L’assistenza sessuale per i disabili, è boom di firme sul web

L’assistenza sessuale per i disabili, è boom di firme sul web

“Immaginatevi a 40-50-60 anni senza aver mai provato nessun piacere derivato dalla sessualità e che tutto questo non sia avvenuto per vostra scelta”, così scrive Max Ulivieri a settembre dell’anno scorso sul FattoQuotidiano.it. Questa dichiarazione riportata dal Fatto fece non solo riflettere ancora di più l’ingegnoso web designer, bensì una parte di opinione pubblica che accolse così con una certa fermezza  la possibilità di lanciare una petizione online capace di raccogliere in breve tempo circa 1500 adesioni e far sì che a livello governativo anche in Italia i disabili possano iniziare la loro battaglia per una completa ed efficace assistenza sessuale.

Sempre Max Ulivieri, dopo il successo delle 1500 firme raccolte il gennaio scorso, spiega come ormai l’Italia debba necessariamente pronunciarsi sul punto; il non poter provare piacere, sessuale in questa circostanza, è un diritto che non va assolutamente violato e tantomeno sottovalutato. L’ingegnoso web-desiger ha riportato casi di persone che durante questi anni gli hanno scritto confidando di vivere un disagio tremendo, non solo per il fatto di essere fisicamente impossibilitati ad avere rapporti, ma per il fatto, a causa dei più disparati handicap, di non potersi nemmeno masturbare. Un po’ la mancanza di privacy, che per un soggetto disabile purtroppo è un problema che tocca altre sfere della libera autodeterminazione dell’individuo e un po’ i propri limiti fisici dati da un corpo che in alcune zone ha smesso di funzionare correttamente, rendono questo disagio, un vero e proprio incubo specie per i ragazzi e per le ragazze più giovani.

In Olanda, paese per niente bigotto diciamo, già esiste un sistema istituzionalizzato che prevede questo tipo di assistenza addirittura sovvenzionata dal servizio sanitario nazionale. In Italia qualcosa dopo questo scossone che giunge da una richiesta assolutamente legittima dalla massa di voci della rete, forse alcune vecchie abitudini cambieranno e anche i soggetti più svantaggiati potranno godere di diritti fondamentali, come appunto il “diritto al piacere”.

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