Esofago

Definizione

L’esofago è il tratto di canale alimentare che unisce la faringe con la bocca dello stomaco.

Com’è fatto

Questo condotto muscolare si estende tra la sesta vertebra cervicale e la decima vertebra toracica, per una lunghezza complessiva di 23-26 centimetri; il suo spessore, nel punto di maggior diametro, raggiunge i 25 – 30 millimetri, mentre in quello più stretto ne misura 19.

L’esofago comunica con numerose strutture anatomiche, tra le quali anteriormente la trachea, i lobi tiroidei e il cuore, posteriormente la colonna vertebrale e il diaframma, che attraversa in corrispondenza di una piccola apertura chiamata iato esofageo.

Le funzioni

L’esofago è paragonabile a un tubo di connessione – simile ad una S allungata – che permette la discesa del cibo dalla bocca allo stomaco (trasporto anterogrado) e viceversa (via retrograda durante l’eruttazione e il vomito).

Le funzioni dell’esofago non si esauriscono nel semplice trasporto del cibo; molto importante, per esempio, risulta l’attività lubrificante, che permette di mantenere umide le sue pareti interne, facilitando la discesa del cibo.

L’esofago, inoltre, grazie alla presenza di uno sfintere per estremità, si oppone all’entrata di aria nello stomaco durante la respirazione e alla risalita del contenuto gastrico nella cavità orale.

Il passaggio del bolo alimentare dalla faringe all’esofago è regolato dallo sfintere esofageo superiore.

Il passaggio del bolo alimentare dall’esofago allo stomaco è regolato dallo sfintere esofageo inferiore.

Lo sfintere esofageo superiore partecipa alla funzione deglutitoria, aprendosi per consentire alla faringe di spingere il bolo nell’esofago; in condizioni di riposo la muscolatura che lo costituisce è contratta e lo sfintere rimane chiuso, impedendo il passaggio di aria nella via digerente e l’inalazione di alimenti nella via aerea.

L’esofago è dotato di una parete muscolare costituita da due strutture: uno strato muscolare esterno longitudinale ed uno interno circolare. Proprio a quest’ultimo è affidata l’attività propulsiva, che gli permette di compiere importantissimi movimenti di peristalsi.

Mentre un segmento di muscolatura a monte si contrae, il tratto a valle si rilassa; successivamente sarà questo a contrarsi e così via, con successione dall’alto al basso fino alla completa discesa del bolo alimentare nello stomaco.

La peristalsi esofagea è facilitata dall’azione lubrificante della saliva e delle secrezioni esofagee.

Quando l’onda peristaltica investe la parte inferiore dall’esofago, si produce un rilassamento dello sfintere inferiore (detto cardias) con conseguente entrata del bolo nella sacca gastrica. Terminata questa fase, il cardias riacquista il normale ipertono ed impedisce la risalita del contenuto gastrico nell’esofago.

Se lo sfintere esofageo inferiore non possiede un tono sufficiente, i succhi gastrici e la pepsina possono risalire dallo stomaco provocando il cosiddetto reflusso gastroesofageo. Si tratta di un disturbo piuttosto comune e fastidioso, dal momento che tali sostanze irritano fortemente la mucosa esofagea scatenando dolore e pirosi (senso di bruciore).

Le pareti interne dell’esofago sono rivestite dalla tonaca muscosa, un epitelio pluristratificato spesso che lo protegge dal transito del cibo (che può presentare estremità appuntite o residui particolarmente duri).

Entro certi limiti, questa efficace barriera lo ripara anche dal reflusso acido fisiologico, che compare, soprattutto dopo i pasti, un po’ in tutte le persone. Quando il cardias, che si trova normalmente al di sotto del diaframma, entra nello iato esofageo risalendo nella cavità toracica, si parla di ernia iatale da scivolamento, una patologia in continuo aumento soprattutto nelle persone al di sopra dei 45-50 anni; i suoi sintomi sono sovrapponibili, ma generalmente più severi, di quelli del reflusso gastroesofageo.

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