L’infettivologo: “delirio primo sintomo Covid nel 20% dei ricoverati”

Pazienti Covid, per molti il delirio è l’unico sintomo della malattia al momento del ricovero in ospedale. Il delirio è, insomma, “il grande sommerso” del Covid19

Il sintomo è particolarmente accentuato negli ultra 65enni, e questo dato è noto ai clinici fin dagli esordi dell’epidemia.

Delirio Covid, uno studio ruppe il silenzio su un sintomo che colpisce soprattutto gli ultrasessantacinquenni

Eravamo in piena fase 1 quando il Journal of the British Geriatrics Society pubblicò uno studio analizzando 800 over 65, di cui 322 ricoverate in ospedale.

“Medici e assistenti – asseriva quello studio nelle proprie conclusioni – dovrebbero prestare attenzione a eventuali cambiamenti nello stato mentale nelle persone anziane, monitorando atteggiamenti confusionari o deliranti, dato che questi potrebbero essere sintomi di COVID-19.

Raccomandiamo le norme igieniche come il lavaggio frequente delle mani, l’uso di dispositivi di protezione individuale e una corretta igienizzazione delle superfici”.

Ed effettivamente il tempo ha confermato quel quadro: negli anziani ospedalizzati e nei pazienti più giovani provenienti dalle rianimazioni il “delirio” è stato il grande sommerso del Covid-19.

“Alcuni studi hanno dimostrato che per 1 paziente su 5 ricoverato in ospedale la confusione mentale è l’unico sintomo iniziale della malattia“.

A parlarne è Nicola Palladino, infettivologo, dirigente medico Pediatria al presidio ospedaliero di Gubbio – Gualdo Tadino (Branca), impegnato al Covid hospital di Pantalla.

Sulla morte in solitudine, poi, “una nuova ricerca svedese mostra che al momento del decesso solo un quarto dei pazienti era in compagnia di un parente.

In Italia, al momento del trapasso, non era invece mai presente un parente, e spesso nemmeno il personale sanitario. Un aspetto da considerare per il futuro”, conclude.

Per approfondire:

Sindrome post terapia intensiva (PICS) e PTSD nei pazienti COVID-19: una nuova battaglia è iniziata

COVID-19, tra le sue conseguenze anche la perdita di memoria? Dal Michigan un interessante studio

Fonte dell’articolo:

Agenzia Dire

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