Covid-19 negli USA, dall'analisi sierologica delle donazioni di sangue raccolte dalla Croce Rossa una nuova timeline

Covid-19 negli USA, un interessante studio condotto dalla dott.ssa Susan Stramer, vice presidente degli Affari scientifici della Croce Rossa americana e pubblicato sulla rivista Clinical Infectious Diseases, ha determinato interessanti conclusioni rispetto alla data di arrivo del coronavirus negli Stati Uniti.

E’ anzi corretto affermare che la pubblicazione di “Test sierologico delle donazioni di sangue degli Stati Uniti per identificare gli anticorpi SARS-CoV-2 reattivi: dicembre 2019-gennaio 2020” abbia determinato una nuova data di inizio dei contagi e una nuova timeline.

Questo grazie ad una funzione peculiare della Croce Rossa negli Stati Uniti, protagonista della raccolta del 40% delle donazioni di sangue americane.

Covid-19 negli USA, l’analisi del sangue raccolto dalla Croce Rossa rivela presenze già il 13 dicembre 2019

Lo studio pubblicato mirava a determinare quando il virus potrebbe essere comparso per la prima volta negli Stati Uniti, utilizzando campioni archiviati provenienti da donazioni di sangue di routine raccolte dalla Croce Rossa.

I campioni di sangue non identificabili utilizzati nello studio – provenienti da donatori in nove stati tra il 13 dicembre 2019 e il 17 gennaio 2020 – dimostrano che la donazione di sangue aiuta la ricerca scientifica.

Negli Stati Uniti, la prima infezione da COVID-19 è stata segnalata il 19 gennaio 2020 in un viaggiatore di ritorno dalla Cina.

Questi risultati dello studio mostrano che è possibile che la COVID-19 possa essere stata presente negli Stati Uniti nel dicembre 2019, prima di quanto precedentemente riconosciuto.

I risultati dello studio indicano che è possibile che il virus che causa COVID-19 possa essere stato presente in California, Oregon e Washington già dal 13-16 dicembre 2019 e in Connecticut, Iowa, Massachusetts, Michigan, Rhode Island e Wisconsin già dal 30 dicembre 2019 al 17 gennaio 2020.

Anche se i ricercatori del CDC hanno trovato anticorpi che hanno reagito al virus nelle donazioni anonime di sangue da tutti i nove stati che facevano parte di questo studio, la percentuale di campioni di sangue con questi anticorpi era molto bassa che indicava che il virus non era diffuso.

Dall’analisi degli anticorpi dei donatori USA una nuova ipotesi sulla diffusione del Covid-19

Non è possibile determinare se le potenziali infezioni da SARS-CoV-2 suggerite da questo studio possano essere state associate alla comunità o ai viaggi.

Una precedente indagine sui donatori di sangue, condotta per aiutare a comprendere le pratiche di viaggio, ha stabilito che meno del 3% degli intervistati ha riferito di aver viaggiato al di fuori degli Stati Uniti nei 28 giorni precedenti la donazione e che solo il 5% di coloro che hanno riferito di aver viaggiato si è recato in Asia.

I test utilizzati in questa valutazione sono stati progettati per cercare gli anticorpi contro la SARS-CoV-2, il virus che causa la COVID-19, piuttosto che anticorpi contro altri tipi di coronavirus.

Tuttavia, c’è una certa somiglianza limitata tra la SARS-CoV-2 e altri coronavirus più comuni, quindi non si può escludere completamente la reattività crociata.

Quasi tutti coloro che hanno superato i cinque anni di età hanno avuto una comune infezione da coronavirus e hanno anticorpi contro questi virus.

Durante la pandemia COVID-19, le donazioni di sangue si sono rivelate quindi fondamentali certo per mantenere la salute delle comunità, ma anche per aiutare i ricercatori a identificare, tracciare e comprendere meglio questo virus.

Per approfondire:

Il futuro sarà un vaccino antinfluenzale universale? I ricercatori del Mount Sinai ci stanno lavorando

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Fonte dell’articolo:

Sito ufficiale American Red Cross 

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