Medico scolastico o infermiere scolastico? I Pediatri: “la soluzione migliore sarebbe un pediatra ed un infermiere a scuola”

Medico scolastico o infermiere scolastico? L’imminenza della riapertura delle scuole, l’emergenza COVID-19 non ancora risolta e, diciamolo, anche una tensione a migliorare le rispettive “posizioni” da parte dei vari stake holder ha infiammato il dibattito, tutto interno al mondo del Sanità italiana.

In tutto ciò, molto interessante il dibattito che si è svolto in diretta Facebook, che ha dato voce al naturale anello di collegamento tra mondo del bambino e la Sistema Sanitario Nazionale: il pediatra.

MEDICO O INFERMIERE SCOLASTICO? SCATTA IL DIBATTITO

“Dal momento in cui si torna a parlare della figura del medico a scuola, è naturale che sia il pediatra a rivendicare questo tipo di ruolo.

La soluzione migliore sarebbe la presenza di un pediatra e di un infermiere che possa coadiuvare l’operato del medico.

Ci sono delle competenze, diagnosi e terapie, che non possono essere svolte dall’infermiere pediatrico.

Per questo rivendichiamo con forza la centralità della figura del pediatra nella tutela psicofisica di bambini e ragazzi“.

Lo dichiara Teresa Mazzone, presidente del Sindacato italiano specialisti pediatri (Sispe), ospite della diretta Facebook di Dire Salute dal titolo ‘Medico a scuola? A bambini e ragazzi serve il pediatra’.

La richiesta del pediatra, per ricoprire la figura del medico scolastico, è stata inviata domenica scorsa al ministro della Salute Roberto Speranza dalla Federazione delle tre sigle sindacali pediatriche Cipe, Sispe e Sinspe.

“Ancora non abbiamo ricevuto risposte dal ministero– precisa il presidente Sispe- però, in alcune regioni, per esempio nel Lazio, è stata firmata un’ordinanza per l’attivazione immediata da parte delle Asl delle procedure per ricercare i medici, gli infermieri e gli assistenti sanitari da dedicare all’attività di prevenzione e controllo dell’infezione da SARS-CoV 2 nelle scuole e nei servizi educativi.

Anche in questo caso speriamo che si possa arrivare a una figura specialistica come quella del pediatra.

Non deve essere necessariamente di famiglia– prosegue Mazzone- ma anche uno specialista ambulatoriale, un giovane pediatra che ancora non lavora ed è nella graduatoria regionale”.

IN ITALIA 8MILA SCUOLE, COME AVERE UN MEDICO SCOLASTICO PER TUTTI E 40MILA GLI EDIFICI?

In Italia, solo a livello statale, ci sono 8 mila scuole per un totale di 40 mila edifici e, sull’organizzazione dei medici, Teresa Mazzone è consapevole che “gli istituti sono tanti e sarebbe impossibile avere un pediatra presente per otto ore al giorno in ognuno di essi.

Un solo medico- suggerisce- potrebbe occuparsi di cinque scuole diverse, con la presenza in determinati giorni della settimana e per un certo numero di ore.

Noi pediatri non siamo tanti e ogni hanno escono 600 nuovi medici dalle scuole di specializzazione che non sono sufficienti a garantire il turn over.

Di contrasto, tra i pediatri di liberà scelta, ci saranno moltissimi professionisti che andranno in pensione.

Con questi numeri– conclude la presidente Sispe- sarà difficile coprire la carenza di pediatri, a cominciare dal territorio”.

IL MEDICO SCOLASTICO? UN SALVAGENTE PER LE FAMIGLIE

“In questo momento il medico scolastico potrebbe avere una funzione da ‘salvagente’ per le famiglie che grazie alla sua presenza potrebbero sentirsi più tranquille e tutelate.

E’ una figura a cui non si chiederebbe certo di fare i bilanci di salute di cui normalmente si occupano i pediatri del territorio- precisa la presidente Sispe- ma gli si chiederebbe di gestire una situazione che ha anche un riflesso di tipo psicologico”.

Dunque il pediatra a scuola come sostegno a bambini e famiglie, e non solo. “Il medico scolastico può essere anche molto importante per identificare i primi sintomi di una banale patologia“, sottolinea Mazzone.

Quindi una figura che facendo una prima diagnosi potrebbe evitare l’intasamento degli studi medici nella prossima stagione.

“Per chi teme che il pediatra scolastico possa in qualche modo sovrapporsi al pediatra di famiglia, creando una doppia figura per lo stesso ruolo, bisogna sottolineare che sarebbero due ruoli completamente diversi”, spiega Mazzone.

Non solo.

“Il pediatra scolastico potrebbe occuparsi anche di altre cose, come ad esempio dei piccoli corsi di educazione sanitaria o corsi sulla sessualità, sulle dipendenze e sul bullismo.

Gli argomenti sono talmente tanti e vasti che anche questo potrebbe essere un campo di lavoro”.

Di certo “le famiglie sono molto preoccupate dall’apertura delle scuole– continua Mazzone – e lo stesso personale scolastico dovrà affrontare un alto grado di stress”.

Per loro “l’Istituto Superiore di Sanità ha previsto il ‘medico competente’, che sarà un medico del lavoro- conclude la pediatra- oltre ovviamente ai medici di famiglia sempre disponibili sul territorio.

Anche loro, come i pediatri, sono in prima linea e garantiscono assistenza per il Covid sia dal punto di vista della patologia, sia da quello del supporto morale”.

IL CONTAGIO DEI BAMBINI? NELL’80% DEI CASI AVVIENE IN FAMIGLIA

“La stragrande maggioranza dei bambini positivi al Covid, nell’80% dei casi circa, prende il virus in famiglia.

C’è sempre il dato anamnestico che il bambino è stato in contatto con la mamma, col papà o comunque con qualche familiare che ha avuto dei sintomi riferibili al Coronavirus.

Chiamano il pediatra per qualunque cosa manifesti un bambino.

Vogliono essere rassicurati sull’eventualità che possa essere Covid o meno”.

Dunque, “la comunicazione di un’eventuale diagnosi di positività alla famiglia non è particolarmente difficile- spiega la pediatra- perché i genitori pensano sempre che il bambino abbia il Covid”.

Nel corso della diretta facebook, Mazzone invita tutti a iniziare l’anno scolastico “con un po’ di ottimismo e con la collaborazione di personale docente, famiglie e medici del territorio.

Deve esserci un patto di corresponsabilità- sottolinea la presidente Sispe- affinché le cose vadano nel migliore dei modi possibili.

Nessuno vuole esporre i bambini a inutili rischi, ma è giusto che ci sia una vita di relazione, è giusto che ci sia una socialità ed è giusto che ci sia ottimismo in questo momento”, conclude Mazzone.

IL DIRETTORE GENERALE DEL MOIGE: “NO A MEDICO SCOLASTICO: E’ DOPPIONE, CI SONO I PEDIATRI”

“Siamo perplessi in merito alla sanitarizzazione della scuola, che non può aiutare quello che è la scuola, un luogo di istruzione, dove i genitori mandano i propri figli per crescere nella conoscenza e nella sapienza delle cose del mondo”.

Antonio Affinita, direttore generale del Moige, il Movimento dei genitori, commenta così la notizia dell’introduzione della figura del medico scolastico, decisa dalla Regione Lazio.

“Siamo perplessi da questa eccessiva sanitarizzazione della scuola– spiega-.

Esistono ospedali per preoccuparsi della cura, della terapia e della salute, la scuola serve per educare e imparare.

Non condividiamo questo approccio del medico scolastico, sarebbe un doppione dei pediatri a cui possono accedere i genitori gratuitamente.

Questo doppione non va nella direzione di una ottimizzazione del sistema sanitario.

Si faccia allora una scelta, o pediatri o medico scolastico.

È inaccettabile una eccessiva sanitarizzazione”.

Inoltre, secondo Affinita “creerebbe una dinamica di distonia verso un luogo deputato all’istruzione, inizia a diventare un luogo sanitario.

Dobbiamo tenerli distinti.

Esistono ambulatori, ospedali, la scuola è per educare, includere, istruire.

Rischiamo di creare una generazione di ipocondriaci.

Dobbiamo invece creare una generazione di ragazzi sereni, liberi, capaci di vivere con responsabilità.

Non possiamo sanitarizzare la scuola”.

A proposito della misurazione della febbre, che le linee guida prevedono sia effettuata a casa, “i genitori hanno misurato la febbre per anni e continueranno a farlo. I genitori sono responsabili, hanno a cura più di tutti la salute dei propri figli.

Un genitore sa che che se il figlio supera la temperatura prescritta dalle norme, ferma il bambino e si attiva.

Esiste anche la possibilità di poterlo accudire tramite la norma sui permessi.

Continueremo a misurarla, se la scuola vuole fare un servizio in più, a campione, è libera di farlo.

Per noi è eccessivo, si rischia di perdere tempo.

Quello che può essere fatto, quindi, è un controllo a campione, a integrazione di quello che i genitori faranno sui propri figli”.

CITTADINANZA ATTIVA: “MEDICO SCOLASTICO NON BASTA, PENSIAMO A EQUIPE MEDICO PSICOPEDAGOGICA”

“Siamo molto favorevoli a questa decisione” sul medico scolastico presa dalla Regione Lazio, mentre “preferiremmo la misurazione della febbre nelle scuole”, piuttosto che a casa come previsto dalle linee guida, per alleggerire i genitori.

Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva, fa il punto della situazione in vista dell’apertura dell’anno scolastico, in tema di gestione dell’emergenza sanitaria.

E spiega: i medici “non si sa se e quanti saranno, se basteranno, se si muoveranno solo su chiamata delle scuole.

La nostra prospettiva è più ampia, ascoltando quello che le scuole chiedono, ci piacerebbe cambiare approccio- continua-.

Più che pensare a una figura unica, o a un medico o a un pediatra, a noi sembrerebbe più necessaria una equipe medico psicopedagogica.

Di questo dovrebbero dotarsi le Asl.

I bisogni che stanno emergendo per la ripresa della scuola, sia per il personale docente che Ata, sia per i ragazzi, sono vari.

Non solo una necessità di tipo sanitario o di gestione di casi covid”.

Per la responsabile di Cittadinanzattiva “i problemi sono anche psicologici, legati alla paura, alla difficoltà di avere relazioni tra persone, di potersi muovere, di rinunciare al gioco.

I bisogni sono molteplici, bisogna sostenere in primis i docenti, ma anche i bambini, pieni di incertezze e paure, che da tanti mesi non vedono gli insegnanti.

Secondo noi l’approccio andrebbe ampliato.

Più figure che possano supportare in una programmazione socio sanitaria, in base ai bisogni di ciascuna scuola”.

Altro passaggio importante, quello della misurazione della febbre negli studenti.

Le linee prevedono che siano i genitori a farlo a casa, prima di andare a scuola.

“Noi preferiremmo che la misurazione avvenisse nelle scuole- continua-.

Ci sono molti comuni grandi, come Milano, che hanno preso questa decisione di farlo proprio all’ingresso.

Noi riteniamo che le famiglie siano già in una situazione di ripartenza complicata, su questo almeno sarebbe meglio alleggerirle”.

PER APPROFONDIRE:

INFERMIERE SCOLASTICO: LA POSIZIONE DELLA FNOPI SULLA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

LA POSIZIONE DELL’ORDINE DEI MEDICI DI ROMA SUI CONTROLLI ANTI COVID NELLE SCUOLE

FONTE DELL’ARTICOLO:

AGENZIA DIRE – SALUTE

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