Oneri e Onori: anche il sindaco più amato dalla politica deve andare a processo per l’alluvione di Parma. E pagare, se colpevole

Non abbiamo bisogno di nuove leggi sulla Protezione Civile, sulle responsabilità dei sindaci, sulle alluvioni. Abbiamo bisogno di serietà.

PARMA – E alla fine – come ampiamente previsto – il sindaco più amato e conteso dalla politica, Federico Pizzarotti di Effetto Parma, è stato rinviato a giudizio per disastro colposo dalla Procura, come hanno riportato Radio Bruno e Repubblica Parma nei giorni scorsi.

Il primo cittadino ex del Movimento 5 Stelle è considerato responsabile, insieme ad altri quattro dirigenti del settore comunale della Protezione Civile e della Polizia Locale, del mancato pre-allarme e del mancato allarme rispetto alla piena del Torrente Baganza, un evento catastrofico iniziato nella notte fra il 12 e il 13 ottobre 2014 ma del quale il Comune ha dato notizia e notifica ai cittadini soltanto a partire dalle 17.45 del 13 ottobre, a disastro ormai ampiamente avvenuto.

Il “Vasilij Zajcevex pupillo di Grillo, oggi politico conteso da più schieramenti per dare lustro e ossigeno a contendenti boccheggianti e sempre più odiati dai cittadini, ha cercato in tutti i modi di scaricare il barile delle responsabilità sui suoi collaboratori, sulla Prefettura, sulla Regione Emilia-Romagna e sulle passate amministrazioni della città di Parma: ma sapeva già cosa sarebbe potuto succedere.

E’ abbastanza facile intuire che questa sia una delle radici del problema che causa un odio così forte e intendo da parte dei cittadini nei confronti dei politici, sempre a caccia di onori, mai pronti ad affrontare gli oneri di una carica così importante. Il Sindaco è dovunque primo responsabile della Protezione Civile e al suo servizio, l’ente provinciale, l’ente regionale e la presidenza del Consiglio, mettono i migliori strumenti possibili affinché si protegga e si faccia vivere con serenità e con la giusta preparazione, ogni singolo cittadino.

Appare quindi ancora una volta sbagliato e profondamente offensivo per le forze di sicurezza come i Vigili del Fuoco, le Polizie Locali e le associazioni di Protezione Civile, dire che la legge non funziona e che questo carico penale sui primi cittadini è errato. Perché non è così: se il sindaco deve tutelare la qualità della salute pubblica e la sicurezza del territorio, non può prendersi gli altari della cronaca solo quando inaugura un parco per bambini e anziani in un’area golenale a rischio alluvione, ma anche quando per mancanza di attenzione e di tempismo, blocca un’intera macchina di soccorso ed emergenza.

Quando parliamo della piena del Baganza dell’ottobre del 2014 infatti parliamo di un evento iniziato nella notte fra 12 e 13 ottobre sul crinale appenninico fra le province di Parma e Genova. L’allerta c’era già, e i paesi di montagna l’hanno seguita e rispettata. Notizie sull’aumento rapido e potenzialmente distruttivo dell’alveo dei fiumi sono iniziate ad arrivare dalla prima mattina del 13 ottobre. In tutti i comuni dell’alveo del torrente Baganza le unità di Protezione Civile erano attive. Soltanto a Parma è mancata una risposta rapida, e non ci sono state vittime grazie alla buona volontà di alcuni fra Vigili Urbani, tecnici della Protezione Civile e impiegati della società Iren che hanno evitato il peggio, chiudendo via Po e il ponte dei Carrettieri dove pochi minuti dopo la chiusura un container semivuoto si sarebbe andato a schiantare e a bloccare sotto una campata. Nel frattempo l’Hospice delle Piccole Figle e l’ospedale annesso, la centrale Telecom dell’Emilia Occidentale e migliaia fra case ed esercizi commerciali sarebbero finiti sotto una colata d’acqua e fango. Rimane solo l’azione su Twitter per aggiornare i cittadini e cercare di evitare il peggio. 

L’evento è stata una durissima lezione, per tutti. Oggi la Protezione Civile dell’Emilia-Romagna è ancora più forte e capace di rispondere alle emergenze di prima, tanto che nel 2017 la piena del fiume Parma e del fiume Enza è stata controllata al meglio e i danni sono stati ridotti ai minimi termini, nonostante un nuovo record di piena storico. Ci sono stati certo nuovi aiuti tecnologici, ci sono state nuove risorse messe a disposizione della Protezione Civile, ma non è mancato il tassello fondamentale: l’azione responsabile degli amministratori locali.

E’ soltanto grazie al D.lgs. 30.12.1992 n. 504 che ha reso la Protezione Civile un servizio indispensabile, e alle leggi successive come il testo unico degli enti locali, che la protezione civile rientra tra le funzioni fondamentali ed è un servizio
indispensabile, erogato in maniera continuativa e diffusa, di cui si deve garantire il funzionamento anche in situazioni ordinarie, oltre che in caso di emergenza.

Non possiamo tornare indietro. Non possiamo modificare le leggi – che peraltro danno ampia disponibilità finanziaria ai comuni affinché spendano per rendere i gruppi di Protezione Civile sempre più forti (gli investimenti in questo settore non rientrano nella spending review) perché i sindaci rischiano di finire in galera.

Se dal 2012 al 2014 la Protezione Civile fosse stata messa in condizioni di operare meglio, oggi non staremmo parlando di tutto questo. Se nei giorni precedenti l’emergenza di Parma, la macchina comunale avesse risposto adeguatamente e il sindaco avesse dato il via libera per affrontare come si doveva e si poteva fare, il pericolo del torrente Baganza, oggi non staremmo parlando di tutto questo.

I cittadini che hanno perso gran parte di ciò che avevano, hanno il diritto di sapere la verità e di conoscere cosa è successo, come è successo e chi è il colpevole di una situazione che forse non si poteva evitare nella sua drammaticità, ma che sicuramente poteva essere affrontata anche in un altro modo.

Ricordiamoci poi che Parma è un caso, sotto moltissimi aspetti, fortunato. Si, fortunato perché nonostante sia stato alluvionato un ospedale con l’annesso ospizio per malati terminali, non ci sono stati morti. Non dimentichiamoci poi di tutto quello che è successo in altre realtà: Pizzarotti va a processo per disastro colposo, ma la ex-sindaco di Genova Marta Vincenzi è stata condannata due volte per omicidio, dopo che nel 2011 l’alluvione di Genova uccise 4 persone, fra cui due bambine. Non dimentichiamoci che il sindaco di Livorno Filippo Nogarin è indagato – e con tutta probabilità finirà a processo – per l’alluvione di Livorno del 2017.

Non può essere sempre responsabile l’entità “Stato” di situazioni che vengono gestite e coordinate a livello regionale, provinciale o locale. Perché altrimenti torneremmo al tempo degli antichi che si stracciavano le vesti davanti ai segni devastanti della natura. Possiamo migliorare il nostro territorio, possiamo proteggerci meglio, possiamo evitare la morte delle persone e la distruzione dei beni più cari. Delle persone precise, scelte dai cittadini, hanno il compito di proteggerci. Oneri e Onori: si dimostrino capaci di portare avanti il peso dei primi, per garantirsi la bellezza dei secondi.

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