Operatori sanitari e soccorritori in burnout: i sintomi, la strada per uscirne

Burnout, sintomi e via d’uscita di un fenomeno molto diffuso.  E infatti “Un operatore sanitario su tre mostra segni di burnout e uno su due soffre di sintomi di stress psico-fisico”.

 

A sostenerlo i risultati del Centro di Ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in collaborazione con la Società Italiana di Management e Leadership in Medicina (SIMM) e con il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.), nell’ambito del progetto “C.O.P.E.” (Covid19-related Outcomes of health Professionals during the Epidemic), nelle prime quattro settimane dell’emergenza sanitaria in Italia.

COS’E’ IL BURNOUT?

Il burnout è una sindrome che colpisce gli operatori delle professioni di aiuto, quindi anche i medici, gli infermieri e i soccorritori sanitari volontari e non.

Tra questi, gli operatori più a rischio sono quelli dell’emergenza/urgenza.

Anche il personale sanitario di altri reparti, ad esempio dei laboratori di analisi, o dell’oncologia, in particolare dell’oncologia pediatrica, subisce stress e burnout in misura analoga.

Il termine burnout (in italiano: bruciato), e cioè il disamoramento per il proprio lavoro e il cinismo nei rapporti interpersonali di natura professionale.

Il cinismo, il disamoramento e la perdita di motivazione come esito di uno stato perdurante di stress sono l’equivalente della depressione come reazione finale a uno stato di ansia che perdura senza soluzione di continuità (R. Anchisi, M. Gambotto Dessy Il burnout del personale sanitario).

BURNOUT, CENNI STORICI

Il termine burnout è stato coniato da Freudenberger nel 1974 per descrivere un particolare tipo di stress da lavoro.

Freudenberger si servì di questo concetto come una metafora per descrivere un fenomeno che aveva osservato tra i volontari con cui stava lavorando.

Questi volontari presentavano sintomi come esaurimento emozionale e perdita di motivazione e impegno.

In una rivista del 1976 Maslach definisce il burnout come “una sindrome da esaurimento emotivo, da spersonalizzazione e riduzione delle capacità personali che può presentarsi in soggetti che per professione si occupano della gente.

Una reazione alla tensione emotiva cronica creata dal contatto continuo con altri esseri umani, in particolare quando questi hanno problemi o motivi di sofferenza”.

Edelwich e Brodsky nel 1980, definiscono il burnout come una progressiva perdita di idealismo, energia e obiettivi nei confronti del lavoro, vissuta dagli operatori sanitari e sociali come risultato delle condizioni in cui lavorano.

I due studiosi proposero un modello di sviluppo del burnout in quattro fasi:

Fase dell’entusiasmo: dovuta ad un eccessivo ottimismo che guida la volontà di intraprendere una specifica professione di aiuto;

Fase della stagnazione: in cui l’operatore, sottoposto a carichi di lavoro e a stress eccessivi, incomincia a rendersi conto che le sue aspettative non coincidono con la realtà lavorativa.

I sentimenti che si incominciano a provare prevalentemente in questa fase sono quelli di stallo e di noia, inoltre l’entusiasmo, l’interesse e il senso di gratificazione legati alla professione incominciano a diminuire;

Fase della frustrazione: in cui l’operatore, ormai affetto da burnout, incomincia ad avvertire sentimenti di inutilità, di inadeguatezza e di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato e poco apprezzato.

Spesso tende a mettere in atto comportamenti di fuga dal contesto lavorativo ed eventualmente atteggiamenti aggressivi nei confronti degli utenti o verso sé stesso;

Fase dell’apatia: in cui l’interesse e la passione verso il proprio lavoro si spengono completamente e all’empatia subentrano l’indifferenza, si giunge ad una condizione di disimpegno affettivo, fino alla vera e propria “morte professionale”.

I SINTOMI DEL BURNOUT

 

Il burnout è un insieme di manifestazioni comportamentali e psico-fisiche:

  • Affaticamento e stanchezza cronica
  • Esaurimento emotivo
  • Sensazione di svuotamento a causa del lavoro
  • Depersonalizzazione
  • Atteggiamento di allontanamento e di rifiuto, nei confronti del datore di lavoro
  • Senso di inadeguatezza
  • Perdita di autostima
  • Irrequietezza
  • Apatia
  • Nervosismo
  • Insonnia
  • Tachicardia
  • Cefalea
  • Nausea
  • Ansia sociale
  • Sensazione di fallimento
  • Senso di colpa
  • Rabbia
  • Pessimismo
  • Paranoia
  • Aggressività
  • Irritabilità
  • Frustrazione
  • Frequenti assenze per malattia
  • Mancanza di concentrazione
  • Isolamento
  • Difficoltà nelle relazioni
  • Resistenza al cambiamento

Non mancano, inoltre, le complicazioni legate alla sindrome da burnout, come l’abuso di alcol o di farmaci.

Le cause:

  • Condizioni dell’ambiente di lavoro
  • Tipo di lavoro
  • Stress da lavoro
  • Sovraccarico di lavoro
  • Richieste eccessive al lavoro

La prevenzione:

Ascolta i segnali del corpo: dopo mesi di stress cronico, il tuo corpo sarà inondato da dosi massicce di adrenalina e cortisolo che sopprimeranno le tue difese immunitarie, facendoti rimanere a corto di energie.

Il corpo non mente.

Necessario è dormire a sufficienza, per recuperare e avere energie a sufficienza durante la giornata.

Avere uno stile di vita equilibrato rispetto a ritmi, nutrizione e fare regolarmente esercizio fisico.

Definire le priorità e i confini, così da focalizzare le risorse ed energie verso le attività che ci portano maggior riscontro.

Stabilire limiti chiari rispetto agli orari di lavoro, che costituiscono i confini del tuo benessere e della tua vita privata;

Avere una vita sociale di qualità, per staccare la spina e condividere, per evitare di sentirti sopraffatto.

È importante riconoscere le emozioni che ci ostacolano nelle relazioni o che creano conflitti che portano stress.

Bisogna comunicarle e condividerle con le persone a noi vicine e care.

Se tutto ciò risulta difficile è opportuno chiedere un supporto professionale a un counselor sanitario per imparare a gestire lo stress sviluppando nuove competenze.

Un esempio concreto potrebbe essere quello di lavorare sulla propria assertività.

Il benessere dell’infermiere e dell’operatore sociosanitario costituisce un prerequisito fondamentale e irrinunciabile per una buona relazione d’aiuto.

Autrice dell’articolo: Dott.ssa Letizia Ciabattoni

PER APPROFONDIRE:

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AGGRESSIONI A SOCCORRITORI ED OPERATORI SANITARI: TRE ARTICOLI DA LEGGERE

EMERGENZA – COVID-19: RISCHIO BURNOUT PER SETTE OPERATORI SU DIECI

FONTI:

STUDI E ANALISI DI QUOTIDIANOSANITA’

MEDICAL SYSTEMS PDF SU STRESS E BURN-OUT

RIVISTA SCIENTIFICA IN-PSYCOLOGY

SITO OPERATORESOCIOSANITARIO.NET

MODULO 6 DELL’ AUSL DI FERRARA

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