo motivo è molto importante comunicare al proprio medico curante eventuali sospetti derivanti dall’esposizione ai fattori di rischio tipici della malattia; un semplice esame del sangue è infatti sufficiente per diagnosticare l’epatite B, mettendo al sicuro la propria e l’altrui salute. L’infezione da epatite B può essere cronica o acuta, a seconda che duri, rispettivamente, più o meno di 6 mesi. In presenza di una forma acuta, il sistema immunitario tende a rispondere positivamente all’infezione e a debellare il virus, con conseguente recupero completo nel giro di pochi mesi. Al contrario, se la risposta immunitaria non è adeguata, l’infezione può cronicizzare e provocare, a distanza di molti anni, gravi danni epatici, come la cirrosi ed il cancro al fegato. La maggior parte degli adulti infetti va incontro ad una forma acuta, ma ciò non è altrettanto vero per i più piccoli. Buona parte dei bambini contagiati dalla madre durante il parto o che contraggono la malattia nei primi 5 anni di vita, ha infatti grosse probabilità di sviluppare infezioni croniche. L’epatite B può così progredire in maniera subdola e “silenziosa” per decenni, fino a quando la persona non sviluppa una grave malattia epatica, anche a distanza di 30-40 anni.

Contagiosità

Piccole quantità di sangue o altri liquidi biologici (sperma, secreto vaginale, saliva) sono sufficienti a trasmettere il virus. Da registrare, inoltre, la notevole resistenza del microorganismo nell’ambiente esterno, dal momento che mantiene la sua infettività per molti giorni (almeno un mese) al di fuori del corpo. Le principali modalità di trasmissione comprendono:

  • contagio sessuale: bastano piccole lesioni, anche non visibili ad occhio nudo, di cute o mucose, per permettere l’entrata del virus nell’organismo. L’epatite B può essere quindi contratta attraverso rapporti sessuali non protetti, siano essi vaginali, anali od orali, e tramite qualsiasi via che porti all’ingresso di sangue, saliva, sperma o secrezioni salivali nell’organismo, anche in minima quantità (ad esempio tramite l’utilizzo promiscuo di vibratori od oggetti simili non adeguatamente sterilizzati o coperti con un preservativo);
  • utilizzo comune di materiale che può causare piccole ferite: spazzolini da denti, lamette, forbicine ed in modo particolare aghi o siringhe contaminate. Un problema particolarmente sentito tra i tossicodipendenti e tra il personale sanitario (per infezioni accidentali).
  • utilizzo di strumenti contaminati usati per i tatuaggi o per il “body piercing”;
  • trasmissione dalla madre al figlio, attraverso il contatto del neonato con il sangue materno infetto (per questo motivo in tutte le donne gravide si ricerca la presenza del virus nel sangue).

Se il test è positivo, al momento della nascita al neonato verranno somministrate immunoglobuline specifiche contro il virus, seguite da immediata vaccinazione; ciò consentirà di ridurre in maniera sensibile il rischio che il bambino sviluppi l’epatite B.

Per essere infettati dal virus occorre che questo penetri nell’organismo in uno dei modi appena elencati. Non è quindi possibile essere contagiati tramite contatti casuali, come un ballo, una stretta di mano, tramite il sudore o le lacrime, così come attraverso l’utilizzo comune del telefono, della piscina o della tavoletta del WC. Anche chi ha avuto l’epatite B ed è completamente guarito non può trasmettere l’infezione; allo stesso modo non avrà bisogno di alcun vaccino perché possiede difese contro altri, eventuali, attacchi dell’HBV.

Fattori di rischio

Promiscuità sessuale, rapporti sessuali non protetti, utilizzo di droghe tramite iniezione, presenza di altre malattie sessualmente trasmissibili, come la clamidia o la gonorrea, esposizione professionale a sangue umano, viaggio in Paesi in cui l’epatite B è particolarmente diffusa, vivere con persone infette.

Diagnosi

Dal momento che molti soggetti non sviluppano sintomi di rilievo clinico, la diagnosi di epatite B si affida soprattutto agli esami del sangue. Tramite questi test si andranno a ricercare tracce biologiche del virus o la presenza di anticorpi specifici contro l’HBV.

Complicanze

Le complicanze dell’epatite B possono svilupparsi nei portatori cronici a distanza di molti anni (30-40) dall’infezione. Il rischio è tanto maggiore quanto più precocemente è avvenuto il contagio. Circa il 90% dei bambini che hanno contratto la malattia alla nascita ed il 30%-50% di quelli che si infettano entro i primi 5 anni di vita, diventa portatore cronico di HBV; al contrario, solo il 5-10% delle persone che si infettano in età adulta sviluppa un’infezione cronica di lunga durata, dopo un breve periodo iniziale di infezione acuta. Tali complicanze comprendono la cirrosi epatica, il cancro al fegato e l’insufficienza epatica. La probabilità di morte a causa di danni epatici prodotti nella fase precoce (epatite fulminante) si aggira intorno all’un per cento. Le persone affette da epatite B sono maggiormente esposte al rischio di infezione da parte del ceppo virale HDV. Questo virus può replicarsi solo se è contemporaneamente presente il virus responsabile dell’epatite B; di conseguenza non è possibile contrarre l’epatite D in assenza di una contemporanea o preesistente infezione da virus HBV. La trasmissione e i fattori di rischio sono simili a quelli visti per l’epatite B. La contemporanea presenza dei due ceppi virali aumenta il rischio di sviluppare gravi patologie epatiche, come la cirrosi o il cancro al fegato.

Cura

Per l’epatite B e per le sue possibili conseguenze non esiste una cura universale e veramente efficace. La cosa migliore da fare è dunque quella di combattere la malattia tramite un’adeguata prevenzione. Se vi è la consapevolezza di essere entrati accidentalmente a contatto con il virus è fondamentale chiamare immediatamente il medico. Un trattamento con immunoglobuline specifiche entro le 24 ore dal contagio, abbinato ad una vaccinazione con successivi richiami, può proteggere il malato dallo sviluppo dell’infezione. Una volta contratta l’epatite B è fondamentale osservarne la progressione, tramite un attento monitoraggio dei sintomi di danno epatico. Se questi sono assenti è probabile che non venga intrapresa alcuna terapia. In caso contrario il medico può intervenire con farmaci antivirali ed immunostimolanti, che non sono tuttavia sempre efficaci nel debellare l’infezione. In seguito a diagnosi di epatite B il medico consiglierà alcuni cambiamenti nello stile di vita. Questi semplici accorgimenti contribuiranno a preservare il più possibile la funzionalità epatica:

  • evitare gli alcolici; l’alcol è infatti in grado di peggiorare il decorso ne delle malattie epatiche ed in alcuni casi ne è il principale responsabile ;
  • evitare l’utilizzo di farmaci che possono causare danni al fegato e chiedere consigli in merito al proprio medico;
  • seguire una dieta sobria ed equilibrata caratterizzata da un ridotto consumo di grassi saturi, fritture, cibi raffinati, eccessi calorici, caffè e cioccolato, a favore di pesce, carni bianche cereali integrali, frutta e verdura fresca. Il medico potrebbe consigliare l’integrazione con prodotti antiossidanti (selenio ed N-acetilcisteina, amminoacido precursore del glutatione) o a base di erbe medicinali detossificanti (carciofo, cardo mariano, silimarina). E’ sempre consigliabile un abbondante apporto di liquidi non alcolici (acqua, centrifugati e succhi di frutta non zuccherati);

In presenza di epatite B può essere d’aiuto un’attività fisica regolare, ma in proposito è molto importante un consulto preventivo con il proprio medico.

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