COVID-19, lockdown sì, lockdown no. Papaveri e papi, la donna cannolo, una lacrima sul visto

COVID-19, lockdown parziali tema del giorno tra eminenti esponenti della politica e della scienza che lo paventano e omologhi di ruolo che lo escludono.

Tralasciando il fatto che in Europa sono molti gli Stati che stanno ricorrendo allo strumento del lockdown parziale, e che il medesimo strumento è stato “scaricato” dal WHO, l’Organizzazione Mondiale di Sanità, a lasciare molto perplessi è la perpetua ambivalenza della messaggistica in tema.

Se la leadership di un paese manda segnali tanto contraddittori, non c’è da stupirsi che la popolazione reagisca in modo confuso. Una sorta di double bind traslati dalla psicologia alla sociologia.

COVID-19 e lockdown parziali, Sileri: “Con i numeri attuali non c’è il rischio di un lockdown nazionale”

“Bisogna allenarsi a convivere con il virus e questo significa anche saper leggere i numeri che ogni giorno ci arrivano.

Io il primo dato che vedo è quello dei ricoveri in terapia intensiva, ancora prima di quello delle ospedalizzazioni.

E’ quello il dato più importante.

I numeri delle terapie intensive stanno salendo lentamente, al momento siamo lontanissimi da un sovraccarico, ma quello è un numero totale nazionale, se la crescita è evidente in determinate aree del Paese, in quelle aree possono venire a crearsi situazioni critiche.

Io non vado a vedere il numero dei tamponi, è normale che più tamponi si fanno più si trovano positivi, il positivo non è malato”, afferma il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri (M5S), ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

“PIÙ PROBABILI LOCKDOWN CIRCOSCRITTI”: LOCKDOWN PARZIALI IN VISTA?

Un lockdown a Natale “nell’ordine delle cose” come ha detto il virologo Crisanti?

“Come numeri attuali non vedo rischio di un lockdown nazionale- dice Sileri.-

È chiaro che serve lo sforzo di tutti. Io vedo più probabili dei lockdown circoscritti laddove ci fossero focolai che non possono essere controllati.

Certo, bisogna vedere quanto e come saliranno questi numeri e vedere quale sarà la pressione a carico del servizio sanitario nazionale.

Rispettando le regole il virus circola di meno, si può controllare meglio facendo più test diagnostici, anche rapidi a larga scala, con una potenza di fuoco di almeno 300mila test giornalieri per individuare subito i positivi”.

“IL VACCINO? FARE PREVISIONI ORA RISCHIA SOLO DI FARE POLEMICHE”

Quanto al vaccino che potrebbe arrivare solo nel 2022, dice Sileri: “Qualunque previsione in questo momento rischia solo di creare polemiche, di far parlare di cose ancora non note.

Aspettiamo di avere il vaccino.

È verosimile che possa essere disponibile un vaccino già dall’inizio del prossimo anno, ma non significa che in quel momento sarà disponibile in grandi quantità.

Iniziare a fare adesso questi discorsi è prematuro e serve solo ad alimentare polemiche.

Se non c’è ancora il quando, è difficile parlare del come”.

I LOCKDOWN PARZIALI? FORSE, MA “LA SCUOLA È UN LUOGO MOLTO SICURO”

Il viceministro alla Salute frena anche sull’ipotesi della didattica a distanza.

“E’ molto prematuro parlare di questo perché la scuola è un luogo molto sicuro.

Laddove c’è il protocollo e la rigidità c’è un basso rischio, laddove invece non c’è il protocollo, come la sera ad una cena con gli amici, il rischio si alza.

Nella scuola c’è questa rigidità, i protocolli consentono a scuola e università di andare avanti con un bassissimo rischio che ovviamente deve essere anche monitorato”.

Sull’app Immuni, spiega Sileri, “l’applicazione è efficace, abbiamo superato la soglia del 15% della popolazione che l’ha scaricata e questo aiuterà a bloccare i focolai.

E’ chiaro però che vi è una riluttanza che piano piano si sta superando, serve un’azione informativa maggiore sull’importanza dell’applicazione Immuni”, conclude Sileri, anticipando che dopo l’incarico da viceministro della Salute vede un ritorno alla professione medica: “Tra 886 giorni tornerò in sala operatoria, è quella la mia dimensione. Io amo più il lavoro della politica, anche ora che sono in politica cerco di parlare poco e lavorare molto”.

La Fondazione Gimbe: Contagi COVID-19 in crescita esponenziale, subito lockdown parziali

Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 7-13 ottobre, rispetto alla precedente, un incremento esponenziale nel trend dei nuovi casi (35.204 vs 17.252) a fronte di un moderato aumento dei casi testati (505.940 vs 429.984) e di un netto incremento del rapporto positivi/casi testati (7% vs 4%).

Dal punto di vista epidemiologico crescono i casi attualmente positivi (87.193 vs 60.134) e, sul fronte degli ospedali, impennata dei pazienti ricoverati con sintomi (5.076 vs 3.625) e in terapia intensiva (514 vs 319).

Crescita costante anche sul fronte dei decessi (216 vs 155).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni: Decessi: +61 (+39,4%) Terapia intensiva: +195 (+61,1%) Ricoverati con sintomi: +1.451 (+40%) Nuovi casi: +35.204 (+104,1%) Casi attualmente positivi: +27.059 (+45%) Casi testati +75.956 (+17,7%) Tamponi totali: +102.881 (+14,4%).

Nuovi casi: Si sono registrati 35.204 nuovi casi, piu’ del doppio rispetto alla settimana precedente.

A livello nazionale l’incremento percentuale dei casi totali e’ del 10,7%, con variazioni regionali che oscillano dal 4% della Provincia Autonoma di Trento al 30,9% dell’Umbria.

Casi testati: Anche sul fronte della capacita’ di testing & tracing le performance regionali sono molto variabili: a fronte di una media nazionale di 838 casi testati per 100.000 abitanti, il numero varia dai 523 delle Marche ai 1.276 della Toscana.

L’incremento del rapporto positivi/casi testati passa dal 4% al 7%, a conferma che il virus circola in maniera sempre piu’ sostenuta.

Il valore superiore al 6% in quasi tutte le Regioni dimostra un sovraccarico nel tracciamento e isolamento dei focolai e richiede un potenziamento urgente dei servizi territoriali deputati alle attivita’ di testing & tracing.

Rispetto ad una media nazionale del 7% il range varia dal 2% della Calabria al 16,4% della Valle D’Aosta.

Casi attualmente positivi: L’impennata dei contagi ha determinato un’espansione a macchia d’olio dei casi attualmente positivi che hanno raggiunto il numero di 87.193.

Al 13 ottobre, rispetto ad una media nazionale di 144 casi attualmente positivi per 100.000 abitanti, il range varia dai 41 della Calabria ai 205 della Valle D’Aosta.

Ricoveri e terapie intensive: Anche sul versante delle ospedalizzazioni s’impenna la curva sia dei ricoveri che delle terapie intensive, aumentati rispettivamente di 1.451 (+40%) e di 195 unita’ (+61,1%).

La percentuale complessiva di pazienti ospedalizzati sul totale dei casi attualmente positivi, rispetto ad una media nazionale del 6,4%, oscilla dal 2,6% del Friuli-Venezia Giulia al 10,2% della Liguria.

Decessi: Nell’ultimo mese si e’ delineato un trend in lento ma costante incremento dei pazienti deceduti: da 70 a 216 per settimana.

“Nell’ultima settimana- afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe– si rileva un raddoppio dei nuovi casi, a conferma di un incremento esponenziale che si riflette anche sulla curva di pazienti ospedalizzati con sintomi e in terapia intensiva.

Inoltre, con il netto aumento dei casi si rendono molto piu’ evidenti le numerose variabilita’ regionali, oltre che provinciali“.

Per tale ragione, il monitoraggio Gimbe si arricchisce di una sintesi dei principali indicatori per comprendere dinamiche e numeri dell’epidemia nelle diverse Regioni.

“Con l’aumentare vertiginoso dei numeri- spiega Cartabellotta- il dato nazionale non rende conto delle marcate differenze regionali e provinciali che richiedono provvedimenti piu’ restrittivi al fine di circoscrivere tempestivamente tutti i focolai e arginare il contagio diffuso”.

Ad esempio, nella settimana 7-13 ottobre l’incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 58,3, e’ superiore a 100 in due Regioni- Valle d’Aosta (141,6) e Liguria (113,1)- e in 6 province: Belluno (181,3), Genova (144,7), Arezzo (129), Pisa (125,3), Prato (125,3), Napoli (110,3).

“Gli effetti delle misure del nuovo Dpcm- conclude Cartabellotta- oltre a non poter essere valutati prima di 3 settimane, saranno in parte neutralizzati dall’incremento esponenziale dei contagi e dall’ulteriore sovraccarico dei servizi sanitari dovuto alla stagione influenzale.

Ecco perche’ la Fondazione Gimbe si appella al senso di responsabilita’ ed alla massima collaborazione tra Presidenti di Regioni e amministratori locali, sindaci in primis: intervenire tempestivamente con misure restrittive locali, compresi lockdown mirati, per spegnere i focolai, arginare il contagio diffuso e prevenire il sovraccarico degli ospedali.

Altrimenti, persistendo i trend delle ultime settimane- secondo gli scenari previsti dalla nuova circolare del Ministero della Salute- il rischio di restrizioni piu’ ampie (lockdown incluso) e’ dietro l’angolo”.

COVID-19 lockdown totale o parziali, Fontana: “Lockdown a Milano? Non possiamo prevedere nulla”

Niente di fatto dopo la visita in prefettura a Milano del governatore lombardo Attilio Fontana dedicata all’emergenza Coronavirus: “Non e’ stato deciso ancora niente, ci siamo solo scambiati dei dati” chiosa.

Ulteriori consultazioni sono dunque rinviate “a venerdi” quando ci sara’ un altro incontro con il Cts lombardo.

Le valutazioni saranno fatte tenendo conto dell’aggravarsi della situazione.

Per questo “non possiamo prevedere nulla”, precisa Fontana sollecitato su un possibile lockdown a Milano a margine di un’iniziativa elettorale della Lega a palazzo delle Stelline. Bisognera’ “ascoltare i tecnici” e “le valutazioni che faranno”.

La didattica a distanza invece “e’ da escludere” viste le posizione contraria presa dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

PER APPROFONDIRE:

APP IMMUNI? IN VENETO NON E’ MAI ENTRATA IN FUNZIONE

FONTE DELL’ARTICOLO:

AGENZIA DIRE

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