Tiroide

Definizione

La tiroide è una ghiandola endocrina (cioè a secrezione interna) dalla forma simile a quella di una farfalla.

Descrizione

È costituita da due lobi conici uniti fra loro da un istmo; ciascun lobo misura circa 2,5-4 cm di lunghezza, 1,5-2 cm di larghezza e 1-1,5 cm di spessore. Il peso complessivo della ghiandola varia in funzione della dieta, dell’età e del peso corporeo, ma negli adulti oscilla tra i 10 e i 20 g.

Dove si trova

È situata anteriormente nel collo, nel tratto compreso fra la quinta vertebra cervicale e la prima dorsale e si adagia con la sua superficie mediale sulla parete della trachea e della laringe, con la sola interposizione di un sottile strato di tessuto. La superficie posteriore della ghiandola arriva a contatto con l’esofago.

Caratteristiche

La tiroide contiene una quantità di selenio per grammo di tessuto maggiore rispetto a ogni altro organo del corpo, infatti questo elemento ha un ruolo chiave nella sua protezione e nel suo funzionamento.

Funzioni

Il compito della tiroide è produrre e sintetizzare due ormoni contenenti iodio, la tiroxina (T4) e latriiodotironina (T3); questi ormoni stimolano il metabolismo nella maggior parte delle cellule, oltre ad avere un ampio spettro d’azione sul metabolismo di carboidratigrassi e proteine, sui processi di crescita e sul funzionamento del sistema nervoso centrale.

Sintomi

I sintomi delle malattie tiroidee sono aspecifici, cioè comuni a molte patologie, perciò talvolta è difficile individuare e identificare un problema come dovuto a una disfunzione della tiroide.

Tuttavia gli eventuali campanelli d’allarme vanno sempre segnalati al medico.

Diagnosi

Quando sia necessario un approfondimento, il medico prescriverà gli esami dei dosaggi ormonali per valutare il corretto rilascio degli ormoni tiroidei. Spetterà infine all’endocrinologo interpretare e investigare eventuali risultati poco chiari.

In particolare, il test di dosaggio del TSH (ormone che stimola la tiroide a produrre gli ormoni T3 – T4) è comunemente ritenuto l’esame più accurato per analizzare l’attività della ghiandola tiroidea. Consiste semplicemente in un prelievo di sangue rivolto a testare i livelli di TSH. Se il TSH è ridotto, significa che la ghiandola sta funzionando troppo (ipertiroidismo), in caso contrario, se presenta valori elevati, la tiroide sta lavorando troppo poco (ipotiroidismo).

Un tempo era possibile individuare un problema alla tiroide solo quando le patologie conseguenti arrivavano a uno stadio avanzato; oggi sono invece disponibili metodi sofisticati in grado di dosare concentrazioni infinitesimali di TSH e che permettono di diagnosticare eventuali disfunzioni a stadi molto prematuri, addirittura prima della comparsa dei sintomi.

Grazie alla diagnosi precoce è quindi possibile seguire per tempo una terapia personalizzata in grado di prevenire l’insorgere di problemi gravi e limitare le conseguenze sull’organismo.

In caso di riscontro di ipotiroidismo potrà essere eseguito il dosaggio degli anticorpi anti-tiroide, in particolare degli Ab anti-TPO, per escludere la presenza di una tiroidite autoimmune. Solo in alcuni casi particolari, vengono effettuati esami di laboratorio più complicati, come il test al TRH, nel quale viene iniettato al paziente questo ormone che stimola l’ipofisi a produrre TSH, per poi valutare a tempi prefissati la risposta dell’ipofisi tramite il dosaggio del TSH e capire se esistono anomalie.

Se i risultati dei test di laboratorio evidenziano valori non corretti, allora l’endocrinologo potrà approfondire la valutazione, prescrivendo uno o più esami strumentali:

  • ecografia, che valuta la morfologia e la struttura della tiroide, il volume e la presenza di eventuali noduli. Ulteriori informazioni si possono ottenere abbinando all’ecografia un eco-color doppler, esame rivolto a valutare lo stato di vascolarizzazione;
  • scintigrafia, offre molte informazioni su forma e dimensioni della tiroide, ma soprattutto sulla sua funzionalità. È basato sulla somministrazione di sostanze radioattive a bassa emissione e rapido decadimento (es. iodio e tecnezio) che si distribuiscono nei tessuti da analizzare. Un apposito ricevitore sarà in grado di individuare le aree di maggior “captazione” del tracciante radioattivo, restituendo un’immagine dettagliata. La scintigrafia è un esame complementare all’ecografia, che resta l’indagine strumentale di base;
  • agoaspirato, (Biopsia tiroidea) è una tecnica d’indagine mini-invasiva, chiamata anche FNA (Fine-Needle Aspiration). Consiste nel prelievo di materiale dalla ghiandola tiroidea per un successivo esame citologico. Serve a distinguere i noduli benigni da quelli maligni; è un metodo semplice, sicuro e senza controindicazioni, da effettuare quando un nodulo viene giudicato “sospetto”.

Terapie

Nei casi di ipotiroidismo, si procede solitamente con la terapia ormonale sostitutiva, per ristabilire l’eutiroidismo – cioè livelli corretti di ormoni tiroidei. Si tratta, in sintesi, di una terapia cronica basata sulla somministrazione di farmaci a base di ormone tiroideo.

Esistono diversi tipi di trattamento: il più utilizzato è quello con levotiroxina (T4), ma vengono usati anche la triiodotironina (T3) e le associazioni dei due.

L’ipertiroidismo o tireotossicosi è una patologia legata, nella maggior parte dei casi, a una eccessiva produzione ormonale da parte della tiroide. Le principali cause cliniche responsabili di ipertiroidismo sono in ordine di frequenza – nelle aree iodio-sufficienti – il gozzo diffuso tossico (morbo di Basedow), il gozzo multinodulare tossico e il gozzo uninodulare tossico (morbo di Plummer).

L’ipertiroidismo è uno dei disturbi endocrini più frequenti e può manifestarsi a qualsiasi età, ma interessa soprattutto le donne in età fertile, a causa – pare – di una generale maggior predisposizione del sesso femminile alle malattie autoimmuni.

Oltre a un sensibile aumento di volume della tiroide, i sintomi possono comprendere numerosi disturbi, tutti legati a un aumento dell’attività metabolica: perdita di peso, intolleranza al calore, alterazioni della cute e dei capelli, insonnia, aumento delle contrazioni cardiache. Nel caso del morbo di Basedow tra i sintomi più evidenti si ha anche l’esoftalmo, ovvero la sporgenza dei bulbi oculari.

La terapia dell’ipertiroidismo dipende essenzialmente dalla sua causa. Al momento sono tre le vie a disposizione: terapia con farmaci anti-tiroidei, che riducono cioè la velocità di sintesi degli ormoni tiroidei, e in caso della sua inefficacia, asportazione chirurgica totale o parziale della ghiandola o trattamento con iodio radioattivo.

Fonti

www.tiroide.com

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