Terremoto in Giappone, 12 feriti con il terremoto di magnitudo 7.4

Terremoto in Giappone, 12 feriti con il terremoto di magnitudo 7.4

Una scossa di magnitudo 7.4 è avvenuta alle ore 6 del mattino, ora locale. L’agenzia meteorologica giapponese ha emanato un’allerta Tsunami per onde alte 1.5 metri, durata circa 2 ore. In particolare ad essere colpita dall’onda è stata la zona costiera di Fukushima e Miyagi, dove è presente una centrale nucleare già danneggiata nel 2011. Le persone che abitano nella zona costiera sono state immediatamente evacuate e il massimo dell’onda che ha colpito zone abitate è stata nella prefettura di Sendai, nel porto di Miyagi, con una onda di 1.4 metri. Durante l’emergenza a causa del terremoto, sono rimaste ferite 12 persone e sono state scollegate le linee elettriche della centrale nucleare di Fukushima Daini. Da poco le linee sono state riattivate, secondo quanto riporta il canale giapponese NHK. Il treno ad alta velocità è stato sospeso per verificare danneggiamenti sulla linea. Non è prevista dalla agenzia meteorologica altra attività sismica paragonabile a questa.

 

 

Perché un terremoto di magnitudo 7.4 non uccide 1000 volte quanto un terremoto di magnitudo 6?

Dopo questo sisma di magnitudo 7.4 in molti stanno parlando di  catastrofi evitate grazie a super tecnologie ed accusano polemicamente geologi, sismologi e tecnici di non saper fare il proprio lavoro.Dato che purtroppo nei mesi scorsi è venuta a mancare una figura autorevole e stimata come il professor Marco Mucciarelli direttore del Centro di ricerche sismologiche dell’Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale, riprendiamo un suo scritto di qualche anno fa che cerca di spiegare in maniera precisa e approfondita perché non si possono paragonare sismi differenti in aree differenti del mondo.
La lamentazione di partenza era: “All’Aquila un magnitudo 6.1 ha ucciso 300 persone, in Chile un magnitudo 8.2 ha fatto meno di 10 vittime” scriveva Mucciarelli, quindi è tutta colpa dell’Italia.Oggi purtroppo si ripete l’equazione populistica fra Italia e Giappone. Ma l’assunto di base non cambia. Vediamo cosa scriveva Mucciarelli per far capire a semplici persone non laureate in geologia, la base di questa scienza:
“Le persone devono avere in testa una proporzione basata sul qualche lettura approsimativa di sismologia dove hanno appreso che per ogni grado di magnitudo l’energia aumenta di un fattore trenta, quindi tra un 6.1 ed un 8.2 passa un fattore mille che si deve necessariamente ripercuotere nel numero delle vittime. Peccato che questa idea sia totalmente sbagliata. Il rischio sismico è dato da tre fattori: Pericolosità (quanto è probabile/forte un terremoto), Vulnerabilità (quanto sono resistenti gli edifici), Esposizione (quante persone/edifici sono esposte al rischio.
Ora, se si assume che la Esposizione non conti, un terremoto mille volte più forte che fa meno di un centesimo delle vittime deve avere approfittato di una edilizia meravigliosa, mente noi in Italia siamo incapaci, corrotti, ecc. ecc.
Ma vediamo i fattori con ordine.
Il fatto che un terremoto sia 1000 volte più forte alla sorgente non significa che dia movimenti del suolo 1000 volte più forti. Per varie ragioni, il movimento del suolo ha dei limiti superiori, e quindi tra un terremoto 6 ed uno 8 spesso passa un fattore 2 o anche meno (non entriamo nel tecnico ma esitono delle cose come l’attenuazione non lineare, l’attenuazione per propagazione, il comportamento non lineare dei suoli, ecc…).
Quindi l’azione sismica in Cile non è stata 1000 volte quella dell’Aquila.
Terremoti molto forti generano poi onde con periodi molto lunghi, lontani dai periodi degli edifici, e quindi molta energia viene dispersa su frequenze che non fanno danni.
Ma ci sono altri due fattori, la distanza e la direttività. Il terremoto in Cile ha avuto epicentro a mare, non sotto aree abitate, e soprattutto si è molto allontanata dalla costa l’area di massimo scivolamento (slip) della faglia. L’epicentro è la proiezione in verticale del punto da cui parte la rottura del piano di faglia, mentre i danni sono spesso sulla verticale del massimo dello slip.
Come si vede da questa elaborazione dell’USGS, i massimi dello slip sono molto al largo della costa e lonani dall’epicentro.

 

Il fatto che il massimo dello slip sia verso l’oceano rispetto all’epicentro significa che il massimo dell’energia è stata irradiata in quella direzione e non verso terra. Si tratta del fenomeno della direttività gia discusso in questo post.
Veniamo ora alla esposizione. Molto utile a questo proposito il sito PAGER dell’ USGS, che stima i possibili danni per tutti i forti terremoti.
Confrontiamo quanti abitanti c’erano nelle zone (molto vaste) dove si potevano raggiungere accelerazioni in grado di causare crolli in Cile con il dato dell’Aquila:

L’Italia è molto più densamente popolata, quindi nonostante l’area enorme del risentimento in Cile, la popolazione coinvolta da un VIII grado di intensità MMI o superiore è solo quattro volte maggiore in Cile rispetto all’Aquila.

Quindi: il moto del suolo è confrontabile, l’esposizione è di poco superiore in Cile, la vulnerabilità italiana forse è appena un po’ più bassa, ma niente per cui stracciarsi le vesti. Non dimenticate chei posti tipo California, Giappone e Nuova Zelanda, terremoti di magnitudo 6 o poco superiore negli anni scorsi hanno fatto centinaia o mgliaia di morti.

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